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GIUSTIZIA

Responsabilità dei giudici, forse è la volta buona

Un emendamento della Lega Nord passa con il voto di 187 deputati e manda in minoranza il governo. A parte la sconfitta politica di Renzi, l'argomento dell'emendamento è di quelli forti: responsabilità civile dei magistrati, votata nel referendum del 1987 e mai realmente applicata. Ora che si riapre il dibattito, forse è la volta buona di allinearci alle norme europee.

Politica 14_06_2014
Il voto alla Camera

Nei giorni scorsi il governo Renzi è stato battuto varie volte alla Camera. In particolare, l’assemblea di Montecitorio ha votato il si alla responsabilità civile dei magistrati, proposta in un emendamento del leghista Gianluca Pini alla legge comunitaria, che consente al nostro ordinamento giuridico di allinearsi agli obblighi dettati dalle norme europee.

A scrutinio segreto, 187 deputati hanno votato a favore dell’emendamento e 180 no. Una sconfitta cocente e inaspettata, considerato che alla Camera la maggioranza gode di numeri rassicuranti che dovrebbero escludere qualsiasi imboscata del genere. Tra i favorevoli all’emendamento leghista certamente una cinquantina di franchi tiratori del Pd. Avvertimento a Renzi da parte della fronda interna al suo partito? I grillini, attraverso un’astensione tattica, hanno messo a nudo le divisioni nel Partito Democratico tra giustizialisti e garantisti.

D’altronde era stato lo stesso premier, mesi fa, anche prima di salire a Palazzo Chigi, a predicare prudenza ai forcaioli del suo partito, sottolineando l’urgenza di una riforma della giustizia. Aveva citato il caso di Silvio Scaglia, ex manager Fastweb, additandolo quale esempio di eccesso di custodia cautelare, e aveva precisato che lui avrebbe voluto battere Berlusconi sul terreno della politica e non per via giudiziaria. Inoltre, quando si insediò il suo governo e 4 sottosegretari finirono nell’occhio del ciclone in quanto indagati, Renzi mandò la Boschi in Parlamento a difendere il principio di “presunzione di innocenza” fino alla condanna definitiva.

Ma lo scivolone della maggioranza sulla responsabilità civile dei magistrati potrebbe avere degli strascichi perché la questione è delicata e investe i rapporti tra Pd e giudici, in un’epoca che registra scandali eclatanti con coinvolgimenti bipartisan.

Ovviamente la votazione dell’emendamento leghista è stata accolta con entusiasmo da Forza Italia. Tra i franchi tiratori del Pd uno dei pochi ad uscire allo scoperto è stato Roberto Giachetti, che cavalcò già in tempi non sospetti con i Radicali la battaglia per la responsabilità civile dei giudici e che ha convintamente difeso tale principio anche nei giorni scorsi.

Ma la questione è molto più complessa e non si risolve certamente con l’approvazione di quell’emendamento. Nel 1987 gli italiani, in occasione di un referendum promosso dal Partito Radicale, si espressero a favore della responsabilità civile dei giudici per dolo o colpa grave. Nella legge Vassalli del 1988 furono messe a punto le modalità applicative di quel principio.  L’emendamento leghista modifica l’art.2 di quella legge sul risarcimento dei danni causati nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e sulla responsabilità civile dei magistrati, inasprendo di fatto le pene nei confronti di questi ultimi. L’Europa chiede all’Italia sistemi più efficaci di ristoro per gli errori giudiziari, ma non necessariamente attraverso azioni dirette della parte contro i giudici e peraltro anche per semplice errore di diritto. E poi un condannato in primo grado potrebbe avviare un’azione legale nei confronti del giudice oppure dovrebbe prima ricorrere fino alla Cassazione nella speranza di vedere ribaltato il verdetto e solo in caso di condanna definitiva rivalersi sul singolo magistrato?

La strada maestra sembra piuttosto quella di rafforzare il controllo disciplinare per tutte le giurisdizioni, attraverso un’efficace, trasparente e neutrale esercizio dei principi di autogoverno. La faziosità, il corporativismo e la politicizzazione di alcune correnti della magistratura, alla base di veleni e lotte fratricide all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura, allontanano un virtuoso equilibrio tra i poteri e un sano funzionamento della democrazia.

Si legge nell’emendamento approvato alla Camera: «Chi ha subito un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario posto in essere dal magistrato in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell'esercizio delle sue funzioni ovvero per diniego di giustizia può agire contro lo Stato e contro il soggetto riconosciuto colpevole per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivino da privazione della libertà personale. Costituisce dolo il carattere intenzionale della violazione del diritto».

Secondo l’Associazione nazionale magistrati, che ovviamente è insorta all’indomani del voto di Montecitorio favorevole all’emendamento, si tratta di un grave vulnus all’autonomia della magistratura in quanto l’azione diretta di responsabilità civile nei confronti dei magistrati non è in linea con nessuna legislazione degli Stati Ue e somiglia ad un’azione punitiva nei confronti delle procure che stanno portando avanti scottanti inchieste sul malaffare in politica.

A fine aprile un disegno di legge presentato dal centrodestra e che prevedeva cose analoghe fu bocciato in maniera compatta alla Camera da Pd, Movimento Cinque Stelle e Sel. Certamente, in una democrazia liberale, i magistrati, quando sbagliano, devono pagare come tutti gli altri professionisti e i cittadini hanno il diritto di vedere risarciti i danni loro cagionati da una giustizia amministrata in modo sbagliato. La sussistenza del dolo o della colpa grave del giudice va accertata in maniera chiara e inequivocabile, caso per caso. Il fatto che in tanti anni i procedimenti aperti per responsabilità civile nei confronti dei giudici si contino sulla dita di una mano conferma le difficoltà di disciplinare la materia, ma anche l’esigenza di migliorare la legge Vassalli, dando certezze ai cittadini e stimolando un maggior impegno dei giudici nella direzione dell’imparzialità e della corretta applicazione delle leggi.

L’emendamento leghista ha comunque avuto il merito di riaprire la questione. Durante Tangentopoli, oltre vent’anni fa, nessuno avrebbe mai osato mettere in discussione l’onnipotenza della magistratura e riproporre il tema della responsabilità civile dei magistrati. Oggi, mentre alcune procure fanno luce su inquietanti esempi di cattiva gestione dei soldi pubblici, una ponderata riflessione su questo tema e sul rafforzamento delle disposizioni della legge Vassalli in materia di responsabilità civile dei magistrati potrebbe fungere da contrappeso ed evitare derive giustizialiste e forcaiole sempre incombenti nel nostro Paese.