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DAZI

Toni bellicosi, insulti e nuovi nomi di laghi: la guerra di Trump al Canada

Una guerra commerciale, ma i toni si stanno alzando veramente troppo fra Usa e Canada. Trump parla di nuovo di annessione e impone dazi del 50%, il premier Carney risponde parlando di "guerra". E il premier dell'Ontario si scatena contro l'inquilino della Casa Bianca.

Economia 27_08_2026
Prodotti canadesi in magazzino (AP)

L’ultima guerra fra Usa e Canada venne combattuta dal 1812 al 1815. Freschi di indipendenza, gli Stati Uniti provarono a reagire al blocco navale britannico invadendo quella che era ancora una vasta colonia dell’Impero e dopo tre anni di scontri, in tutto il Nord America, i confini rimasero gli stessi. Il 24 agosto gli Usa hanno ricordato l’episodio più drammatico di quel conflitto: l’occupazione di Washington nel 1814 da parte delle truppe britanniche, che incendiarono la Casa Bianca e il Campidoglio.

Dal 1815 non si sono più combattuti conflittI fra Usa e Canada. Il membro del Commonwealth britannico, nel Novecento, è sempre rimasto il miglior alleato degli Stati Uniti. Ad oggi i due paesi sono divisi dalla più lunga frontiera disarmata del mondo. Sono legati dal trattato di libero scambio del Nord America, assieme al Messico: il NAFTA, poi rinegoziato dalla prima amministrazione Trump e ribattezzato USMCA nel 2020. Nessuno si aspettava che il conflitto riprendesse all’improvviso, con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. Per fortuna stiamo parlando di un conflitto solo politico e commerciale, anche se i toni si stanno alzando troppo.

I negoziati commerciali tra Stati Uniti e Canada si sono interrotti venerdì 21 agosto, secondo quanto riferito da funzionari di entrambi i Paesi. Da sabato 22 agosto è scattata l'imposizione da parte degli Stati Uniti di dazi del 50% su circa 20 miliardi di dollari di merci canadesi, circa il 5% dell’export del paese verso gli Usa. Si tratta di un aumento sull’aumento delle tariffe: i negoziati stessi miravano semplicemente a ridurre i precedenti dazi americani, in cambio delle fine delle restrizioni imposte, per rappresaglia, da diverse province canadesi su prodotti made in Usa.

Le due parti si danno la colpa a vicenda. Secondo il rappresentante commerciale statunitense Jamieson Greer, il governo canadese, guidato dal laburista Mark Carney, avrebbe rifiutato delle condizioni molto vantaggiose. Secondo la versione del governo Carney, il negoziato è saltato perché Washington avrebbe introdotto cambiamenti all’ultimo minuto “ingiusti, antieconomici” che “mettevano in discussione l'affidabilità di qualsiasi accordo”.

Gli ultimi dazi statunitensi sono giustificati dal presidente americano come una risposta ai divieti provinciali canadesi sull’alcool americano, alle misure di protezione per l'industria lattiero-casearia nazionale e ai dazi su alcuni veicoli statunitensi. Ma queste ultime misure canadesi, adottate su base provinciale, sono a loro volta una risposta ai precedenti dazi imposti da Trump: tariffe settoriali fino al 50% su automobili, acciaio, alluminio e prodotti forestali. Decise dal presidente americano come risposta alle “tariffe occulte” canadesi, calcolate sulla base della bilancia commerciale.

Dopo aver annunciato le nuove tariffe doganali, il presidente americano ha ripreso un vecchio adagio: quello dell’annessione del Canada. Ha scritto su Truth, il suo social network, che «Il Canada vuole i vantaggi di essere uno Stato, senza esserlo! Inoltre, per molti anni ha imposto dazi doganali esorbitanti ai nostri bravi agricoltori. Basta!». Già in altre occasioni, nel 2025, aveva definito il Canada il “51° Stato” degli Usa e aveva chiamato “governatore” il suo premier. Carney, questa volta, ha risposto con toni altrettanto alti. Benché si parli di un negoziato fallito e non di uno scontro armato, ha dichiarato: «Si è in guerra quando si viene attaccati. Siamo stati attaccati».

Ma il vero protagonista di questo conflitto non guerreggiato è un leader canadese locale. Doug Ford, premier dell’Ontario, ha esortato il premier canadese Mark Carney ad adottare una linea più dura con Trump. E minaccia di sospendere, dall’Ontario, le forniture di elettricità e di minerali strategici agli Stati Uniti. Quando sono falliti i negoziati sul commercio, il premier provinciale ha tenuto un discorso insultante in cui gli epiteti per l’inquilino della Casa Bianca non sono stati risparmiati: un "dittatore", un "perdente", il "re dei fallimenti". Infine ha invitato Trump a baciarlo lì dove non batte mai il sole.

Trump ha praticamente trovato uno che parla come lui. E ha risposto a modo suo, chiamando Ford “il fratello meno intelligente” dell’ex sindaco di Toronto (Rob Ford, travolto dagli scandali) e annunciando di ribattezzare il Lago Ontario, “Lago America”.

Lo scontro commerciale con l’Ontario è il più duro, perché si tratta non solo della provincia più popolosa del Canada e il cuore della sua industria manifatturiera, ma anche la provincia che confina con l’area più industrializzata degli Usa: New York, Pennsylvania, Ohio, Michigan, Wisconsin e Minnesota. La provincia dell’Ontario è stata quindi tra le più colpite dai dazi statunitensi su acciaio e automobili.

Questo è solo l’ultimo round di una guerra senza esclusione di colpi, fatta di contromisure economiche e di propaganda. Lo scorso autunno il governo dell’Ontario finanziò uno spot pubblicitario per le World Series trasmesso dalle reti televisive statunitensi, in cui veniva citato il discorso dell’ex presidente Ronald Reagan contro i dazi doganali: “danneggiano ogni lavoratore e consumatore americano”. Trump, che è l’attuale successore, dello stesso partito di Reagan, si è sentito punto nel vivo, arrivando ad annullare i negoziati sul commercio con il Canada. Quegli stessi negoziati che, ripresi questa estate, sono appena falliti di nuovo.