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ABORTO

UE, la decisione a due facce su My Voice My Choice

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La Commissione Europea ha bocciato la proposta di istituire un fondo europeo per finanziare l’aborto transfrontaliero all’interno dei Paesi dell’UE. Ma allo stesso tempo ha stabilito che gli Stati membri possono usare, per l’“aborto sicuro”, i soldi del già esistente FSE+.

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Vita e bioetica 28_02_2026

Giovedì 26 febbraio, la Commissione Europea ha bocciato almeno in parte l’iniziativa My Voice My Choice con la quale si chiedeva l'istituzione di un fondo europeo per finanziare il turismo abortivo di donne in un altro Paese dell’UE dalla normativa più liberale rispetto a quello di provenienza. Allo stesso tempo, la Commissione ha deciso che gli Stati membri possono utilizzare il Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+), già esistente. Un’apertura politica, quest’ultima, che maschera la bocciatura dell’iniziativa di multinazionali dell’aborto e Ong da esse finanziate, sostenuta apertamente da liberali, verdi, socialisti, spezzoni di popolari (scandinavi e dei Paesi Bassi) e tutte le sinistre. Tuttavia, e qui sta il punto grave, la Commissione sostiene che «l’aborto non sicuro è materia di sanità pubblica. Può portare a varie forme di danno fisico (incluse la morte o la sterilità) e grave stress mentale». Da qui, il benestare all’uso del Fondo Sociale Europeo Plus, il cui obiettivo è la promozione delle condizioni sociali e sanitarie della popolazione. 

L’iniziativa My Voice My Choice, fondata su una campagna di raccolta firme tra i cittadini europei, chiedeva la creazione di un nuovo strumento finanziato dall'UE per assistere e sostenere le spese delle donne che cercano di abortire all'estero a causa delle politiche restrittive in vigore nel proprio Paese. La proposta mirava cioè a migliorare l'accesso al cosiddetto “aborto sicuro”, in particolare attraverso la creazione di un fondo volontario che consentisse ai Paesi dell'UE di aiutare le donne a recarsi all'estero a uccidere il proprio figlio tramite l'aborto, qualora tale crimine non fosse appunto garantito o “sicuro” nel Paese d'origine della donna.

La sconfitta dell'iniziativa fa male agli abortisti perché tutto era pronto per la festa. Lunedì 23 febbraio, l'organizzazione My Voice My Choice aveva lanciato una campagna last minute, invitando le persone a scrivere alla Commissione per incoraggiarla a rispondere favorevolmente all'iniziativa. Il 25 febbraio, la commissaria Hadja Lahbib, responsabile per le pari opportunità dell'UE, aveva dichiarato a Euractiv di essere «molto fiduciosa» che la Commissione potesse rispondere positivamente a My Voice My Choice. L'intervista era stata preceduta dalla lettera di 105 eurodeputati dei gruppi S&D, Renew, Verdi, La Sinistra e PPE alla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, in cui si minacciavano rappresaglie parlamentari e legali se ci fosse stato un rifiuto dell'iniziativa. Tra gli italiani firmatari: Carolina Morace (Sinistra), Benedetta Scuderi e Cristina Guarda (Verdi), Alessandro Zan, Pina Picierno, Annalisa Corrado, Alessandra Moretti, Georgia Tramacere e Cecilia Strada (Socialisti) e il liberale macroniano Sandro Gozi (Renew Europe). Tutto come da copione. 

In ragione anche delle competenze nazionali, la Commissione non ha accettato la proposta dei promotori dell’iniziativa per il sostegno economico al turismo abortivo tra i Paesi europei. In risposta alla parziale sconfitta e bocciatura dell’iniziativa, la coordinatrice della campagna Nika Kovac – dopo aver ricevuto i ringraziamenti pubblici di due commissarie, la socialista e vicepresidente esecutiva Roxana Mînzatu e la già citata Hadja Lahbib – ha affermato che «per la prima volta, la Commissione conferma inequivocabilmente che i fondi dell'UE possono essere utilizzati per garantire l'accesso a cure per l'aborto sicuro, in particolare per le donne in situazioni vulnerabili, indipendentemente dalla loro provenienza in Europa». 

La narrativa che vede gli abortisti soddisfatti, raccontata e promossa dai media della sinistra liberal di tutta Europa, è però falsa e nasconde lo sconcerto per una sconfitta che interrompe una tendenza folle delle istituzioni europee verso la piena legalizzazione dell’omicidio dell’innocente nel grembo materno. Infatti, anche se la decisione della Commissione – nella parte in cui strizza l’occhio agli abortisti – è stata giustamente criticata da molti, non si deve dimenticare che il Fondo Sociale Europeo Plus è utilizzato e gestito attraverso una gestione condivisa tra la Commissione Europea e i singoli Stati membri (e le loro regioni), ma la responsabilità diretta dell'attuazione, della selezione dei progetti e dell'erogazione dei fondi spetta principalmente ai singoli Stati membri. Dunque gli Stati membri proseguiranno a destinare e selezione i progetti che vorranno finanziare senza alcun obbligo di dover sostenere l’aborto né il turismo abortivo.

Lo stop della Commissione segna un freno non solo alle promesse e all’impegno di Emmanuel Macron del gennaio 2022 (il presidente francese aveva detto di volere «il diritto all’aborto» nella Carta dei diritti fondamentali dell’UE) ma anche dei liberali europei e dei socialisti. Pone un freno anche alle folli decisioni del Parlamento Europeo che, l’11 aprile 2024, aveva chiesto di includere il diritto all'aborto («Ogni persona ha diritto a una decisione autonoma sul proprio corpo e al libero accesso a un aborto sicuro e legale») nell’articolo 3 della Carta dei diritti fondamentali dell'UE.



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