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Prove di pass in chiesa, la strana carità di don Pasquale

Dopo un focolaio di Covid a Bernalda (Matera), don Pasquale Giordano si rivolge soprattutto ai ragazzi ed esorta ad «astenersi dal venire in parrocchia» a chi non ha fatto il vaccino o il tampone. Alla Bussola spiega le sue ragioni, senza però tenere conto delle specificità del virus e dei relativi vaccini. E perdendo di vista la sua prima missione.

Attualità 23_07_2021

C’era da temerlo e sta succedendo. L’idea del green pass per accedere in chiesa sta prendendo piede, per iniziativa di alcuni pastori zelanti che nella loro corsa a ulteriori restrizioni hanno anticipato perfino eventuali direttive dello Stato nonché i ‘segnali’ provenienti dalla Santa Sede (vedi qui). Andiamo alle situazioni di cui siamo venuti a conoscenza.

Prima è emerso il caso di don Francesco Martino, che la settimana scorsa, a seguito di un positivo nella sua chiesa a Belmonte del Sannio (provincia di Isernia), ha scritto un post su Facebook terminante così: «Con dolore, si sconsiglia ai non vaccinati e che non hanno avuto il Covid l’accesso in Chiesa».

Poi, martedì 20 luglio, ricevendo maggiore risonanza mediatica, è stata la volta di don Pasquale Giordano, della parrocchia Mater Ecclesiae di Bernalda (provincia di Matera), che sempre su Facebook ha scritto queste testuali parole: «Dato il diffondersi del contagio da Covid-19 esorto caldamente, soprattutto i ragazzi e i giovani, a effettuare il tampone di verifica e ad aderire alla campagna vaccinale che si terrà nei prossimi giorni. Per l’accesso in chiesa e negli spazi della parrocchia è gradito un riscontro di un tampone recente o del vaccino. Per garantire sicurezza alle persone più fragili che frequentano la Chiesa chiedo gentilmente a chi non ha intenzione nè di fare il tampone nè di vaccinarsi di astenersi dal venire in parrocchia. È carità cristiana tutelare la propria e l’altrui salute».

Da Bernalda, negli ultimi giorni, sono emerse notizie di un focolaio di persone positive al Covid e poche ore prima che don Pasquale pubblicasse il suddetto post il Comune aveva diffuso il suo bollettino: “31 attualmente positivi”, “3 attualmente ricoverati” (il bilancio del 21 luglio era, rispettivamente, di 39 e 4). Su una popolazione di oltre 12.000 abitanti, si tratta dello 0.25% di positivi, uno ogni 400 anime, una media superiore al dato nazionale, ma che non appare così allarmante, tanto più con le temperature estive: ci vuole certo la prudenza della quarantena per chi è positivo (che non equivale a essere malato) e una verifica sui contatti stretti.

In più, come abbiamo ricordato al telefono a don Pasquale Giordano, in Italia per l’accesso in chiesa sono già previste misure come le mascherine, il distanziamento e gli igienizzanti per le mani, misure che di per sé appaiono pure ridondanti (perché la distanza se c’è la mascherina e viceversa?). Non sono sufficienti? No, per il parroco di Bernalda: «Quando c’è un affollamento più consistente, questo non basta. Per situazioni più critiche, come quella che stiamo vivendo, è necessario un livello di attenzione più alto», ci dice, parlando di «un tasso esponenziale di contagi».

Per don Pasquale, dunque, serve il vaccino, ma ci conferma che consentirà l’accesso in chiesa anche a chi non è vaccinato o fresco di tampone. «Certo, a suo rischio e pericolo, può entrare», spiega alla Bussola, precisando che nel suo post ha usato solo «verbi esortativi» per invitare a prendersi cura di sé e degli altri. «Una persona che non ha fatto il vaccino anti-Covid è oggettivamente più fragile. Poiché a Bernalda la situazione è più grave, ho ritenuto opportuno - facendo mie le preoccupazioni del commissario prefettizio, che amministra pro tempore questo Comune - di esortare alla prudenza. Quindi, se una persona è più fragile dovrebbe evitare i momenti di maggiore affollamento in luoghi chiusi, come una chiesa».

