Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
IMMIGRAZIONE

Respingimenti assistiti, l'unica proposta ragionevole

Le frasi irresponsabili di Gentiloni a Davos, cioè non chiudere i porti italiani agli immigrati illegali, hanno subito provocato una nuova ondata di sbarchi, attraversate del Mediterraneo e morti in mare. Il centrodestra, nel suo programma, propone al contrario una politica di respingimenti assistiti. L'unica proposta ragionevole.

Politica 31_01_2018
Sbarco di immigrati a Catania

Stanno riprendendo su vasta scala gli sbarchi di immigrati illegali sulle coste italiane grazie anche all’incessante spola delle navi delle Ong e al criminale annuncio di Paolo Gentiloni che a Davos ha detto al mondo che l'Italia terrà aperti i suoi porti ai migranti. Un annuncio che incoraggerà nuove partenze dall’Africa, molti altri morti nel deserto libico e in mare e moltissimi nuovi sbarchi in Italia, unico Stato europeo ad accogliere chiunque paghi criminali per oltrepassare illegalmente le sue frontiere.

“Vogliamo continuare a salvare vite, non vogliamo chiudere i nostri porti" ha detto Gentiloni esprimendo una contraddizione latente poiché solo chiudendo l’accesso all’Italia i flussi cesseranno e nessuno naufragherà e affogherà. Difficile spiegare la politica sull’immigrazione di Gentiloni e del PD se non valutando l’indotto in termini di voti che può offrire la lobby dell’accoglienza e dei soccorsi (Ong, coop e associazioni varie anche del mondo cattolico) che incassa circa 4 miliardi all’anno. Sono 3.176 i migranti sbarcati nei primi 29 giorni del 2018, un quarto in meno rispetto allo stesso periodo del 2017 quando in tutto l’anno arrivarono poco meno di 120mila i clandestini, il 34% in meno rispetto ai 181mila del 2016.

Dei nuovi arrivati 2.622 sono partiti dalla Libia ed anche questo dato è in calo rispetto al 2017, quando erano stati 4.040 (-35%). Gli eritrei sono i più numerosi tra i migranti sbarcati quest'anno (580), seguiti dai pakistani (258), tunisini (232) e libici (192). L’arrivo di cittadini libici è nuovo e sembra indicare le crescenti difficoltà della popolazione libica di fronte al persistere di scontri tribali e instabilità. Il calo dei flussi rispetto all’anno scorso non deve ingannare: siamo solo all’inizio dell'anno e numeri e percentuali variano molto in fretta. Basti pensare che gli stessi dati del Viminale riferiti però al 22 gennaio, indicavano 2.749 sbarcati, cioè il 15% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso (2.393) e il doppio rispetto allo stesso periodo del 2016 (1.367).

Chiaro quindi che finchè non vi sarà una coerenza nell’iniziativa italiana i flussi continueranno, incoraggiati dalla prospettiva di raggiungere le coste italiane e l’Europa. E’ infatti inaccettabile che Roma appoggi e finanzi la Guardia costiera libica affinchè blocchi e rimpatri i migranti illegali ma al tempo stesso le flotte italiane, Ue e le navi delle Ong sbarcano in Italia i migranti che soccorrono in mare. L’unica soluzione ragionevole è inevitabilmente quella dei respingimenti assistiti, proposti da ormai quattro anni da chi scrive questo testo anche con numerosi articoli pubblicati dalla Nuova Bussola Quotidiana e in diverse conferenze incluso il “Cantiere” organizzato dalla Lega nel giugno 2016 (video).

In vista delle elezioni del 4 marzo la coalizione di Centrodestra ha reso noto un programma politico in 10 punti che alla voce Sicurezza parla esplicitamente di “controllo dei confini” e “blocco degli sbarchi con i respingimenti assistiti”. La proposta è stata ampiamente illustrata nel libri “Immigrazione tutto quello che dovremmo sapere” (Aracne dicembre 2016) e “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” (Aracne dicembre 2017) scritti con Giancarlo Blangiardo e Giuseppe Valditara. I respingimenti assistiti costituiscono infatti l’unica opzione ragionevole ed efficace in grado di bloccare i flussi scoraggiando le partenze e azzerando le morti in mare e nel deserto e il giro d’affari dei trafficanti.

Attuarli richiederebbe l’impiego delle stesse navi militari (una mezza dozzina) italiane ed europee (operazioni Mare Sicuro, Sophia e Triton) utilizzate oggi ma schierate a ridosso della costa della Tripolitania occidentale, da dove salpano i barconi, per soccorrere i migranti per poi riportarli in Libia in coordinamento con le autorità di Tripoli. Qui i clandestini verrebbero accolti dalle agenzie dell’Onu (che l’Italia finanzia) che ne curano già oggi il rimpatrio nei Paesi d’origine. I “respingimenti assistiti” permettono di chiudere i porti italiani agli immigrati illegali pur non impedendo di ricoverare per il tempo necessario in ospedali della Penisola persone bisognose di cure, scoraggiando i flussi migratori, poiché nessuno rischierebbe più la vita né pagherebbe migliaia di euro ai trafficanti sapendo che non raggiungerà mai l’Italia e il suo viaggio si concluderebbe sulla costa africana del Mediterraneo.

In questo modo si salverebbero migliaia di vite umane azzerando gli incassi dei trafficanti e diffondendo un chiaro messaggio che, dopo 650 mila sbarchi illegali dal 2013 a oggi, l’Italia non è più disponibile ad accogliere chiunque paghi criminali.