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Unione europea

Safe, il consigliere di Nawrocki: trappola della Germania per la Polonia

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La Commissione Europea approva il secondo gruppo di piani nazionali di difesa nell’ambito dell’iniziativa Safe. Ma secondo Saryusz-Wolski, consigliere del presidente Nawrocki, l’adozione della relativa legge «rappresenta una minaccia mortale per l’indipendenza della Polonia».

Esteri 26_02_2026
Saryusz-Wolski

«L’adozione della legge su Safe (Strumento finanziario per l’aumento della sicurezza) rappresenta una minaccia mortale per l’indipendenza della Polonia. Safe renderebbe la Polonia dipendente dalla Germania in modo incomparabilmente maggiore rispetto al Pnrr, perché la somma di denaro che dovremmo ricevere è molto più alta e il rimborso durerebbe ben 45 anni». Non ha dubbi l’ex eurodeputato Jacek Saryusz-Wolski, consigliere del presidente Karol Nawrocki, sul fatto che l’iniziativa Safe sia una trappola per la Polonia. Secondo Saryusz-Wolski, già uno dei negoziatori dell’adesione della Polonia all’Unione Europea e poi vicepresidente del Parlamento Europeo (2004-2007), il problema principale è che «Safe funziona come uno strumento moderno di integrazione forzata. Gli Stati assumono la responsabilità finanziaria, mentre le decisioni sull’accesso ai fondi rimangono nelle mani di un’istituzione centrale che non risponde politicamente ai cittadini degli Stati la cui situazione modella realmente».

La Commissione Europea ha annunciato l’approvazione del secondo gruppo di piani nazionali di difesa nell’ambito dell’iniziativa Safe, che dovrebbe essere un importante passo avanti verso la sicurezza dell’Unione. L’assistenza finanziaria riguarderebbe Estonia, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia e Finlandia.

Safe è un fondo di prestiti del valore di 150 miliardi di euro destinato allo sviluppo delle difese dell’UE. Non sono ancora state specificate le regole di interesse né il calendario dei rimborsi. La Polonia ha richiesto un prestito gigantesco di 43,7 miliardi di euro per 139 progetti, che il governo ha nascosto nelle discussioni sul prestito. Per ottenere il prestito almeno il 65% dei componenti deve provenire da Stati dell’UE. L’intento è rafforzare l’autonomia strategica della Comunità, che limita la partecipazione in questo progetto di aziende extra-UE, da cui la Polonia acquistava finora il miglior equipaggiamento militare (ad esempio dalla Corea del Sud o dagli USA). Safe opera in base al diritto dell’UE ed è soggetto al meccanismo di condizionalità, come nel caso del Pnrr.

Il 13 febbraio, il Sejm (la camera bassa del Parlamento polacco) ha approvato la legge di attuazione di Safe dopo soli due giorni di discussione e ciò dimostra che il governo ha molta fretta di far passare questa legge. Inoltre, l’opinione pubblica è stata sconvolta dalla notizia che l’ambasciatore tedesco Miguel Berger ha assistito a qualche seduta della Camera, il che indica quanto la Germania – che non ha chiesto questo prestito! – fosse interessata al fatto che la Polonia contraesse il debito su Safe.

La legge su Safe poteva essere migliorata: lo hanno chiesto sia il presidente sia i deputati dell’opposizione, presentando diversi emendamenti per tutelare l’interesse nazionale polacco. Tutti sono stati respinti al Sejm. L’opposizione al Sejm ha votato contro la legge su Safe, principalmente per timore che i fondi finissero soprattutto nell’industria bellica tedesca e francese. Un altro motivo è la mancanza di trasparenza sui progetti: non si sa esattamente a cosa verranno destinati i fondi. E i media hanno iniziato a rivelare dettagli preoccupanti. Ad esempio, il maggiore beneficiario polacco dei progetti legati a Safe è la società privata Polska Amunicja (Munizione Polacca), guidata dall’ex deputato del partito di Donald Tusk, Paweł Poncyljusz. Dovrebbe ricevere ben 2,3 miliardi di euro per la produzione di munizioni, nonostante non disponga di capacità produttive né di licenze, mentre le aziende statali PGZ (Gruppo Polacco di Armamenti) riceverebbero solo 800 milioni di euro.

Su quanto sia pericoloso per la Polonia contrarre debito nell’ambito di Safe si è espresso appunto Saryusz-Wolski, secondo il quale non si possono apportare miglioramenti sostanziali all’iniziativa «perché il principio di condizionalità è non negoziabile, garantito dal regolamento su Safe. Ciò significa che sulla Polonia penderà la spada di Damocle: sarà costretta dalla Germania a compiere azioni che i polacchi non vogliono». Ma la condizionalità sarebbe questa volta più pericolosa che nel caso del Pnrr, perché si tratterebbe di fondi per la sicurezza del Paese. L’UE, dominata dalla Germania, potrebbe trovare qualsiasi pretesto per bloccare questi fondi. Secondo Saryusz-Wolski, la Polonia dovrebbe rifiutare questo programma, «perché qui non si tratta affatto dell’esercito né del riarmo dell’esercito polacco». E spiega perché il fondo Safe possa essere usato come strumento di ricatto e manipolazione del Paese. «Immaginiamo che la Polonia debba porre il veto su decisioni importanti. Ad esempio, nel 2027 sul bilancio UE, che è un’imposizione in stile Pnrr e merita un veto. Allora sicuramente Bruxelles ci punterà una pistola alla tempia e bloccherà i fondi per gli armamenti da Safe. Oppure, immaginiamo di rifiutare la rilocazione di migranti: di nuovo saremo oggetto di ricatto. Ciò che sta accadendo è un assalto al potere e la privazione di ciò che ci sembra irrinunciabile: di fatto perdiamo il diritto di veto in tutti gli altri ambiti. Questo meccanismo di ricatto distruggerà il principio di unanimità, perché la Polonia, sotto la minaccia del taglio dei fondi, sarà sottoposta a un ricatto, che potrà essere usato anche per garantire la continuità del governo Tusk».

Di fronte alle dichiarazioni del governo, secondo cui si contrarrà comunque il credito Safe anche se il presidente Nawrocki dovesse porre il veto sulla legge di attuazione, il consigliere del presidente ha ricordato che ciò significherebbe violare la Costituzione polacca che stabilisce che «la ratifica da parte della Repubblica di Polonia di un trattato internazionale e la sua denuncia richiedono il previo consenso espresso con legge, se il trattato comporta un onere finanziario significativo per lo Stato». In pratica la legge dovrebbe seguire l’intero processo legislativo, compresa la firma del presidente.

Nel frattempo, il premier Tusk ha annunciato che il governo lavorerà per ottenere i fondi Safe, anche in caso di veto presidenziale: «Noi troveremo comunque modi, anche se bloccheranno, metteranno veti». Niente di nuovo: per l’attuale premier violare la Costituzione e aggirare la legge è normale. Se lo fa con tale arroganza, molto probabilmente ha il benestare da Bruxelles, il che pone in serio dubbio lo stato della democrazia nell’UE.



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