Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Sant’Espedito a cura di Ermes Dovico
LA VENDETTA DI TUSK

Polonia ad alta tensione, Ue complice della svolta autoritaria

Ascolta la versione audio dell'articolo

In Polonia Donald Tusk e la sinistra al governo perseguono la loro vendetta totale nel tentativo di abbattere il nemico politico, civile e sociale rappresentato non solo dai conservatori del PiS, ma anche dalla società cristiana del paese. Silenziata sui media pubblici l'imponente manifestazione di protesta a Varsavia. 

Esteri 15_01_2024

Polonia, tutta l’Europa è a sostegno del nuovo autoritarismo vendicativo e anti-nazionale del governo Tusk. Lo scorso 10 gennaio Gregor Puppinck, ha descritto con dovizia di particolari sul portale della organizzazione che guida, l’inquietante ma prevedibile azione vessatoria nei confronti della Polonia che il Consiglio d'Europa e la Corte europea hanno promosso nei pochi giorni successivi alla entrata in carica del neo Premier Donald Tusk:

«Lunedì 11 dicembre, Donald Tusk è stato eletto primo ministro della Polonia con il sostegno della dell’estrema sinistra. Martedì 12, la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) ha condannato la Polonia per non aver riconosciuto le coppie dello stesso sesso. Mercoledì 13, il Consiglio d’Europa è stato informato dal nuovo governo polacco che non contesterà ulteriormente le sentenze della Cedu, per quanto riguarda in particolare la questione spinosa della riforma giudiziaria. Giovedì, la Cedu ha condannato la Polonia per aver vietato l’aborto eugenetico».

In soli quattro giorni di metà dicembre, tutto l’apparato dell'organizzazione intergovernativa che si fonda sulla Convezione europea dei diritti umani e avrebbe il compito di sostenere lo Stato di diritto, inclusa la separazione ed il rispetto delle differenti funzioni e compiti dei poteri dello Stato democratico, ha colpito al cuore i valori ed i diritti umani del concepito, della famiglia naturale e l’indipendenza della magistratura polacca.

Azioni, sentenze e dichiarazioni che avevano lo scopo di metter in chiaro per tutti, attori e politici polacchi ed esteri, il sostegno incondizionato del Consiglio di Europa a Governo e maggioranza che sostiene Tusk e l’appoggio a tutte le riforme che riguardano i “diritti in-civili” LGBTI, la liberalizzazione dell’omicidio dell’innocente, tentando anche di replicare, come comprovato da diverse indagini sulla stessa Corte europea, la dipendenza dei giudici dalla politica e dalle lobbies.

Non suoni inattesa la notizia che l’uscente e tutt’ora in carica Commissario europeo alla Giustizia, Didier Reynders si sia candidato, con il sostegno del Belgio, alla carica di Segretario generale del Consiglio di Europa, per meglio condizionare l’operato e l’indipendenza delle democrazie guidate da governi conservatori e che vogliano tutelare e promuovere l’identità cristiana e principi non negoziabili. Attenzione, con George Soros che controlla indirettamente una parte dei giudici della Corte europea, Didier Reynders nel ruolo di Segretario Generale e Michael O’Flaherty in quello Commissario europeo dei diritti umani, l’intero Consiglio di Europa si appresta nel prossimo futuro a bombardare tutti i rimasugli cristiani del continente.

In questi ultimi giorni, un mese dop il primo blitz di Tusk sostenuto da Strasburgo, a conferma del pieno sostegno delle istituzioni europee alle sue angherie istituzionali e decisioni autoritarie, dalla Commissione europea di Bruxelles non solo non si è levata una voce di protesta per la radicale e abusiva erosione della indipendenza dei mass media pubblici, descritti dalla Bussola, ma si è taciuto sull’arresto di due parlamentari, tra cui l’ex ministro degli Interni, sulla proposta di processare il Presidente della Banca centrale polacca, già minacciato da esponenti della attuale maggioranza in campagna elettorale e infine si tace sulla proposta di riforma della giustizia che prevede sin da subito la rimozione della figura di procuratore generale.  

Dalla scorsa settimana in poi, nonostante gli appelli ad intervenire dell’ex primo ministro polacco Mateusz Morawiecki e la pubblica e strenua difesa della legalità del Presidente Andrzej Duda che sta usando tutti i suoi poteri per contrastare l’irrefrenabile sete di vendetta e brama rivoluzionaria della nuova maggioranza, le istituzioni di Bruxelles hanno fatto trapelare tutto il sostegno alle decisioni tiranniche ed autoritarie di Donald Tusk.

Dall’8 gennaio, giorno in cui la nuova maggioranza del Parlamento polacco ha tolto l’immunità ai parlamentari del PiS, l’ex ministro degli interni Mariusz Kamiński e al suo ex vice ministro Maciej Wąsik, sino alla manifestazione di Varsavia dell’11 gennaio, quando molte decine di migliaia di polacchi hanno protestato contro le decisioni autoritarie del governo e a difesa della democrazia, dalla Commissione europea sono uscite solo parole di rassicurazione sullo sblocco di tutte le centinaia di miliardi dovuti a Varsavia entro il mese di aprile e di sostegno totale alle riforme autoritarie dei mass media pubblici e della giustizia. Quest’ultima riforma è sostenuta anche dall’Ambasciata Usa e dal leader del PPE Manfred Weber.

Tutta la svolta autoritaria imposta dal governo Tusk è sostenuta, manco a dirlo, anche dalla centrale unica dell’informazione globalista social-liberale che di fatto controlla e promuove sui mass-media internazionali il messaggio ed un'informazione a senso unico, edulcorata per proteggere gli abusi di governi e politici amici. I media hanno totalmente censurato la grande manifestazione di Varsavia e gli sforzi seri del Presidente Duda per tenere il paese su binari democratici.

In Polonia Donald Tusk e la sinistra al governo perseguono la loro vendetta totale nel tentativo di abbattere il nemico politico, civile e sociale rappresentato non solo dai conservatori del PiS, ma anche dalla società cristiana del paese. Lo sradicamento della civiltà cristiana in Irlanda, complice il  governo del “popolare” Enda Kenny, sta per replicarsi a Varsavia a causa del furore giacobino di un altro «popolare», quel Donald Tusk che vuol ribaltare l’identità cristiana e civile della nazione polacca.