Peccato che don Pasquale dia per scontata l’equazione “mancata vaccinazione anti-Covid = fragilità” e non tenga conto delle diverse fasce d’età, che ci dicono che questo virus - a parità di altre variabili (come la presenza di altre patologie) - ha in linea generale un’incidenza profondamente diversa tra bambini-ragazzi e anziani, con un tasso di mortalità bassissimo per i più giovani e un conseguente rapporto benefici-rischi che sconsiglia per loro la vaccinazione. Da questa mancanza di fondo nasce la sua spinta alla vaccinazione dei giovani: «Abbiamo fatto il Grest e dobbiamo iniziare altre attività in cui sono coinvolti parecchi ragazzi, perciò ho invitato a cautelarsi, approfittando sia della campagna vaccinale straordinaria che si farà a Bernalda dal 26 luglio sia del tampone molecolare gratuito», afferma don Pasquale, che tiene sempre a specificare che la sua è «un’esortazione», «non una pressione». Già, ma un ragazzo sano e senza sintomi, che non intende presentare il riscontro di tampone/vaccino «gradito» al parroco, come dovrebbe sentirsi? E se si sentisse escluso proprio dalla Chiesa?

In definitiva, il sacerdote di Bernalda - senza nemmeno prendere in considerazione gli scrupoli di coscienza di molti davanti a vaccini (i 4 attualmente autorizzati in Italia) realizzati in un modo o nell’altro con l’ausilio di linee cellulari ricavate da bambini abortiti - ritiene che «la vaccinazione è un dovere morale come anche il Magistero e il Papa hanno detto più volte». Eppure, se si parla di Magistero, è stata la Congregazione per la Dottrina della Fede, nella nota di dicembre 2020, con il benestare del Papa, a scrivere che «la vaccinazione non è, di norma, un obbligo morale». Non può essere un obbligo morale (né quindi, stando alla Treccani, un «dovere»), tanto più in mancanza di uno stato di necessità.

Il Covid non ha, come detto, la stessa pericolosità per tutti e ci sono terapie domiciliari capaci (se applicate) di prevenire gran parte delle ospedalizzazioni. Gli attuali vaccini, inoltre, anche se possono prevenire le forme più gravi della malattia, non fermano i contagi, possono avere effetti collaterali nel breve termine e non sono conosciuti, vista la corsa fatta per metterli sul mercato, quelli nel medio-lungo termine. In più ci sono indizi - contenuti in articoli specialistici, come quello della rivista Cell commentato sulla Bussola dall’epidemiologo Paolo Gulisano - che i vaccini anti-Covid creino vaccino-resistenza e, con essa, varianti più pericolose.

Allora, se si invoca la prudenza, buonsenso vorrebbe che si considerassero tutti questi elementi, taciuti nel bombardamento massmediatico “ufficiale”. Un bombardamento che sta facendo sì che i non vaccinati vengano sempre più trattati come se fossero contagiati e, per di più, irresponsabili. Questa manipolazione porta anche a dimenticare che evidentemente il rischio zero non esiste, né in tema di Covid né in nessun campo della nostra vita terrena, che è nelle mani di Dio: non saranno certo nuove restrizioni umane a cambiare questa verità.

Infine, il punto qui più importante. La salute che ogni sacerdote dovrebbe aiutare a raggiungere e offrire alle anime che sono a lui affidate è, innanzitutto, quella eterna. Ci parlino di Gesù, lo obblighino «a scendere in Terra!», come si esprimeva lo scienziato e Servo di Dio Enrico Medi in uno splendido discorso. Ci offrano la salvezza dei sacramenti. È questa la prima carità che abbiamo bisogno da loro.