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DOPO L'UCCISIONE DI RENEE GOOD

Retate violente anti-immigrazione, gli Stati Dem si ribellano a Trump

Una settimana dopo l'uccisione, da parte di agenti di frontiera, della manifestante Renee Nicole Good, a Minneapolis un altro incidente con un ferito getta benzina sul fuoco. Ed è scontro istituzionale fra Stati e governo federale. 

Esteri 17_01_2026
Minneapolis, protesta e arresti (AP)

L’uccisione di Renee Nicole Good, a Minneapolis, il 7 gennaio scorso, ha sollevato un movimento contro l’Ice, la polizia di frontiera e ha generato uno scontro istituzionale fra Stato e governo federale. Ad aggiungere benzina suol fuoco, mercoledì 14 sera, un altro incidente: durante l’inseguimento di un immigrato venezuelano, un agente dell’Ice, aggredito da altre due persone, ha sparato alla gamba dell’inseguito. I due intervenuti in difesa del venezuelano sono ora agli arresti, l’agente aggredito e il venezuelano sono in ospedale. Nessun morto, questa volta, ma l’episodio ha scatenato una nuova catena di azioni e reazioni fra il governo di Minneapolis e quello di Washington.

La protesta anti-Ice non è nemmeno lontanamente paragonabile alla violenza di Black Lives Matter, nel 2020, dopo l’uccisione, sempre a Minneapolis, dell’afro-americano George Floyd. Le proteste per Renee Nicole Good sono quasi sempre pacifiche, ma con molte azioni illegali, come la resistenza passiva e l'ostruzione delle operazioni di un'agenzia federale di polizia. Quel che fa la differenza, in questo caso, rispetto a tutti i precedenti episodi di rivolta contro una polizia violenta, è la reazione delle istituzioni. 

Il sindaco (democratico) di Minneapolis, Jacob Frey, dichiara: «Questa è una situazione impossibile in cui è stata cacciata la nostra città e al tempo stesso stiamo cercando un modo per garantire la sicurezza alla gente, proteggere la nostra comunità e mantenere l’ordine». La cosa più incredibile di questa dichiarazione è che la “protezione” dei cittadini a cui si riferisce Frey è nei confronti degli agenti dell’Ice, non dei criminali. Per Frey, la polizia di frontiera, che a Minneapolis è ormai cinque volte più numerosa di quella locale sta solo “creando caos”. Il governatore del Minnesota, Tim Walz, ex candidato vicepresidente con Kamala Harris, dà manforte al suo sindaco: «Dobbiamo essere molto, molto chiari, questa non è più da un pezzo una questione di gestione dell’immigrazione. Invece è una campagna di brutalità contro il popolo del Minnesota organizzata dal nostro governo federale».

Che i metodi siano brutali, lo si vede e l’Ice non lo nasconde. Ad esempio, capita che gli agenti facciano una retata anti-clandestini a scuola e atterrino in malo modo anche i minorenni per ispezionarli. I genitori e gli insegnanti, terrorizzati, organizzano servizi di accompagnamento a scuola, per non lasciare i figli da soli e viaggiano sempre con tutti i documenti in tasca. Due impiegati di un supermercato Target sono stati arrestati con metodi violenti, poi scaricati in due diversi parcheggi, quando sono riusciti a dimostrare che erano cittadini americani. Ad incentivare questi comportamenti è il governo federale che, a fronte di un fenomeno migratorio fuori controllo e di una prima campagna di espulsioni non proprio di successo, ha fissato una quota di 3mila arresti di irregolari al giorno.

Per evitare ingerenze così violente nei loro Stati, governi locali e legislatori democratici stanno approvando leggi che limitano il raggio d’azione dell’agenzia federale per la frontiera. La governatrice di New York, Kathy Hochul, sta proponendo una legge che dia maggiori possibilità ai cittadini di denunciare agenti federali, in caso di abusi di potere. I rappresentanti del New Jersey hanno votato tre leggi che vietano alla polizia locale di cooperare con gli agenti dell’Ice. Il legislativo della California dovrà votare una proposta di legge simile che vieta agli agenti della polizia statale e locale di lavorare anche con il Dipartimento della Sicurezza Interna e mette fuori legge le campane di “arresti indiscriminati” dell’Ice. Inoltre, gli Stati del Minnesota e dell’Illinois stanno facendo causa all’amministrazione Trump, per violazione dei diritti di libertà di assemblea ed espressione.

La protesta prende quota e con l’appoggio politico dei Democratici locali può avere esiti imprevedibili: a inizio settimana, come una reminiscenza degli anni Settanta, a Filadelfia un gruppo di Pantere Nere ha sfilato armato di fronte a poliziotti locali, visibilmente compiacenti. Le Pantere Nere, gruppo terroristico fra i più violenti negli anni di piombo americani, era da un pezzo disarmato. I loro successori erano poco più che assistenti sociali, si sono riarmati in questo periodo per “proteggere la comunità”, dai federali si intende.

Il presidente Donald Trump non può permettersi di perdere questa battaglia contro l’immigrazione illegale, caratteristica della sua amministrazione. Sulle operazioni anti-immigrazione, la legge è dalla sua parte. Le amministrazioni di sinistra tollerano che ci siano “città rifugio” di fatto esenti dalla legge sull’immigrazione, ma sono situazioni comunque illegali. Il problema sono i metodi dell’Ice. Ed è a causa di questi che il presidente deve far fronte a un crescente dissenso interno, come rivelano sondaggi privati nel Partito Repubblicano svelati ieri dall’agenzia Axios. La fronda anti-Ice è costituita soprattutto da elettori indipendenti e dalle minoranze etniche, determinanti per la vittoria di Trump nel 2024. Anche un popolare podcaster di destra come Joe Rogan, grande sostenitore di Trump, ha duramente criticato le operazioni simil-militari dell’Ice. Benché le fonti sentite da Axios siano convinte che Trump stia esaminando un cambio di passo, esteriormente non lo dà a vedere. Anzi: giovedì 15 gennaio ha minacciato di attivare l’Insurrection Act a Minneapolis, la legge anti-insurrezione del 1807 che autorizza il presidente a schierare l’esercito in una zona di crisi per ripristinare l’ordine.