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Triste realtà

Aborto, l’Italia non fa eccezione. I dati che ad Avvenire sfuggono

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Un articolo di Avvenire indica l’Italia come un’eccezione rispetto ad altri Paesi europei, in quanto gli aborti ufficiali diminuiscono. Ma in questo calo gioca un ruolo importante la crescita esponenziale della “contraccezione d’emergenza” e, quindi, dei cripto-aborti.

- Un cuore che batte, ultimi giorni per firmare, di Tommaso Scandroglio

Vita e bioetica 31_10_2023

In un breve articolo pubblicato da Avvenire giovedì 19 ottobre, Francesco Ognibene ha commentato i dati relativi agli aborti legali in Italia nel 2021, comparandoli con quelli di altri Paesi europei. I dati ufficiali mostrano un calo nel nostro Paese che viene contrapposto ai valori assoluti in crescita di Francia, Spagna, Portogallo e Inghilterra. Ognibene ne deduce una «eccezione italiana che, malgrado ogni pressione in senso contrario, continua a considerare l’aborto l’extrema ratio là dove per altre culture è routine, se non diritto: un contraccettivo come un altro». Ci sono ottimi motivi, purtroppo, per pensare che Ognibene sia troppo ottimista.

Le «analisi accurate» dei dati relativi all’Italia auspicate da Ognibene, in realtà, non mancano. L’Osservatorio Permanente sull’Aborto (osservatorioaborto.it), nel suo secondo Rapporto, ha analizzato i dati fino al 2020. La tendenza del 2021 non è infatti una novità, considerato che gli aborti ufficiali diminuiscono in Italia ormai da molti anni. Tale diminuzione è innanzitutto conseguenza della diminuzione della popolazione femminile in età fertile. L’altro fattore che spiega il calo degli aborti “ufficiali” (rimane infatti un importante numero di aborti clandestini, che sempre più si stanno trasformando in aborti “fai da te” mediante farmaci) è la diffusione di tutte le forme di contraccezione, molte delle quali hanno anche un effetto abortivo. Sicuramente possono averlo le pillole “del giorno dopo” e “dei cinque giorni dopo”, la cosiddetta contraccezione di emergenza, come ha recentemente mostrato, letteratura scientifica alla mano, il professor Giuseppe Noia in un suo contributo che si può liberamente scaricare dal sito dell’Osservatorio. La crescita esponenziale della vendita di confezioni di Norlevo e di EllaOne (in totale, oltre 600.000 confezioni nel 2021) – oggetto di una vasta liberalizzazione che nel caso di EllaOne ha eliminato l’obbligo di ricetta medica anche per le minorenni – spiega ampiamente il calo degli aborti ufficiali (dati dalla somma di quelli chirurgici e mediante pillola abortiva) con l’aumento di precocissimi aborti farmacologici, anche ipotizzando un tasso di abortività di queste pillole estremamente prudenziale.

In Italia l’aborto è sì una “extrema ratio” ma non nel senso di cui parla Ognibene. Anche in Italia, purtroppo, è diventato “un contraccettivo come un altro”: quando tutte le altre forme di contraccezione, più o meno abortive, hanno fallito si ricorre all’aborto legale, contro la stessa lettera della Legge 194 (articolo 1). È quanto onestamente ammette l’Istituto Superiore di Sanità nel suo sito web, usando la stessa espressione latina (sia pure italianizzandone l’aggettivo): «… nella maggioranza dei casi una estrema ratio, in seguito al fallimento dei metodi impiegati per evitare la gravidanza». E il progressivo spostamento dell’aborto legale dalle procedure chirurgiche a quelle chimiche (con le loro maggiori complicazioni), dalla sala operatoria al domicilio privato della donna, sfuma ulteriormente il confine tra contraccezione e aborto.

Tanti sono i motivi di questa progressiva banalizzazione, di questa privatizzazione dell’aborto, ma certo la causa prima è la Legge 194. Che oltre ad aumentare il numero totale di aborti volontari in Italia (clandestini più legali), ha educato e ancora oggi educa il senso comune al diritto degli adulti di disporre come si vuole di qualsiasi gravidanza che si teme o si conosce già iniziata, ad ogni costo. L’Italia è tristemente in linea con i Paesi europei citati da Ognibene e il suo malinconico trend demografico è lì a dimostrarlo. Se proprio si volessero cercare eccezioni nel panorama europeo si dovrebbe guardare a Paesi come Polonia e Ungheria, dove le politiche hanno cominciato, sia pure timidamente, a scoraggiare l’aborto legale e a sostenere la natalità. Ottenendo risultati in controtendenza su entrambi i fronti.

Che in una minoranza di italiani sia ancora presente una “cultura della vita” è fortunatamente vero. Questo purtroppo non spiega, se non marginalmente, il calo degli aborti registrati dalle statistiche ma rappresenta un elemento di speranza: la battaglia per riconoscere il diritto alla vita dei bambini è ancora in corso. A Modena, per la prima volta in Italia, si stanno svolgendo i “40 Giorni per la Vita”. In tutto il Paese si stanno raccogliendo le firme per presentare in Parlamento la proposta di legge “Un cuore che batte”, con l’obiettivo di mettere nuovamente al centro del dibattito sull’aborto il bambino. E il lavoro silenzioso dei volontari dei centri di aiuto alla vita (Cav) continua a salvare bambini. Anche senza cascare nella trappola delle illusioni statistiche, si può comunque sperare in una vera inversione di tendenza. Purché non ci illudiamo di ottenerla senza combattere fino alla sua completa abrogazione la Legge 194, una legge che Giorgio La Pira definì, con ponderata precisione, «integralmente iniqua».

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L'autore di questo articolo è presidente dell'Osservatorio Permanente sull'Aborto



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