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INTERVISTA/ Matthew Hassan Kukah

Nigeria: il saccheggio dei jihadisti, la corruzione del governo

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Libertà religiosa 24_08_2026
Mons. Kukah al Meeting di Rimini (foto di Elisa Gestri)

A margine della sua partecipazione al Meeting di Rimini 2026 dove ha preso parte a un panel sulla libertà religiosa - «in Nigeria, se chiedi a qualcuno se è cristiano o musulmano, risponderà: sono affamato», ha esordito nel suo intervento - La Nuova Bussola Quotidiana ha incontrato Sua Eccellenza Matthew Hassan Kukah. Nigeriano di etnia Ikulu, dal 2011 monsignor Kukah è Vescovo della Diocesi di Sokoto, nord est  musulmano del Paese al confine con il Niger, dove i cattolici sono tra e il 3% e il 4%.

Originario di Anchuna, middle belt della Nigeria, il suo curriculum è più che ragguardevole: dopo l'ordinazione sacerdotale nel paese natale monsignor Kukah ha conseguito due lauree - rispettivamente a Roma e Bradford - e un dottorato a  Londra, per  svolgere poi attività di ricerca ad Oxford e Harvard; già segretario della Conferenza Episcopale Nigeriana, nel suo Paese è membro della Commissione nazionale per le violazioni dei diritti umani, mentre a Roma è consulente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e membro del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.

Durante il tempo che ha cortesemente concesso alla Bussola non abbiamo parlato, però, dei suoi titoli accademici, né dell'opera di mediazione che per conto del governo nigeriano ha svolto tra la multinazionale Shell e la tribù Ogoni; ci interessa il presente della Nigeria, stretta tra gli attacchi degli estremisti islamici e lo sfruttamento illegale delle risorse del Paese. Ci incuriosisce il secondo nome di Sua Eccellenza, Hassan, e apriamo l'intervista chiedendogli di parlare delle origini della sua famiglia.

Mons Kukah, i suoi genitori erano cristiani?
No. Nella mia famiglia si seguivano l'islam e le religioni locali. 

Come ha incontrato il cristianesimo?
A scuola – ho frequentato una scuola elementare che faceva capo alla Chiesa cattolica di Anchuna, gestita però totalmente da laici. A otto anni ho ricevuto il Battesimo e poi gli altri Sacramenti.

Dunque possiamo dire che ha avuto fortuna?
Assolutamente. Non smetterò mai di ringraziare il Signore per questo. Tra l'altro ho ricevuto un'ottima educazione, altrimenti inaccessibile per la mia famiglia, che era  povera. In Nigeria l'istruzione è molto costosa.

Come hanno preso i suoi genitori la sua conversione al cristianesimo?
A mio padre non importava. Mia madre ha accusato il colpo quando ho iniziato il Seminario Minore a Zaria: avrebbe desiderato, com'è normale che sia, che mi sposassi e avessi dei figli. Invece mia nonna, con cui sono cresciuto, è stata molto contenta per me. Non era cristiana, ma era contenta per me.

Come è continuato il suo percorso?
Ho proseguito gli studi presso il Seminario Maggiore di Jos, tenuto da Padri Agostiniani. La presenza agostiniana è forte in Nigeria – tra l'altro ho incontrato diverse volte Papa Leone quando, ancora Vescovo,  veniva in visita in Nigeria. Sono stato ordinato sacerdote nel 1976, il primo prete cattolico di etnia Ikulu ad essere ordinato – tenga conto che noi Ikulu, etnia precipuamente nigeriana, siamo poco più di 100mila abitanti su una popolazione totale di 250 milioni. La mia generazione (monsignor Kukah è nato nel 1952, ndr) ha visto i primi preti nigeriani. Precedentemente i sacerdoti da noi erano solo bianchi.

Nel nord est della Nigeria, così come nel confinante Niger, in Camerun e in Ciad, sono attivi gli estremisti islamici dell'ISWAP (Islamic State West Africa Province, Provincia dello Stato Islamico dell'Africa Occidentale), una costola dell'Isis che negli ultimi dieci anni ha acquistato enorme potere in Africa. Quali sono le modalità di azione degli attuali gruppi terroristici?
L'estremismo islamico è cambiato nel tempo. Se quindici, venti anni fa Boko Haram perseguitava solo i cristiani perché mirava a convertire la popolazione all'islam con il mitra, a costituire un Califfato in cui instaurare la sharia, le entità attuali non hanno contatti con la popolazione: vivono alla macchia e si muovono solo per uccidere, saccheggiare, violare. Non uccidono su base confessionale, dunque è inesatto dire che oggi perseguitino solo i cristiani. I loro attacchi non fanno preferenze di credo: uccidono le persone nelle fattorie, in chiesa, in moschea, a casa, dovunque. Si tratta peraltro di diversi gruppi affiliati all'Isis ma divisi tra loro, per cui se vieni ucciso non sai nemmeno chi è stato. La situazione è estremamemte complicata: ciò che unisce tra loro e con Boko Haram questi gruppi è solo la violenza e il business dei minerali.

