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terra santa

A Gerusalemme la guerra incombe anche sulla Pasqua

Cancellata la processione della Domenica delle Palme, rinviata la Messa crismale. «È una ferita che si aggiunge a tante altre inferte dal conflitto», scrive il patriarca Pizzaballa. Sabato 28 il Rosario per la pace.

Borgo Pio 24_03_2026
(AP Photo/Mahmoud Illean) associated Press / LaPresse

A Gerusalemme la guerra incombe anche sui riti pasquali. «Se abbiamo potuto pregare e prepararci personalmente, abbiamo sentito la mancanza del cammino comunitario verso la Pasqua», ha scritto il cardinale Pierbattista Pizzaballa, «ora ci troviamo a interrogarci sulle celebrazioni della Settimana Santa, cuore pulsante della nostra fede, a Gerusalemme e presso il Santo Sepolcro», che il Patriarcato di Gerusalemme sta valutando «in costante dialogo con le autorità competenti, insieme alle altre Chiese cristiane».

Le indicazioni per ora chiare, in una situazione in continua evoluzione, sono due: «La tradizionale processione della Domenica delle Palme, che dal Monte degli Ulivi sale a Gerusalemme, è cancellata. Sarà sostituita da un momento di preghiera per la città di Gerusalemme, in un luogo da definire». Inoltre «la Messa crismale è rinviata a data da destinarsi, non appena la situazione lo consentirà, possibilmente entro il tempo pasquale. Il Dicastero per il Culto Divino ha già concesso il necessario assenso». In ogni caso, assicura il patriarca, «parroci e sacerdoti, nelle forme e con le modalità possibili, faranno il possibile per favorire la preghiera e la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni pasquali».

Sarà quindi una Pasqua con restrizioni proprio nei luoghi stessi della morte e risurrezione di Cristo. «È una ferita che si aggiunge a tante altre inferte dal conflitto. Ma non dobbiamo lasciarci scoraggiare. Se non possiamo riunirci come vorremmo, non rinunciamo alla preghiera», prosegue Pizzaballa, invitando a «supplire a queste limitazioni con momenti di preghiera in famiglia e nelle nostre comunità religiose» e «mantenere viva la tensione spirituale». Come segno di unione almeno spirituale sabato 28 ci si unirà nella preghiera del Rosario per la pace, pur rimanendo ciascuno nei propri luoghi, «certi che la nostra preghiera, anche se fisicamente distanti, è capace di attingere alla forza dell’amore di Dio» e che «nessuna oscurità, nemmeno quella della guerra, può avere l’ultima parola» di fronte al sepolcro vuoto di Cristo.