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PARITARIE

Scuola, Renzi ne dice una giusta. Poi la fa sbagliata

Il premier Matteo Renzi dichiara: «La scuola è delle famiglie e degli studenti, non dei sindacati». Era ora! Peccato che poi affermi di voler assumere 100mila insegnanti nelle scuole statali. Peccato, perché le scuole paritarie permettono un risparmio di 6200 euro a studente, anche se di solito si sente dire il contrario.

Educazione 21_04_2015
Matteo Renzi a scuola

Questa mattina Matteo Renzi sembrava averne detta una giusta. Parlando dell’istruzione, uno dei settori più delicati e cruciali per le future generazioni, ha scandito a chiare lettere quello che avremmo voluto sentire da tempo: «La scuola è delle famiglie e degli studenti, non dei sindacati».

Ma dev’essersi tratto di un banale lapsus. Subito dopo, infatti, si è affrettato a precisare che il suo esecutivo «sta assumendo centomila insegnanti. Il più grande investimento fatto da un governo nella scuola italiana», confermando l’idea secondo cui la scuola in Italia abbia come compito primario la stabilizzazione della classe docente a scapito di qualità e libertà educativa.

La questione è quantomeno annosa: lo Stato, a fronte di 54 miliardi di euro spesi per l’istruzione, dedica quest'anno alla scuola privata – o più correttamente paritaria – solo 473 milioni di euro (con un taglio di 20 milioni di euro rispetto al 2014), meno dell’1% delle risorse, cui secondo uno studio non ufficiale della Cgil si aggiungerebbero altri 200 milioni da parte di Regioni ed enti locali. Pochissimo, in ogni caso. Eppure nel dibattito pubblico, anche a causa di articoli al limite della disinformazione da parte di alcuni media, si accusano spesso i governi – di qualsiasi colore politico - di “privilegiare” la scuola privata che prospererebbe a scapito di quella pubblica, che invece cade a pezzi.

Ora, basterebbe rileggersi le cifre sopra riportate per farsi due grasse risate ma, per sfatare il mito una volta per tutte, proviamo ad addentrarci un po’ di più nei costi delle paritarie. Il rapporto La scuola in cifre 2009-2010, compilato dal Sistema statistico nazionale per il ministero dell’Istruzione, rivela che uno studente che frequenta la scuola dell’obbligo costa allo Stato 88.700 euro, mentre chi arriva al diploma ben 109.420 euro. Questo se non si è ripetenti (il costo si alza del 6% a ogni bocciatura) e senza prendere in considerazione l’università statale dove la retta copre spesso una parte minoritaria dei costi.

Ebbene, per uno Stato in perenne mancanza di fondi le scuole paritarie sono una vera e propria ancora di salvezza. Già perché, per citare altri dati del rapporto, un alunno in una scuola paritaria costa allo Stato 584 euro l’anno per l’infanzia, 866 per la primaria, 106 per la secondaria di primo grado e 51 per quella di secondo grado, per una media di 402 euro. Cifre ridicole se paragonate ai 6.635 euro l’anno (6.351 euro per la scuola primaria, 6.880 per la secondaria) di uno studente nella scuola pubblica.

Considerando che il risparmio medio per le finanze pubbliche ad alunno si attesta sui 6.200 euro (6.635-402) e che le paritarie accolgono un milione di studenti - più di un decimo del totale della popolazione scolastica di 9 milioni - le scuole non statali portano alle casse pubbliche un beneficio pari a oltre sei miliardi di euro. Soldi che, se tutti gli alunni andassero alla scuola pubblica, lo Stato dovrebbe sborsare dal primo all’ultimo centesimo.

Avete capito bene: altro che spreco, le “private” fanno risparmiare. Ed agiscono, peraltro, nel pieno rispetto dell’articolo 33 della Costituzione che recita: «Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato». C’è chi sostiene che non importa se le paritarie fanno risparmiare dal momento che, secondo il dettame costituzionale, per loro lo Stato non dovrebbe sborsare neppure un centesimo. Anche questa obiezione è però facilmente smontabile: non si tratta infatti di un vero e proprio “contributo” statale ma semmai di un rimborso (peraltro misero così come il risparmio frutto delle deduzioni fiscali pari ad appena il 19% dell'importo speso per l'iscrizione) che lo Stato opera a vantaggio di chi, pur pagando le imposte per sovvenzionare l’istruzione pubblica, non ne usufruisce.

Non solo: guardando i dati ci si accorge che a scegliere l’opzione scuola privata sono sempre più alunni. Secondo il rapporto già citato (pagina 20), fra gli anni scolastici 2006/07 e 2009/10, le scuole pubbliche sono scese da 57.509 a 56.789 mentre le paritarie private sono aumentate passando da 11.194 a 11.766. Dal confronto fra numero di alunni e di istituti si deduce un altro dato interessante: le paritarie hanno un numero di alunni per scuola tendenzialmente inferiore, circa 80 studenti contro i 140 della pubblica.

Fin qui i nudi dati cui però pensiamo si debba aggiungere una considerazione finale. Le paritarie non sono un bene solo perché fanno risparmiare ma soprattutto perché, come già accennato, permettono una vera libertà di scelta: un'educazione davvero nelle mani delle famiglie al posto di un monopolio statale che impone a tutti un’ideologia, spesso e volentieri di gender.

Il fatto che non comportino oneri per lo Stato, anzi facciano risparmiare, è però un’arma concettuale potentissima da usare contro quelli che – con ostinazione – continuano a sproloquiare di fantomatici ingiusti vantaggi. Chi critica le paritarie abbia il coraggio di dire che lo fa per una questione squisitamente ideologica: i dati numerici gli danno a dir poco torto.