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il questionario di AS

Materialista, nichilista e... di sinistra: è la scuola italiana

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Il questionario promosso da Azione Studentesca ha avuto il merito di svelare che nella scuola il re è nudo: espressione di una cultura materialista, scientista, relativista, edonista, economicista, produttivista, nichilista. E se ti permetti di esprimere una opinione o di avviare una iniziativa che alla sinistra non va bene, sei un fascista.

Educazione 04_02_2026

Sta facendo ancora discutere l’episodio del manifesto, comparso in un liceo di Pordenone, che tramite un codice QR rimandava a un questionario online promosso da Azione Studentesca, col quale segnalare interventi faziosi ed episodi di tentato indottrinamento politico da parte di insegnanti inclini a influenzare il pensiero degli studenti. Iniziative analoghe, secondo quanto emerso, sarebbero state replicate anche in altri istituti. La vicenda ha dato lo spunto anche per una puntata di Report.

La reazione politica, ovviamente, non si è fatta attendere da parte di chi – guarda caso - si è sentito chiamato in causa: Partito democratico e Alleanza Verdi Sinistra, scandalizzati, si sono immediatamente stracciate le vesti e hanno annunciato un’interrogazione parlamentare, parlando apertamente di “liste di proscrizione” e denunciando il legame tra il movimento studentesco e Fratelli d’Italia.

Azione Studentesca, da parte sua, ha respinto le accuse, precisando che il form non prevedeva la raccolta di nomi, ma la semplice segnalazione anonima di comportamenti ritenuti scorretti, sottolineando necessità di una chiara distinzione tra libertà di insegnamento e indottrinamento. Il ministero dell’Istruzione e del Merito ha fatto sapere di aver avviato accertamenti. In attesa di successivi riscontri, la sottosegretaria Paola Frassinetti ha sostenuto che comunque si tratterebbe di un’iniziativa autonoma di alcuni studenti e del tutto priva di intenti di schedatura, anche perché basata sull’anonimato.

La reazione scandalizzata dei partiti di sinistra, occorre dirlo, è già una prima dimostrazione della plausibilità di una simile iniziativa da parte degli studenti. La scuola è, ormai da decenni, un enorme serbatoio di voti per la sinistra, nonché una efficacissima cassa di risonanza dei suoi capisaldi ideologici e culturali: guai a mollare la presa su un territorio già ampiamente conquistato e presidiato come la scuola! L’Associazione nazionale presidi e la Flc Cgil, infatti, hanno subito espresso una condanna netta dell’iniziativa, richiamando i principi costituzionali, la libertà di insegnamento e il rischio di un clima di sospetto.

Ed è in questo contesto che si inserisce anche la lettera di solidarietà sottoscritta da 305 fra docenti – anche universitari - e operatori scolastici, diffusa nelle ore successive. In essa si ripetono come un mantra gli slogan su cui è stato costruito l’assoluto predominio culturale all’interno del sistema scolastico statale: la scuola è una istruzione pubblica “libera e di massa, inclusiva, antifascista, critica e all’altezza della realtà plurale della società di oggi”. Pertanto, sottolinea la lettera, “Sentiamo il dovere di ribadire con chiarezza che l’antifascismo non è un’opinione politica, ma un principio fondativo della Repubblica italiana”.

In sintesi: scuola inclusiva, pluralista, libera e critica, però se ti permetti di esprimere una opinione o di avviare una iniziativa che alla sinistra non va bene, sei un fascista. Quindi devi tacere. Ecco in sintesi la storia della scuola italiana dal dopoguerra in poi, cioè da quando ebbe luogo la spartizione dei poteri tra la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista. E la scuola, nei suoi gangli vitali, cioè in quelli della produzione culturale, sappiamo e capiamo a chi andò in mano….

Episodi di indottrinamento, di propaganda politica e di faziosità non sono certo una novità; chi opera all’interno della scuola lo sa bene, come del resto sa bene che in un certo senso è inevitabile. In un modo o nell’altro, quello che il docente pensa e crede, la sua visione del mondo e della vita si trasmette, se non esplicitamente, comunque per osmosi. Sarebbe auspicabile che chi insegna, essendo innanzitutto un educatore, fosse almeno interessato a far emergere nei propri studenti il desiderio della conoscenza critica e della ricerca della verità, senza veicolare risposte predefinite, ma non sempre è così.

Il problema più grave, tuttavia, non è questo, bensì il fatto che tutto l’impianto della scuola statale -organizzazione, libri di testo, programmi, progetti, celebrazioni, ricorrenze etc..- è espressione di una cultura materialista, scientista, relativista, edonista, economicista, produttivista e, in fondo, nichilista, che è senz’altro emanazione anche di una certa ideologia di sinistra, ma ormai va ben oltre la pura propaganda politica di sinistra (o di destra). Nel sistema fortemente centralistico della scuola italiana non c’è scampo, perché tutto è determinato dalle parole d’ordine che arrivano dall’alto (oggi, tra l’altro, da un sistema di potere sovranazionale) e il pensiero viene formato impercettibilmente. I casi di faziosità certamente saltano all’occhio, ma è molto più pericoloso quello che avviene ma non si capta nella apparente normalità della vita scolastica di ogni giorno…

Il questionario, che ha comunque il merito di mettere in luce che il re è nudo, non è dunque la soluzione. Una vera libertà di pensiero e di educazione/formazione potrà realizzarsi solo in una reale autonomia scolastica abbinata ad una effettiva libertà di scelta educativa per le famiglie. Un sistema nazionale in cui il Ministero non sia più gestore e promotore culturale, ma solo controllore, costituito in modo paritetico (anche a livello economico) da scuole statali, paritarie, parentali e private. Siamo ancora lontani da un simile traguardo, ma per la libertà non c’è altra strada.