Trump-Petro, intesa contro il “campo largo” del narcotraffico
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Nell’incontro con il numero uno della Casa Bianca, il presidente della Colombia ha parlato del Nuovo Consiglio del Narcotraffico, una rete criminale priva di un capo unico, con connessioni in Europa, Medio Oriente, Oceania e Sud America. Ecco come funziona.
Martedì 3 febbraio il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e l’omologo colombiano Gustavo Petro si sono incontrati a Washington. Trump ha definito il colloquio «molto positivo» e ha affermato di aver trovato un terreno comune con Petro nella lotta al narcotraffico. Nel corso dell’incontro il presidente colombiano ha consegnato a Trump una lista dei principali narcotrafficanti colombiani residenti all’estero, indicando città come Dubai, Madrid e Miami come luoghi di residenza dei vertici delle organizzazioni criminali. Secondo il presidente colombiano i boss non operano più dal territorio nazionale ma coordinano traffici, finanza e alleanze da hub internazionali. E ha parlato della Nueva Junta del Narcotráfico (NJN), il Nuovo Consiglio del Narcotraffico. Ma cosa è?
Le organizzazioni criminali contemporanee non si fondano più su strutture chiuse e verticali, ma su un “campo largo” transnazionale che integra produzione, logistica, finanza e coperture legali. Un sistema articolato capace di operare su scala globale. In questo quadro si inserisce la NJN, individuata da un documento della Direzione Nazionale dell’Intelligence colombiana come una rete criminale orizzontale e decentralizzata, priva di un capo unico, in grado di coordinare traffico di droga, riciclaggio e alleanze tra gruppi diversi. Il modello rompe con i cartelli tradizionali: al posto di una gerarchia rigida, la NJN funziona come un sistema modulare, in cui ogni cellula mantiene autonomia operativa ma condivide rotte, contatti finanziari, accesso alle armi e capacità logistiche.
Questa architettura garantisce resilienza. Arresti e sequestri non producono il collasso della rete, che è in grado di rigenerarsi rapidamente. Settori dell’economia legale come agricoltura, trasporti, sicurezza privata, mercato immobiliare e club sportivi vengono utilizzati come schermi per occultare flussi finanziari illeciti e facilitare il riciclaggio. La struttura prende forma tra il 2017 e il 2019, in coincidenza con il rientro di narcotrafficanti precedentemente estradati e con una riorganizzazione profonda di ruoli e alleanze. Questo processo è accompagnato da una serie di omicidi mirati. Da quel momento la rete consolida connessioni in Europa, Medio Oriente, Oceania e Sud America, replicando schemi logistici e finanziari in Paesi caratterizzati da normative flessibili, cooperazione giudiziaria limitata e sistemi fiscali favorevoli. In tali contesti l’accesso a residenze o cittadinanze tramite investimenti immobiliari diventa uno strumento di protezione patrimoniale e giudiziaria. Secondo l’intelligence colombiana diversi leader della NJN avrebbero acquisito cittadinanze, in particolare turca ed emiratina, per ridurre il rischio di estradizione e garantire continuità alle attività.
La NJN riunisce capi storici del narcotraffico colombiano, soggetti recidivi, reti legate al commercio degli smeraldi – tradizionalmente impiegato per il riciclaggio – settori dell’allevamento e nuove generazioni di criminali, inclusi attori stranieri. Pur in assenza di una direzione centrale, la condivisione di infrastrutture, conoscenze e canali crea un effetto di sistema. La strategia prevede una separazione netta tra gestione operativa e finanziaria, affidata a hub internazionali. Dubai emerge come snodo centrale per il coordinamento remoto e il riciclaggio, grazie a un contesto normativo favorevole e a un’elevata opacità finanziaria. L’Ecuador assume un ruolo cruciale come piattaforma logistica: il 70% della droga che arriva nel Vecchio Continente transita attraverso porti ecuadoregni e nel 2025 il Paese ha registrato 52 omicidi ogni 100.000 abitanti, circa uno all’ora. Ecco perché il presidente Daniel Noboa ha annunciato investimenti per 230 milioni di dollari in equipaggiamenti e tecnologie militari per contrastare la criminalità organizzata e ha inaugurato il Centro di fusione di intelligence ecuadoriano-europeo, una piattaforma interistituzionale progettata per rafforzare la lotta al narcotraffico e alla criminalità organizzata transnazionale, in particolare nell’area portuale e marittima del Golfo di Guayaquil, diventato uno snodo di uscita della cocaina verso Europa e Asia, attraverso la collaborazione tra la NJN e gruppi locali che controllano infrastrutture portuali, rotte interne e spedizioni marittime. Questa integrazione ha contribuito all’aumento della violenza e all’infiltrazione dei proventi illeciti nell’economia legale, accompagnata dall’uso sistematico delle criptovalute per frammentare e occultare i flussi finanziari.
L’obiettivo della NJN non si limita al controllo della produzione, ma riguarda l’intera filiera globale, dalla materia prima al riciclaggio finale. Le alleanze con mafie europee, in particolare ’ndrangheta e clan albanesi, garantiscono domanda stabile, canali di riciclaggio e accesso a centri finanziari internazionali. Tra gennaio e agosto 2025 le autorità colombiane hanno arrestato almeno venti narcotrafficanti stranieri legati a questa rete. Dubai avrebbe a lungo funzionato come centro di coordinamento a distanza per traffico di droga e riciclaggio, mentre la Turchia si starebbe affermando come nuovo hub dell’organizzazione, con rotte logistiche e commerciali che si estendono a Ecuador, Bolivia, Paraguay, Venezuela e Australia.
Oggi però il baricentro si sarebbe spostato su Madrid, dove alcuni dei “capi”, secondo fonti di intelligence consultate da El País, risiedono attualmente. Nella capitale spagnola vive Jorge González, detto “J. la Firma”, indicato come uno dei vertici del gruppo e imputato per narcotraffico. La NJN è inoltre collegata ad Alejandro Salgado Vega, alias “El Tigre”, considerato dalla Polizia nazionale spagnola uno dei narcotrafficanti più potenti del Paese e localizzato a Dubai: sarebbe l’anello di congiunzione con le mafie europee. Figura chiave anche Rutdy Alirio Zárate, detto “Runcho”, indicato come responsabile dei traffici tra Colombia e Spagna.
Il rapporto riservato dell’intelligence colombiana, trapelato alla stampa, descrive la rete come erede di un ex cartello considerato il più grande esportatore di cocaina della storia colombiana. I suoi leader vengono definiti “narcos invisibili”: figure discrete, che preferiscono presentarsi come dirigenti d’impresa piuttosto che come gangster. Nel giugno 2025 la Procura colombiana aveva dichiarato di non disporre di prove conclusive sull’esistenza formale della NJN, ma successive rivelazioni hanno portato alla luce organigrammi, nomi e collegamenti con aziende e club calcistici.
Il modello NJN si inserisce in un panorama colombiano frammentato, caratterizzato dalla presenza di decine di gruppi e da una crescente integrazione di criminali stranieri lungo l’intera catena del traffico. La NJN si adatta alla rete criminale che opera oggi in Colombia, dove i grandi cartelli sono stati sostituiti da una costellazione di organizzazioni in cui operano criminali provenienti da tutto il mondo: albanesi, italiani, belgi e latinoamericani, integrati nei diversi anelli della produzione ed esportazione. Questa frammentazione rappresenta il fallimento di cinquant’anni di politiche antidroga: con oltre cinquanta gruppi coinvolti in segmenti diversi del business, il contrasto al narcotraffico diventa ingestibile.

