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Ungheria, altro "colpo di mano" e la Ue si gira dall'altra parte

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Il Presidente della Repubblica Sulyok costretto a firmare l'emendamento della Costituzione che pone fine al suo stesso mandato. E intanto la nuova maggioranza prepara una nuova Costituzione a propria misura.

Esteri 20_07_2026
 Tamás Sulyok(LaPresse)

Il ‘colpo di mano’ è compiuto, la libera democrazia ungherese è discesa nella tirannide della maggioranza e nella legge della giungla, dopo sedici anni di assedio continuo e sistematico da parte delle istituzioni europee al governo democratico di Viktor Orban, da noi descritte su La Bussola più e più volte. Sabato 18 luglio con la firma al 17mo emendamento della Legge fondamentale ungherese (Costituzione), il Presidente della Repubblica Tamás Sulyok (nella foto LaPresse) ha posto fine al suo proprio mandato e proceduto all’entrata in vigore della più palese violazione delle regole democratiche e dello “Stato di diritto” di un Paese europeo.

In un intervento pubblicato sul sito della presidenza e su Facebook, il capo dello Stato ha descritto l'emendamento costituzionale che lo ha costretto alle dimissioni come senza precedenti e vergognoso, una «schiera di quelle soluzioni forzate e intricate che rimarranno per i posteri come gravi e vergognosi esempi storici di abuso di potere politico». Rifiutarsi di firmare l'emendamento sarebbe stato di per sé illegale, la «firma è il sigillo finale dei miei obblighi presidenziali e del mio pieno e incondizionato rispetto per l'istituzione della presidenza. È il segno che ho sempre rispettato la Legge fondamentale ungherese e non l'ho mai violata. Tuttavia… lo Stato di diritto, la democrazia e il principio della separazione dei poteri, sono stati calpestati per ragioni di potere».

Su tali osservazioni e preoccupazioni, la Commissione di Venezia (organo consultivo del Consiglio d'Europa in materia di Diritto costituzionale), incredibilmente ma in linea con il tratto politico della presidente Marta Cartabia, aveva comunicato il 13 luglio la decisione di «proseguire d’ora in poi, in sostituzione della procedura d’urgenza precedentemente indicata, con la procedura ordinaria l’esame delle questioni relative alla parte del progetto di emendamento n.17 della Costituzione fondamentale… nella prossima seduta plenaria, che si terrà in ottobre».

Dopo l’entrata in vigore del nuovo emendamento n.17 della Legge fondamentale e fino al momento della elezione del nuovo Presidente della Repubblica, il Presidente dell'Assemblea Nazionale, Ágnes Forsthoffer, ricoprirà la carica di presidente ad interim. Il diciassettesimo emendamento alla Legge Fondamentale, oltre a porre fine al mandato di Tamás Sulyok come Presidente della Repubblica, introduce anche altre norme: un limite di tempo di 12 anni (o tre mandati) per i mandati parlamentari (in futuro, chiunque abbia già ricoperto tale carica per almeno 12 anni, o sia stato eletto in Parlamento almeno tre volte, non potrà più candidarsi come deputato); un'età massima di 70 anni per i giudici costituzionali (in futuro, i 15 membri della Corte saranno eletti da una maggioranza di due terzi del Parlamento per un mandato di nove anni anziché dodici); la possibilità per i giudici di avviare la revoca dei presidenti della Kúria (Corte Suprema) e dell'Ufficio Nazionale della Magistratura (OBH); e prevede inoltre la creazione di un “Ufficio Nazionale per il Recupero e la Tutela dei Beni”, una sorta di ufficio speciale anticorruzione interna dotato di amplissimi poteri sanzionatori e investigativi, e anche la modifica di molte altre norme.

Il 13 luglio, il Parlamento aveva approvato l'emendamento con i soli 139 voti favorevoli della maggioranza, 6 contrari e nessuna astensione, mentre le opposizioni si erano rifiutate di partecipare al voto. Secondo il “preambolo” dell’emendamento 17, lo scopo della riforma è, paradossalmente, garantire fino all'entrata in vigore della nuova Costituzione, le condizioni istituzionali essenziali per il corretto funzionamento dello Stato e porre le basi per il ripristino della democrazia costituzionale.

Dobbiamo quindi leggere l’attuale “colpo di mano” come l’anticipo di una nuova Costituzione ungherese che l'attuale maggioranza vuole riscriversi ‘su misura’, secondo la propria interpretazione di sovranità popolare, di separazione dei poteri, di Stato di diritto e della tutela dei diritti fondamentali.

La firma dell'Emendamento 17 da parte del Presidente Tamás Sulyok coincide con una grave fase di “sbandamento” della dirigenza di Fidesz, con il riconfermato presidente del partito Viktor Orban che si trova in questi giorni negli USA per le semifinali e finali del campionato del mondo e forse si incontrerà con Donald Trump; il suo giovane delfino ed ex ministro Gergely Gulyas che si è dimesso da capogruppo parlamentare del partito Fidesz; l’ex ministro degli Affari esteri e del Commercio Péter Szijjártó che ha rassegnato le dimissioni dal suo mandato parlamentare per entrare a far parte della dirigenza internazionale del produttore cinese di veicoli elettrici BYD. 
L'ex deputata di Fidesz e commissaria per l’industria spaziale Orsolya Ferencz ha invece annunciato la nascita di una «forte comunità politica» basata su «moralità, stato di diritto, lavoro e conoscenza», forse l’idea di una nuova formazione politica che si possa estendere oltre Fidesz e Tisza, condivisa anche dall’ex Commissario europeo ed ex ministro Tibor Navracsics. Orban tornerà certamente a Budapest per l’elezione del nuovo capogruppo di Fidesz domani 21 luglio: dovrebbe essere eletto l’ex ministro per gli Affari Europei János Bóka, per rilanciare l'iniziativa del partito che, nato nel 1988 e dopo aver traghettato il Paese dal regime comunista alla democrazia, ora deve saper affrontare l’autoritarismo democratico interno e il neo centralismo europeo con unità, determinazione e sangue freddo.



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