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l'analisi

Scisma lefebvriano: una sfiducia nella Provvidenza

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Un aspetto fondamentale della vicenda dello scisma della Fraternità San Pio X è la palese mancanza di fiducia nella Divina Provvidenza da parte dell’arcivescovo Lefebvre e dei suoi seguaci. La FSSPX deve chiedersi: Cristo, chi ha posto a capo della Chiesa? Pietro e i suoi successori, o qualcun altro?
- Dossier: il caso FSSPX

Ecclesia 06_07_2026

La consacrazione/ordinazione (i termini sono intercambiabili) canonicamente illecita di quattro nuovi vescovi da parte di due vescovi della Fraternità San Pio X (FSSPX) — a loro volta ordinati illecitamente dall’arcivescovo Marcel Lefebvre, 38 anni fa — costituisce una ferita rinnovata al Corpo mistico di Cristo. Questo atto scismatico di disobbedienza, compiuto in aperta ribellione all’ammonimento pubblico di papa Leone XIV, ha comportato per i sei vescovi la scomunica latæ sententiæ (automatica).

Pur sostenendo di difendere la fede tradizionale della Chiesa cattolica, i vescovi appena scomunicati hanno audacemente accantonato ciò che la Chiesa cattolica ha sempre insegnato ai propri figli, ovvero che la natura gerarchica del cattolicesimo include l’insegnamento dogmatico secondo cui il papa è l’autorità suprema alla quale tutti i cattolici devono obbedienza. Tale obbedienza, inutile dirlo, implica il divieto di ordinare vescovi quando il Papa proibisce tali ordinazioni.

In parole povere, il papa è il successore di Pietro, il Vicario di Cristo. Egli governa la Chiesa. L’obbedienza alla sua decisione su chi possa o meno ricevere l’ordinazione episcopale è necessaria per chi voglia rimanere un cattolico fedele.

All’inizio di quest’anno, la Santa Sede ha intimato alla FSSPX di astenersi dal procedere, il 1° luglio, all’ordinazione illecita di nuovi vescovi. La FSSPX ha respinto questa indicazione. Questa sfida a papa Leone costituisce un atto di grave disobbedienza che la Santa Sede giudica come un atto scismatico, che comporta «il rifiuto di sottomettersi al Sommo Pontefice» (canone 751), mediante il compimento di un atto vietato dal diritto canonico, ovvero l’ordinazione di vescovi senza mandato papale (canone 1387). Queste ordinazioni episcopali includono non solo l’assenza del mandato papale, ma una chiara disobbedienza in totale ribellione a papa Leone.

Alla vigilia delle consacrazioni illecite, papa Leone aveva scritto al Superiore generale della FSSPX, don Davide Pagliarani: «Con animo paterno desidero rivolgermi a Lei e, per mezzo Suo, ai vescovi, ai sacerdoti, ai seminaristi e ai fedeli legati alla Fraternità Sacerdotale San Pio X […] colmo di affetto cristiano, vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi! Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei Sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione».

Il papa ha l’autorità di determinare ciò che costituisce un atto scismatico, e lo ha fatto. La FSSPX non ha alcuna autorità per contestare o ignorare questo giudizio papale.

Don Pagliarani ha risposto: «Paradossalmente, nel contesto attuale ci sembra che sia proprio nostro dovere fare tutto il possibile per ricucire la tunica di Cristo, lacerata da forze e pressioni incompatibili con uno spirito autenticamente cattolico». Paradossale, davvero! Il Superiore generale della FSSPX afferma incredibilmente che la Fraternità ricucirà la veste senza cuciture di Cristo.

No, strappa quell’abito, commettendo ciò che sa essere stato considerato dalla Santa Sede un atto scismatico. È come se un esercito sostenesse di dover distruggere un villaggio in mano al nemico per salvarlo.

Perché è successo tutto questo? La FSSPX vuole continuare a ordinare sacerdoti che celebrino la Messa tradizionale in latino, rifiutandosi al contempo di tornare alla piena comunione con il papa e la Chiesa. La Fraternità sostiene che uno stato di necessità all’interno della Chiesa le consenta di ordinare nuovi vescovi senza incorrere in alcuna colpa. Hanno bisogno di vescovi più giovani, dicono, per poter continuare a ordinare nuovi sacerdoti negli anni a venire.

Se fosse in piena comunione con la Chiesa, un numero illimitato di vescovi sarebbe disposto a ordinare i seminaristi della FSSPX. Invece, la Fraternità ha intensificato il proprio attaccamento a un pericoloso spirito separatista. Ordinare nuovi vescovi contro la volontà del papa è un’azione necessaria per fornire nuovi sacerdoti alla Fraternità, solo se questa intende continuare a operare al di fuori della Santa Sede. A quanto pare, non prevedono di tornare alla piena comunione in tempi brevi.

