Un lessico teoretico per leggere Tommaso con... Tommaso
La Somma teologica spiegata dal suo stesso autore: è il principio-guida del lavoro decennale di una équipe di studiosi. Per bocca del Dottore Angelico, di cui oggi ricorre la memoria liturgica, risplende la philosophia perennis e con essa la luce della verità.
Spiegare Tommaso attraverso Tommaso. È questo l’obiettivo umile e nel contempo ambizioso del Lessico teoretico della Somma di Teologia di Tommaso d’Aquino (Città Nuova 2025, 2 voll.) curato dal professor Fernando Fiorentino, autore anche di un corposo saggio introduttivo sui Fondamenti di ermeneutica aristotelico-tomistica. Tale Lessico, che consta di oltre 2000 pagine e 455 voci, è il frutto di dieci anni di lavoro di un’équipe di dieci studiosi e cultori del pensiero dell’Aquinate (compreso il sottoscritto) coadiuvata dal professor Fernando Fiorentino – docente emerito di Filosofia Teoretica dell’Università del Salento e già curatore di una nuova traduzione della Somma di Teologia in cinque pregevoli volumi – che ha ricercato tutti i luoghi della Summa in cui ricorre una determinata voce, ne ha fatto delle schede che ha poi raccolte e messe in relazione al fine di comporre un discorso organico su ciò che a quella voce doveva corrispondere nella mente del Dottore Angelico.
Più che dare il primato all’interprete - come purtroppo fa l’ermeneutica contemporanea per la quale chi legge un testo in fondo legge se stesso - il metodo elaborato da Fiorentino tende al contrario a un’ermeneutica oggettività. Un’impresa tutt’altro che semplice, se si pensa al circolo gadameriano tra verità e metodo, tra soggetto interpretante e oggetto interpretato, che costituisce ancora il paradigma dominante nell’approccio a qualsiasi testo.
Di qui si è profuso ogni sforzo intellettuale per liberare Tommaso dalle incrostazioni delle scuole tomistiche e comprenderne il testo per ciò che esso intende effettivamente comunicare, al fine di restituire al lettore fedelmente il pensiero dell’Aquinate attraverso le sue stesse parole, anziché spingersi a attribuirgli significati extraermeneutici secondo precomprensioni e idee proprie. D’altra parte se, come riconosce San Tommaso, la verità è adequatio tra intellectus e res, se cioè autore e lettore condividono il medesimo logos, non possono non intendersi rispetto al contenuto comunicato del quale entrambi sono invitati a partecipare ciascuno col proprio intelletto.
Secondo la gnoseologia dell’Angelico Dottore, la verità è nelle cose e l’intelletto dell’uomo la riceve, lasciandosene misurare. Per cui quando l’uomo conosce, attraverso l’esperienza sensibile del mondo, il ciò che è di ciascuna cosa (ossia la sua natura) in cui risiede la sua verità e poi se ne fa un concetto, conosce al tempo stesso, tramite quel concetto, l’essenza della cosa che all’origine esisteva intelligibilmente e invisibilmente nel Verbo di Dio e che con l’atto creativo si è incarnata, celandosi sotto forme corporee, nelle quali può essere vista solo con gli occhi dell’intelletto. In questo modo, attraverso la lettura del grande libro della natura, l’idea di ogni cosa che all’origine esisteva nel Verbo di Dio, si riproduce identica nella mente di chi legge il mondo, tramite l’attività dell’intelletto agente, il quale astrae dalle cose la loro forma o natura.
Come l’intelletto di chi conosce le cose diventa le forme delle cose, nelle quali Dio ha fatto incarnare le idee che aveva di esse prima di crearle, allo stesso modo l’intelletto di chi legge un libro diventa i significati delle voci, che di esse aveva dentro di sé l’autore sotto forma di idee prima di scrivere e nelle quali le ha fatte incarnare all’atto della scrittura. Di qui ogni lettore che desideri conoscere il concetto espresso dall’autore nella sua autenticità deve assecondare un metodo preciso per ricostruirlo, per non lasciarsi fuorviare nell’interpretazione da precomprensioni e pregiudizi. Perciò, prima di accingersi a leggere un libro, per dovere nei confronti dell’autore, bisogna evitare in primo luogo che, stimolata dal suono della voce, la memoria liberi tutto ciò che si è collegato a quel suono nelle nostre esperienze passate; in secondo luogo, occorre ricostruirne il lessico, per lo meno limitato alle sue parole più significative (le cosiddette parole chiave), per sapere quale contenuto noetico corrisponda nella sua mente a ognuna di tali parole.
D’altra parte, per dirla parafrasando Fiorentino lettore di Tommaso, entrando nella mente attraverso l’intelletto, le cose da materiali diventano immateriali, da sensibili sovrasensibili, da esistenze attuali esistenze possibili e si depositano nella memoria. È questo cambiamento di status che rende necessario il linguaggio. Chi infatti vuol comunicare agli altri ciò che ha dentro di sé modifica nuovamente lo status delle forme delle cose, secondo il percorso inverso e, per farlo, ha bisogno di sostituti convenzionali delle cose, quali sono le parole, per mezzo delle quali, ritraduce le cose con il trasferirle dallo stato sovrasensibile, in cui si trovavano nella sua interiorità, a uno stato sensibile e materiale, quando fuoriescono dalla bocca sotto forma di suoni convenzionali o dalla penna sotto forma di segni grafici.
Alla luce di tale processo e mediante una ricognizione attenta e scrupolosa delle occorrenze di un lemma, ciascun studioso si è così premurato di ricostruire l’universo semantico di Tommaso, lasciando la parola esclusivamente all’Aquinate, affinché la sua philosophia perennis rispenda nella luce della verità sempre attuale perché fedele alla realtà del creato e del Creatore. Insomma, come osserva acutamente il professor Fiorentino, «l’espressione evangelica “La verità vi farà liberi” ha il suo fondamento nella dottrina tommasiana dell’adaequatio, l’adeguarsi del pensiero all’essere delle cose, dottrina che è anche il fondamento dell’ermeneutica oggettiva».
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