• IL FESTIVAL PER BAMBINI A BOLOGNA

Uscire da guscio, entrare nel porno e nella prostituzione

Scoppia la polemica politica sul corso rivolto ai bambini 6-10 anni. E nel Bolognese c'è tra i relatori anche l'autrice di un libro che difende la scelta della prostituzione. Niente male per un progetto che dovrebbe educare i minori al rispetto delle diversità...

Uscire dal guscio entrare nel gender verrebbe da dire leggendo il programma e i partner del festival di letterature per l’infanzia che si è aperto ieri nei comuni dell’Unione Reno galliera della bassa bolognese, Castel Maggiore, Pieve di Cento, San Pietro in Casale. L’Iniziativa continua ad alimentare polemiche dopo che nei giorni scorsi alcuni organi di stampa e la Nuova BQ avevano segnalato l’impronta ideologica di un evento che ha l’obiettivo dichiarato di “offrire letture e immaginari divergenti…con particolare attenzione alle diversità, al superamento degli stereotipi di genere (…) che, nel complesso, ostacolano la piena affermazione dei diritti delle bambine e dei bambini a una libera e consapevole costruzione delle proprie identità”. Molto scalpore aveva poi suscitato il fatto che dal sito di “Usciere dal guscio” era possibile arrivare in solo quattro clic a del materiale multimediale pornografico. 

Nella home page del progetto che, ricordiamo, è rivolto a bambini delle elementari (6 – 10 anni) è infatti presente il link all’area “Partner”, che a sua volta presenta collegamenti a tutte le organizzazioni che partecipano al programma del Festival. Queste appartengono tutte alla galassia lgbt e femminista. Troviamo infatti  l’Associazione famiglie arcobaleno, che riunisce i genitori omosessuali; il Centro di ascolto uomini maltrattanti, che si occupa della presa in carico di uomini autori di comportamenti violenti; e poi tutta una serie di sigle femministe, Falling book, Centro donne giustizia, Casa delle donne per non subire violenza e progetto Alice. Ebbene quest’ultima organizzazione nel suo sito propone una serie di link ai vari blog collegati, uno di questi è “Sexyshock” realtà che nasce nel 2001 come progetto femminista ma che attualmente è un sexy shoop in chiave femminile che ha sede a Bologna nello spazio di Betty&Books. Nella pagina Sexyshoch ci sono poi tutta una serie di approfondimenti su sadomasochismo, fetish e bondage che presentano il sesso più estremo come un forma di liberazione della donna, rivendicano persino diritto delle donne a “riappropriarsi” della pornografia.

Ovviamente, difronte a realtà così marcate ideologicamente molti famiglie si sono chieste per quale motivo fosse necessario far assurgere questi soggetti ad agenzie di formazione sul tema delle differenze e della lotta alle discriminazioni. 

Nel frattempo è scoppiata la polemica politica. Prima sono arrivate le interrogazioni dei alcuni esponenti locali della Lega Nord e Forza Italia, poi è apparsa la risposta del sindaci e un post sul web dei “Democratici per Pieve” che difendono l’iniziativa. Il gruppo consiliare di maggioranza che governa il comune emiliano presenta le letture che sabato saranno rivolte ai bambini "C’è qualcosa di più noioso che essere una principessa rosa” e "Ettore l'uomo straordinariamente forte", parlando di testi che combattono gli “stereotipi” come “ad esempio, che le donne vengano considerate maggiormente propense alla sfera emozionale e che esistano ruoli «per natura» femminili e maschili”. Insomma siamo alle solite, secondo i consiglieri Democratici alcune caratteristiche antropologiche, psichiche e fisiche dell’universo maschile e femminile non sono altro che “pregiudizi che creano ruoli sociali rigidi, difficili da scardinare, che portano a discriminare e a stigmatizzare chi non li rispetta. Da qui, spesso, il passo alla violenza è breve”. Quindi coloro che si riempiono la bocca con la parola diversità sono poi i primi a presentare sotto una veste conflittuale le diversità imputando ad esse le cause di ogni forma di prevaricazione. 

Inoltre nella nota postata sui social il gruppo di centro-sinistra snocciola gli obiettivi del Festival: educare i nostri ragazzi ad una cultura del rispetto dell’Altro e delle diversità, combattere gli stereotipi, contrastare il bullismo nelle scuole, prevenire una cultura maschilista dominante alla radice dei tanti episodi di violenza sulle donne a cui ancora oggi assistiamo. Ma perché tutto ciò debba essere fatto attraverso il contributo di associazioni che hanno una chiara impronta politica ed ideologica non e dato saperlo. Così come non viene spiegato perché bisogna appaltare l’educazione sentimentale dei ragazzi ad organizzazioni che rivendicano forme di sesso estremo, che prevedono la sottomissione del partner, e finanche il consumo di pornografia, malgrado ogni giorno escano ricerche che dimostrano i danni provocati da un consumo compulsivo di contenuti multimediali con sesso esplicito. 