Sulla scia delle ordinazioni episcopali scismatiche del 1988 da parte dell’arcivescovo Lefebvre, la Santa Sede ha disposto l’ordinazione di sacerdoti per la Fraternità Sacerdotale di San Pietro, l’Istituto di Cristo Re e l’Istituto del Buon Pastore – tutti gruppi che celebrano la Messa tradizionale in latino. La piena comunione con il Pontefice Romano e l’obbedienza a lui non sono una pratica discrezionale che possa essere messa da parte da alcun gruppo all’interno della Chiesa, specialmente da un gruppo che afferma pubblicamente, come fa la FSSPX, di essere pienamente cattolico e di sottomettersi all’Autorità suprema della Chiesa.

A mio giudizio, la FSSPX ha utilizzato l’annuncio del 2 febbraio, relativo alle ordinazioni episcopali del 1° luglio, come una mossa che costringesse la Santa Sede ad acconsentire alle ordinazioni nella speranza che la Santa Sede volesse evitare a tutti i costi uno scisma. La Santa Sede si è offerta di proseguire le discussioni dottrinali con la FSSPX, ma solo a condizione che venisse ritirata la minaccia delle ordinazioni episcopali. La FSSPX non ha accettato questa condizione. Chiedere un’udienza alla Santa Sede senza accettare una condizione del tutto ragionevole – smettere di minacciare un atto di grave disobbedienza se papa Leone non vi concede ciò che volete – non è chiaramente una manifestazione di sottomissione filiale al successore di Pietro.

Dove porterà tutto questo? Quanto più a lungo la FSSPX continuerà ad agire con atteggiamento di sfida alla Santa Sede, tanto più profondamente si radicherà uno spirito separatista tra i membri della Fraternità e i religiosi e i laici che partecipano alle loro Messe. Ciò porterà ad un maggiore antagonismo nei confronti dei cattolici che adempiono al loro dovere di sottomettersi all’autorità papale.

I vescovi della FSSPX scomunicati saranno considerati da molti simpatizzanti come gli unici vescovi autenticamente cattolici. Il papa e i vescovi in piena comunione con lui saranno probabilmente visti come ostacoli alla promozione della missione della Chiesa. Questo è il pericolo che deriva dall’allontanarsi dalla dovuta sottomissione che ogni cattolico deve al Successore di Pietro. I cattolici sono chiamati a vivere sub Petro, non contra Petrum.

La FSSPX sostiene che i disordini dottrinali nella Chiesa giustifichino la sua ribellione all’autorità del Pontefice Romano. Mi viene in mente una cosa che disse il mio professore universitario durante un corso di Storia costituzionale dell’Europa medievale: «Tutto si riduce a questa domanda: chi diavolo comanda qui?». La FSSPX deve chiedersi: Cristo, chi ha posto a capo della Chiesa? Pietro e i suoi successori, o qualcun altro?

Un aspetto fondamentale di questa vicenda è la palese mancanza di fiducia nella Divina Provvidenza da parte dell’arcivescovo Lefebvre e dei suoi seguaci. Ricordiamo che nel 1988 la Santa Sede si offrì di ordinare vescovo un membro della FSSPX qualora l’arcivescovo Lefebvre avesse accettato una riconciliazione con la Santa Sede. Si trattava di una concessione insolita, dato che una società di sacerdoti come la FSSPX non necessita di un membro vescovo per celebrare le ordinazioni.

L’arcivescovo Lefebvre firmò un accordo, ma il giorno dopo vi si sottrasse. In seguito dichiarò di essere rimasto turbato dal fatto che la Santa Sede gli avesse chiesto di presentare ulteriori nomi di candidati all’ordinazione episcopale, dopo che egli aveva già comunicato alla Santa Sede chi, a suo avviso, avrebbe dovuto essere ordinato vescovo. Voleva controllare chi sarebbe stato il vescovo che lo avrebbe sostituito. Nella Chiesa cattolica non funziona così. È il papa a compiere la scelta, poiché è lui l’Autorità suprema nella Chiesa.

Dobbiamo tutti confidare nella Provvidenza di Dio. Dom Hubert van Zeller ha scritto: «La parola provvidenza… significa “vedere in anticipo”. [Dio] vede in anticipo ciò che è meglio per noi, e noi accettiamo ciò che Egli ci manda». La FSSPX ha manifestato una deplorevole mancanza di fiducia nella benevolenza provvidenziale di Dio mostrata a coloro che adempiono la Sua volontà, che include la sottomissione all’autorità divinamente stabilita del successore di Pietro.

Possa il Signore ricondurre i pastori smarriti alla piena comunione con piena obbedienza al Vicario di Cristo.

Fonte originale

*Canonista