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Troppe cose non tornano nella visita al Centro Aletti

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Il cardinal vicario dispone una visita ricognitiva all'associazione fondata da Rupnik, ma a Villa Aletti ci sono ben quattro realtà tra loro intersecate, compresi gesuiti e consacrate. Al groviglio di via Paolina potrebbe essere legata anche la vicenda di padre Zollner, che punta il dito contro la Commissione per la tutela dei minori (da cui si è appena dimesso).

Ecclesia 04_04_2023

Sabato 1° aprile, il blog Messainlatino ha dato in anteprima notizia di una Visita Apostolica al Centro Aletti, guidata da Mons. Giacomo Orazio Incitti, Ordinario di Diritto canonico all’Università Urbaniana, Giudice esterno presso il Tribunale di Appello del Vicariato di Roma, Consultore della Congregazione per il Clero e, dal 2019, Prelato Canonista del Tribunale della Penitenzieria Apostolica.

In realtà non si tratta di una Visita Apostolica, ma di una Visita ricognitiva, disposta dal Vicario generale per la Diocesi di Roma, il Cardinale Angelo De Donatis, per far luce – si spera – su cosa bolla nella pentola di Via Paolina a Roma. E qui cominciano le prime domande: una Visita ricognitiva nei confronti di chi? Il Centro Aletti è dal giugno 2019 un’Associazione pubblica di fedeli costituita nella diocesi di Roma, e dunque approvata come tale dallo stesso cardinale. Come si può vedere, oltre alla Direttrice, tra gli incaricati del Centro figurano dei religiosi gesuiti: P. Ivan Bresciani, SJ, che ne è il Vice-direttore, grande amico di p. Rupnik fin dalla prima ora, e diversi consiglieri, tra i quali figurano due gesuiti, P. Andrej Brozovic e P. Milan Žust. Quest’ultimo compare altresì (vedi qui) come superiore della Comunità della Compagnia di Gesù “Centro Aletti – Santissima Trinità”.

C’è qualcosa che non torna. Facciamo un passo indietro. Nell’unico spazio fisico di Villa Aletti, figurano tre realtà: la comunità dei Gesuiti, con il proprio superiore; la comunità delle consacrate, con la propria responsabile; il Centro Aletti, con la propria direttrice, alla quale fanno capo le diverse attività editoriali (Edizioni Lipa) e artistiche (Atelier d’Arte d‘Architettura). Da quanto appare sul sito del Vicariato di Roma, risulta dunque che alcuni religiosi apparterrebbero nel contempo all’Associazione pubblica di fedeli – Centro Aletti, come consiglieri/vice-direttori, e alla Comunità religiosa della Compagnia di Gesù.

Nella prima realtà figurano anche i nomi di altri sacerdoti, che non appartengono né alla Comunità dei Gesuiti, né ovviamente a quella delle consacrate, ossia P. Oscar Gutierréz González e don Gian Battista Rizzi. P. González figura anche nell’équipe del Centro aletti, a differenza del secondo, che invece risulta membro del Centro Christus Vivit di Loreto, associazione che organizza ritiri spirituali in collaborazione con il Centro Aletti.

Non è affatto chiaro cosa comprenda l’Associazione pubblica di fedeli, che, a prima vista, appare come una quarta entità che sembra racchiudere la comunità femminile e il Centro, ma che in qualche misura coinvolge anche la Comunità dei Gesuiti. Sarebbe un segnale di chiarezza e di trasparenza se il Vicariato di Roma pubblicasse il Decreto di indizione della Visita, nel quale si desse contezza della “fisionomia” del destinatario.

C’è poi un altro grande ambito di indagine che riguarda il profilo giuridico del Centro Aletti per lo Stato italiano e l’intestazione dei suoi conti. È noto che esistano la Fondazione Agape che riceve dei contributi annuali da parte di amici e sostenitori, e, sul versante sloveno, l’analogo Ustanova Center Aletti. Ma tutti gli introiti dell’Atelier dove vanno a finire? Esistono dei conti intestati a terzi, che metterebbero al riparo i membri del Centro Aletti  – magari proprio P. Rupnik – in caso di provvedimenti canonici?

