• DOMENICHE SENZA TRAFFICO

Milano a piedi, trionfo dell'irrazionalità

Lo stop alle auto di domenica 9 ottobre è stata una misura totalmente inutile perché l'inquinamento era già stato spazzato via dai venti.

milano a piedi

Domenica 9 ottobre 2011 l’Amministrazione Comunale di Milano ha messo in scena la prima domenica senz'auto dell'era Pisapia, a quanto pare imposta dagli automatismi di un'ordinanza della precedente amministrazione  guidata da Letizia Moratti.

Una decisione, quella del blocco, che non è stata seguita da gran parte delle amministrazioni comunali dell’interland e che, almeno a giudicare da quanto il giorno dopo ne ha scritto il Corriere della Sera, è stato un successo: “una domenica di gioia. Dieci ore senza traffico. Le strade liberate dalle auto e consegnate alle famiglie, ai pedoni, ai ciclisti”.

Il commento del Corriere è un buon “entry point” per la nostra analisi in quanto pone in evidenza il carattere eminentemente demagogico attribuito a questa iniziativa di blocco del traffico, in una città che dovrebbe invece affrontare il problema dell’inquinamento dell’aria valutando una serie di aspetti che vanno dall’andamento degli inquinanti nei giorni precedenti ed al momento dell’ipotizzato blocco al rischio per la salute del cittadini, al livello di disagio causato ai cittadini stessi dal blocco, all’andamento meteorologico pregresso, in atto e previsto, al volume di traffico su cui il blocco andrà ad incidere, alle conseguenti minori emissioni attese nel corso del blocco nonché a quelle maggiori che si avranno in occasione dei picchi di circolazione che inevitabilmente si determineranno a monte e a valle del blocco stesso. Da non trascurare è anche il costo per la collettività che deriva dalle centinaia di vigili sguinzagliati per la città e i cui straordinari vanno a gravare sui bilanci dell’Amministrazione.

Quel che ci si attenderebbe è insomma un’attenta analisi costi – benefici, che tenga anche conto di un dato di fatto da sempre ineludibile e cioè che Milano fu creata dai Celti non come insediamento urbano ma come area cimiteriale, in ragione dei miasmi che dominavano la nebbiosa plaga malarica fra Adda e Ticino in cui si andavano ad impaludarsi innumerevoli corsi d’acqua, mescolando le loro acque con quelle delle risorgive. Insomma, un posto tutt’altro che adatto per insediarvi una metropoli.

Vale poi la pena di domandarsi da quali “mostri” sia stata mai “liberata” Milano domenica 9 ottobre. Forse dalle persone che utilizzano la domenica per andare a trovare anziani parenti o magari da coloro che sfruttano la giornata di riposo per cercare di mantenere quelle forme minime di socialità che i ritmi forsennati del mondo d’oggi e il traffico barbarico che affligge Milano nel corso della settimana rendono sempre più precarie?

La mattina del blocco sono andato a fare un giro in bicicletta in centro, come del resto faccio tutte le domeniche mattina proprio in ragione dei bassi livelli di traffico automobilistico. A Milano fa’ freddo (qualche °C sotto la norma) e l’aria è tersa e pulitissima, merito del transito di una robusta perturbazione atlantica avvenuto fra  giovedì 6 e venerdì 7 ottobre e del conseguente episodio di foehn (favonio) che ha portato sulle nostre teste masse d’aria che fino ad alcuni giorni prima “refolava” fra gli orsi bianchi alle Svalbard. Per inciso questa perturbazione non giungeva per nulla inattesa  in quanto era sulle carte previste dei meteorologi da almeno domenica 2 ottobre. E qui viene spontaneo domandarsi cosa ci  azzecchi un blocco del traffico con una situazione meteorologica tanto sfavorevole all’accumulo di inquinanti atmosferici in vicinanza del suolo e per di più prevista con largo anticipo?

In conclusione non si può che sottolineare la necessità di superare l’irrazionalità che oggi pare dominare le scelte sui blocchi del traffico, sbagliate non solo sul piano tecnico (per i motivi sopra illustrati) ma anche sul piano culturale, perché sradicano sempre più dalla collettività l’idea che i problemi tecnici possano essere affrontati con gli strumenti della razionalità e della tecnologia.
Per non essere fraintesi, siamo convinti anche noi che a fronte di problemi seri per la salute dei cittadini è necessario intervenire adottando tutti i mezzi leciti a disposizione (blocchi del traffico e non solo), ma solo quando ciò si riveli davvero necessario.

Milano è la città che fu culla dell’illuminismo lombardo, il cui principale lascito consiste nell’idea che le politiche (sia in termini di strategie generali che di tattiche da applicare nel “giorno per giorno”) debbano essere frutto di una valutazione razionale della realtà che ci circonda, realtà da indagare preventivamente per mezzo di metodi quantitativi (misure, statistiche, modelli). Chissà che fine avrà fatto il DNA dei nostri padri illuministi? A Milano, il 9 ottobre scorso, non ve n’era traccia.

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