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Santa Macrina, una mamma e nonna di santi e Padri della Chiesa

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Vissuta tra il III e il IV secolo, Macrina l’Anziana diffuse il Vangelo tra le mura domestiche, plasmando una generazione di santi: il figlio (Basilio il Vecchio) e i nipoti Basilio Magno, Gregorio di Nissa, Macrina la Giovane e Pietro di Sebaste.

Ecclesia 23_02_2024

Nel Levitico (19,2) vi è un’importante esortazione: «Siate santi, perché io, il Signore, Dio vostro, sono santo». Ogni battezzato, quindi, deve impegnarsi per percorrere la via della santità. E quanto più è burrascoso il periodo storico in cui si vive tanto più diviene imperativo svolgere questa missione.

Luogo essenziale in cui praticare la santità è la propria famiglia. Viviamo in un’epoca in cui la famiglia naturale è messa sempre più sotto assedio a causa dell’individualismo: per questo servono esempi di santi che, con dolcezza, forza e costanza, hanno saputo dedicarsi alla famiglia e alla crescita della prole con totale impegno, devozione e abnegazione. L’umile e silenziosa santità delle persone normali, come possono esserlo nonne o casalinghe, può donare frutti capaci di trasformare, anche dopo generazioni, il volto della Chiesa.

Grandissimo esempio di santità in famiglia è santa Macrina, detta l’Anziana (per distinguerla dalla nipote, Macrina la Giovane), una signora vissuta tra il III e il IV secolo che nel suo umile modo di fare la nonna seminò l’amore per Dio nel cuore dei suoi nipoti, tra i quali alcuni sono divenuti santi e Padri della Chiesa. Tra i frutti delle sue catechesi domestiche: san Basilio Magno, san Gregorio di Nissa, santa Macrina la Giovane, san Pietro II di Sebaste e l’eremita Naucrazio.

Macrina l’Anziana, nata in Cappadocia, una regione interna dell’Asia Minore, non è solo una santa della porta accanto, per riprendere le parole di papa Francesco, ma anche il povero da vestire e l’agnello ferito: a causa delle politiche avverse al cristianesimo volute dall’imperatore fu costretta, con il marito e i servi (era normale averli a quei tempi), a vivere per ben 7 anni in una selva delle montagne dell’attuale Turchia. Erano profughi a casa loro. San Gregorio di Nissa, nella sua Vita di santa Macrina (la Giovane), scritta in elogio della sorella, dice della nonna: «Anche durante le persecuzioni si era cimentata nella professione di Cristo».

A seguito delleditto di Costantino del 313 e della fine delle persecuzioni, la situazione economica di Macrina e famiglia migliorò. Un figlio di Macrina è Basilio il Vecchio (padre di Basilio Magno), anche lui santo, che ebbe il privilegio di crescere ricevendo una catechesi domestica di elevatissima caratura: sua mamma Macrina, infatti, era discepola di san Gregorio il Taumaturgo, allievo a sua volta di Origene. Preghiere costanti, catechismo e assidua frequenza della chiesa diedero i loro frutti; e Basilio il Vecchio divenne, forse a Neocesarea, un retore famoso. Sposò una ragazza orfana, ricca e bellissima, di nome Emmelia, che nonostante le fortune date dalla provenienza altolocata scelse di dedicarsi ai beni dell’anima anziché a quelli terreni: divenne così una devota madre, anche lei santa, sempre impegnata in prima linea nell’educare religiosamente i propri figli. E il miracolo avvenne: su dieci figli quattro sono appunto divenuti santi.

La nonna, anziché educarli con le storie profane di dei pagani e guerrieri sanguinari, scelse di edificare i loro cuori con storie tratte dalle Scritture. A quei tempi molti cristiani rifiutavano di studiare le poesie della Grecia classica perché considerate – non a torto – veicolo di valori immorali. Anche Emmelia, col timore che i suoi bambini potessero traviarsi l’animo con questo tipo di letture, proibì loro di leggere i racconti mitologici, portatori di valori, come la crudeltà in guerra o la prestanza sessuale, non sempre compatibili con gli insegnamenti di Cristo.

Basilio Magno, il nipote più illustre di nonna Macrina, imparò a non disprezzare la bellezza della cultura ellenica e disse di cogliere, come api sui fiori, solo il bene dai testi profani ignorando gli insegnamenti amari. Basilio Magno, col suo amico Gregorio Nazianzeno (come lui Padre e Dottore della Chiesa), andò a studiare ad Atene, che a quei tempi era il crogiolo del paganesimo: anche grazie agli insegnamenti di nonna Macrina riuscì a mantenersi devotamente saldo nella fede cattolica e non svendette il proprio intelletto geniale all’ideologia secolare dominante.

Santa Macrina la Giovane, la primogenita di Basilio il Vecchio ed Emmelia, scelse di consacrare a Cristo la propria verginità ed edificò un importantissimo monastero, lungo il corso del fiume Iris, vicino al Mar Nero. Era una ragazza bellissima, ma anziché immolare il proprio avvenente corpo ai piaceri triviali che tanto ammorbavano, ieri come oggi, le grandi città, preferì la vita monacale e ascetica. Il suo esempio fu importantissimo per i fratelli Basilio e Gregorio e addirittura quest’ultimo, nella biografia a lei dedicata, scrive che compì persino un miracolo guarendo gli occhi purulenti di una bambina con un semplice tocco.

Oggi l’esempio, i testi, le omelie, le poesie e i discorsi di questi fratelli, eroi della Chiesa dei primi secoli, sono molto studiati e sono di grande ispirazione per i cristiani, cattolici e ortodossi: la loro grandezza è frutto, oltre chiaramente che dell’intervento dello Spirito Santo sui loro animi dotati di forte volontà, dell’umilissima pazienza con cui la nonna recitava loro le preghiere e raccontava gli episodi più belli della vita di Cristo. Santa Macrina non è stata né una Giovanna d’Arco, che ha guidato un esercito, né una santa Teresa di Lisieux, che a 15 anni chiedeva al Papa di poter entrare in convento: è stata una semplicissima mamma e nonna che tramandava la fede ai figli e ai nipoti. Una vera santa della porta accanto. E oggi, quante nonne e madri abbiamo che, con costanza, amore e devozione insegnano preghiere e passi del Vangelo ai bambini nel segreto delle mura di casa?