Cioè?
Beh, questi banditi si finanziano con il traffico di minerali preziosi – come sa, la domanda globale di minerali e terre rare è enormemente cresciuta. La Nigeria è ricchissima di giacimenti ma non dispone della tecnologia necessaria per l'estrazione; la popolazione non ha nemmeno le conoscenze adeguate per riconoscere il valore delle pietre. Succede che chi trova nel terreno, ad esempio, un diamente, lo rivenda a un dollaro l'uno a trafficanti senza scrupoli. Le nostre risorse minerarie sono sfruttate legalmente e illegalmente dalla Cina – i cinesi sono stati i primi ad estrarre minerali da noi già vent'anni fa – ma anche dall'Europa e da altri Paesi, e sono ambite dall'America. Gli operai nigeriani che lavorano nelle miniere vivono in  condizioni di vera e propria schiavitù e soffrono di malattie terribili di cui i loro figli e nipoti risentiranno per generazioni. Gli estremisti islamici si sono inseriti in questi traffici: uccidono gli agricoltori e distruggono le fattorie per fare spazio a nuovi siti estrattivi, costringono la gente, bambini inclusi, a lavorare nelle miniere. Milioni di persone – dai 3 ai 5, si calcola - sono state costrette a fuggire dagli attacchi degli estremisti abbandondo i loro terreni e le loro fattorie: in questo modo l'agricoltura, la principale risorsa economica tradizionale, è andata completamente distrutta.

La spartizione delle risorse minerarie nigeriane tra Stati esteri che ha descritto sembra una sorta di Colonialismo economico, dopo la fine del Colonialismo in senso proprio...
Assolutamente.

Allora nulla è cambiato dai tempi coloniali?
È cambiata solo una cosa: ora al posto dei bianchi ci sono i neri.

Il governo nigeriano è complice dei traffici e delle violenze o non può nulla per contrastarli?
La situazione è estremamente difficile da contenere, e il governo è presente solo attraverso i militari, che però non si muovono, lasciano fare. Lei che è italiana mi comprenderà: il nostro governo è simile a una mafia. Mi piace fare questo paragone: come il Covid si innesta su patologie preesistenti per aggredire l'organismo umano, così la situazione di cui ho appena parlato si innesta su una “malattia” preesistente, che è la corruzione del nostro governo. La Nigeria è uno Stato corrotto. Ha perso la capacità di far rispettare le leggi, che ci sono, come c'è una Costituzione. Ad ogni elezione politica succede la stessa cosa: c'è un candidato adatto, capace, il soggetto ideale per incidere positivamente sul governo del Paese. Non verrà eletto, perché un altro candidato, più ricco, si comprerà l'elezione col denaro.

Il 19 dicembre prossimo Monsignor Kukah festeggerà cinquanta anni di sacerdozio. Gli chiediamo se sta preparando qualcosa per festeggiare la ricorrenza
Mi hanno offerto in regalo una macchina, o una grande festa in stile nigeriano – sa com'è la gente da noi – ma io ho in mente tutt'altro per ringraziare il Signore: sto raccogliendo fondi per un progetto a beneficio della mia città natale,  Anchuna, dove la popolazione è in maggioranza cristiana. Nei dintorni della città ci sono due colline, una un poco più alta, e l'altra un poco più bassa: sulla prima voglio installare una grande croce, sulla seconda una statua della Vergine. Sulle due colline apriremo sentieri perché la gente possa andarvi in pellegrinaggio: il sentiero per la statua è facile, adatto a tutti, anche a famiglie e bambini, mentre l'altro, più ripido, è per escursionisti esperti.

Non trova simbolico che la via per giungere dalla Vergine sia più facile di quella per raggiungere la croce?
Monsignor Kukah sorride: «E' vero, ma dalla statua della Vergine si vede la croce».