Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
San Romualdo a cura di Ermes Dovico
Svipop
a cura di Riccardo Cascioli
Epidemie

Torna l’incubo di Ebola nella Repubblica democratica del Congo

Ad appena tre mesi dalla fine dell’11a epidemia di Ebola nel paese, il virus letale è ricomparso nella provincia orientale del Nord Kivu. Una donna di 42 anni è la prima vittima

Svipop 10_02_2021

Una donna di 42 anni è morta di Ebola il 3 febbraio nella Repubblica democratica del Congo, nella provincia orientale del Nord Kivu. I primi sintomi della malattia si erano manifestati due giorni prima. È stato subito avviato il protocollo previsto dall’Oms per tentare di circoscrivere la malattia: il tracciamento delle persone entrate in contatto con l’ammalata e la sanificazione dei luoghi in cui la donna è vissuta e si è recata nei 21 giorni di possibile incubazione. L’Oms ha già individuato più di 70 persone che potrebbero essere state contagiate. Il ministro della sanità Eteni Longondo ha invitato alla calma la popolazione, ma è la 12a epidemia di Ebola nel paese, la quarta negli ultimi quattro anni: una, la più grave con più di 2.200 morti, nel Nord Kivu e nell’Ituri, dall’agosto 2018 al giugno 2020, e due nella provincia occidentale di Equatore, l’ultima delle quali, iniziata nel giugno del 2020 nella capitale provinciale Mbandaka, ha provocato 55 morti e ne era stata annunciata la fine solo tre mesi fa. Benché il Nord Kivu si trovi a oltre mille chilometri da Mbandaka, sono in corso accertamenti per verificare se il nuovo focolaio appartenga allo stesso ceppo del virus. Ebola si diffonde rapidamente attraverso il contatto anche solo con piccole quantità di fluidi corpoerei di persone ammalate e con oggetti contaminati. Il suo tasso di letalità è elevatissimo: secondo l’Oms, può variare dal 25 al 90 per cento. Dal 2019 la disponibilità di vaccini ha contribuito a circoscrivere le epidemie, impedendone la propagazione, a contenere il numero delle vittime laddove è possibile individuare la filiera dei contatti avuti dai malati e isolare i casi sospetti e a ridurre il numero dei morti tra il personale sanitario.