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Chiesa cattolica

Pakistan. Un anno dedicato ai bambini

La arcidiocesi di Islamabad-Rawalpindi è impegnata nella tutela dell’infanzia a fronte di un aumento allarmante di abusi e violenze su minori

 

 

L’infanzia è al centro dell’attività pastorale della arcidiocesi di Islamabad-Rawalpindi, in Pakistan, che ha deciso di celebrare il 2026 come l’“Anno dei Bambini”. La tutela dell’infanzia è cruciale, ha spiegato all’agenzia di stampa Fides l’arcivescovo monsignor Joseph Arshad, esprimendo “profonda preoccupazione per il crescente numero di casi di abuso sui minori nella società”. Il fenomeno oltre tutto è fortemente sottostimato a causa di tabù, povertà e debolezza del sistema giudiziario: gran parte degli abusi domestici o comunitari, ad esempio, non vengono denunciati per paura del disonore che ricadrebbe sulle vittime stesse o per intimidazioni e minacce. Una indagine condotta dalla Ong pakistana Sahil che monitora quotidianamente il fenomeno dell’abuso sessuale sui minori ha rivelato che nel 2025 si è registrato un incremento dell’8% delle denunce, con 3.630 casi di violenza accertati, una media di oltre nove bambini al giorno. Le ragazze rappresentano il 53% delle vittime di rapimento e stupro. Lo sa bene la Chiesa perché ogni anno delle giovani cristiane vengono rapite da musulmani, costrette a convertirsi all’islam e a sposarli e spesso, nonostante le prove addotte, non vengono restituite alle famiglie o lo sono dopo lunghi iter giudiziari. “Esprimiamo come comunità cattolica profondo dolore, sgomento e preoccupazione – ha detto monsignor Arshad – e rileviamo la crescente paura tra genitori, bambini e comunità. La brutalità contro un bambino innocente è un crimine che ferisce la coscienza dell’intera nazione”. Uno dei casi più recenti, ha ricordato, ha avuto una conclusione tragica. Muntaha Zahra, una bambina musulmana di sette anni è stata rapita a giugno e uccisa dopo aver subito maltrattamenti e torture. Monsignor Arshad, riporta Fides, ha rivolto un appello a genitori, insegnanti, leader religiosi, media, società civile e a tutti i cittadini affinché “riconoscano la propria responsabilità nella protezione dei bambin”, ha invitato i genitori a “rimanere vigili, costruire un rapporto di fiducia con i propri figli, ascoltarli attentamente e guidarli in materia di sicurezza personale”. “La società – ha detto – dovrebbe rifiutare il silenzio, la paura, lo stigma e l'indifferenza, e deve segnalare ogni sospetto caso di abuso alle autorità competenti. Tutte le persone di buona volontà, di ogni religione– sono chiamate a diventare ambasciatori di pace, protezione e speranza per il Pakistan. La sicurezza dei bambini non è solo una questione familiare, ma una responsabilità morale nazionale. I nostri amati bambini meritano una società in cui possano vivere senza paura, crescere con dignità e guardare al futuro con speranza, e tutti noi dobbiamo lavorare insieme e contribuire al benessere dei nostri figli”. L’“Anno dei bambini” sarà fitto di incontri, celebrazioni, manifestazioni e preghiere.