Infine i Democratici spiegano che il programma del festival è stato diffuso nelle scuole “in quanto patrocinato dall’Unione Reno Galliera e riguardante tematiche di grande interesse per i bambini e le famiglie”. Una giustificazione dovuta al fatto che non poche insegnati si siano rifiutate di distribuire i volantini negli istituti del territorio, un conflitto che ha comportato non pochi imbarazzi ai dirigenti scolastici che in alcuni casi si sono sentiti costretti a richiamare le maestre. 

Ma per sciogliere ogni perplessità alcune docenti sono andate comunque ad seguire la giornata di formazione, con tanto di crediti per le insegnanti, organizzata ad inizio aprile a Castel Maggiore come apripista del Festival Uscire dal guscio rivolto ai bambini.

Il corso aveva per tema “Gli stereotipi. Quali sono?” ed era tenuto da Falling book una delle associazioni partner di tutta l’iniziativa. Secondo i resoconti riportati al Comitato art. 26 aderente al Family day fin da subito veniva presenta come uno stereotipo la stessa strutturazione binaria maschile-femminile. Concetto ripreso anche successivamente: “L’ostilità, l’intolleranza, i pregiudizi, lo stigma sociale che vede come vittime le persone omosessuali,  vengono generati da una società eteronormativa, cioè una società che ritiene l’eterosessualità essere la norma unica prevalente e dominante”. Ecco il problema di fondo: l’eterosessualità, la “cultura binaria e antropocentrica”, diventa dunque lo stereotipo da abbattere indicato al corpo degli insegnati. 

Si ha così la conferma che purtroppo la versione oggi sempre  più diffusa dei gender studies è  quella radicale che non mette al centro le condizioni reali delle donne e degli uomini nei diversi contesti sociali, ma quella che pone al centro l’ identità sessuale e secondo la quale la natura non conta ma vale solo il discorso sociale e la scelta individuale della propria identità  sessuale. Insomma lungi da essere un’ educazione alle differenze oggi si diffonde la cancellazione delle differenze; lungi dall’ essere una prevenzione delle discriminazioni, si sta diffondendo una forma violenta di discriminazione contro la concretezza del reale e contro il benessere degli stessi bambini. 

A seguire  nello stesso incontro è stato poi  fatto osservare che i bambini nella scuola d’infanzia, utilizzano gli spazi di gioco liberamente in maniera sessuata; cioè pochi maschi giocano con ferro da stiro e bambole, e poche femmine con le costruzioni. Ci chiediamo quante persone - ed insegnanti-  di buon senso se ne meraviglierebbero.

La conclusione che invece ne traggono gli organizzatori non è che effettivamente i bambini possano giocare con ciò che più piace loro (e a questo proposito ci sono diversi studi che dimostrano come questa differenza di interessi/attitudini sia già presente pochi mesi o addirittura pochi giorni dopo la nascita), ma che essi  siano sicuramente soggetti inconsapevoli di stereotipi. E allora ecco che la proposta rivolta ai docenti presenti è che “bisogna lavorare per compensazione di genere”.

A questo punto non si capisce più qual è la linea che separerebbe il lasciar liberi i bambini di esprimersi, dall’imporre loro giochi e/o situazioni  secondo le visioni ( non fondate e di parte) di pochi adulti, e che con la scusa di eliminare gli stereotipi si finisca in realtà per non tenere in considerazione gli  interessi e i bisogni reali dei bambini con tutto il rischio di  confondere la loro stessa identità nella delicatissima fase dello sviluppo.

Complessivamente l’impressione che si tratta da questo incontro è  quella di una forte ideologizzazione. “Noi in quanto militanti, docenti militanti proponiamo con forza questo tipo di visioni differenti, perchè dobbiamo cercare di non farci intimorire”, ha dovuto ascoltare in conclusione genitori e insegnati accorsi alla giornata di formazione. 

Fatto sta che proprio degli insegnanti delle scuole di uno dei Comuni che hanno promosso l’iniziativa - San Pietro in Casale -   hanno contattato il Comitato Articolo 26  perché  trovatisi in forte difficoltà nel diffondere tra gli  alunni gli inviti a partecipare agli incontri del Festival. 

Ad ogni modo il progetto si chiuderà sabato con gli spettacoli e le suddette letture di piazza a cui sono invitati a partecipare insegnati, genitori ed alunni. Oggi invece a San Pietro in Casale, presso la Biblioteca Mario Luzi, ci sarà la conferenza “Educare al genere: identità di genere, sessualità, valore della diversità”, con Giulia Selmi sociologa componente del Progetto Alice ed autrice del Libro "Sex work. Il farsi lavoro della sessualità", un volume che partendo dal principio dell’autodeterminazione rilegge la prostituzione anche come una possibile libera scelta della donna che decide liberamente. La prostituzione è dunque presentata come un lavoro che può offrire anche opportunità di indipendenza e soddisfazione. Visione quantomeno discutibile nell’ambito di un festival che, fra le altre cose, dovrebbe educare al rispetto e alla non violenza nei confronti della donna. 

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