Dalla Visita ricognitiva alla Visita Apostolica propriamente detta. Parliamo della Comunità Loyola, profondamente divisa, ai cui membri non è ancora stata detta la verità sui rapporti tra la fondatrice, suor Ivanka Hosta e P. Rupnik. Nella recentissima lettera ai membri della Comunità del Visitatore apostolico in occasione della Pasqua, il gesuita P. Daniele Libanori si limita a riferirsi a «fatti lontani nel tempo» che hanno avuto un impatto mediatico, richiamando che «la vicenda che ha investito P. Rupnik ha provocato a tutte grande dolore». Eppure sappiamo che la comunità continua ad essere lacerata da tensioni interne, sospetti continui, controlli eccessivi (vedi qui), determinati da una presenza eccessivamente influente ed invadente della fondatrice.

Nella lettera, Libanori fa anche riferimento a «fatti nuovi» che hanno spinto a procrastinare il tempo di Commissariamento: «Ultimamente, quando sembrava che il Dicastero fosse prossimo a pronunciarsi, sono emerse nuove questioni riguardanti questa volta gli anni in cui la Comunità si era già allontanata da P. Rupnik e aveva avuto il riconoscimento dell’Autorità ecclesiastica. Questo ha comportato una battuta d’arresto per studiare nuovi documenti». Si tratta dell’ammissione che la rottura avvenuta tra Rupnik e Ivanka non è stata la fine di problemi, ma l’inizio di nuovi. Eppure queste «nuove questioni» dovrebbero essere illustrate con chiarezza ai membri della Comunità Loyola. Sappiamo infatti che all’interno c’è voglia di chiarezza non solo per quanto accaduto con il gesuita sloveno, ma anche per i problemi legati alla fondatrice. Impossibile ripartire senza aver appurato tutti i fatti, chiarito le responsabilità e resa giustizia a chi di dovere.

Ad essere legata al caso Rupnik potrebbe essere anche la vicenda relativa a P. Hans Zollner, da poco dimissionario dalla Pontificia Commissione per la tutela dei minori, istituita da papa Francesco con chirografo del 22 marzo 2014. Al cardinale Sean O’Malley, presidente della Commissione, padre Hans avrebbe comunicato semplicemente di aver maturato la decisione a motivo della sua recente nomina a consulente della diocesi di Roma del Servizio per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili. Ma poi P. Zollner ha deciso di puntare il dito contro la Commissione, accusandola in sostanza di mancare di chiarezza nella selezione dei membri e nella distinzione dei ruoli, e di trasparenza nella gestione finanziaria e nelle informazioni necessarie per le decisioni da prendere. Piuttosto pesante anche l’accusa di mancanza di norme per regolare il rapporto tra la Commissione e il Dicastero per la Dottrina della Fede.

Affermazioni pubbliche, peraltro piuttosto generiche, che hanno provocato il disappunto del Cardinale O’Malley. È piuttosto curioso che P. Zollner prenda la duplice decisione di dimettersi e di puntare il dito contro la Commissione proprio mentre nel giro di pochi giorni si succedono fatti importanti sull’asse Centro Aletti-Vicariato di Roma, ossia la Visita al Centro e la nomina di Zollner stesso proprio nella diocesi capitolina. Bisogna ricordare che la posizione di Zollner sul caso Rupnik non sembra esser stata poi così adamantina. Al netto della sua posizione pubblica di condanna, P. Zollner dovrebbe spiegare che cosa ha fatto della lettera inviatagli il 5 giugno 2022 (vedi qui) da parte di una suora che denunciava di esser stata abusata sessualmente e spiritualmente da Rupnik.
E per essere di aiuto, dovrebbe dire apertamente in cosa consistono queste mancanze di trasparenza, magari proprio in relazione al caso Rupnik, a quella scandalosa caduta in prescrizione dei reati degli anni Novanta e alla scomunica tolta a tempo di record.