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Ora di dottrina / 217 – La trascrizione

Magistero sulla Corredentrice – Il testo del video

Se guardiamo al magistero dei papi, da Leone XIII in poi, è chiarissima la cooperazione attiva e immediata di Maria alla redenzione, ciò che si chiama corredenzione. Il primo pontefice a usare direttamente il termine Corredentrice fu Pio XI. L’importanza del magistero ordinario reiterato.

Catechismo 12_07_2026

Proseguiamo le nostre catechesi sulla mediazione di Maria Santissima in quella fase precedente all’acquisizione delle grazie che chiamiamo corredenzione. La scorsa volta abbiamo visto le posizioni sostenute da diverse correnti della teologia cattolica in relazione alla cooperazione di Maria SS. alla redenzione.

Abbiamo visto una prima corrente che afferma questa cooperazione in modo solamente mediato e remoto, cioè dice che Maria ha cooperato alla redenzione solo perché è madre, perché ha dato alla luce il Redentore. Nulla di più da questo punto di vista. Una seconda corrente invece afferma questa cooperazione come immediata, cioè dice che essa ha a che fare anche con il momento culmine della redenzione, il sacrificio sulla croce, ma è passiva: lì Maria era presente come la prima dei redenti e in qualche modo il ricettacolo di tutte le grazie che poi avrebbe distribuito ai cristiani. La terza corrente, che è quella più adeguata ad esprimere questo mistero, afferma una cooperazione immediata e attiva.

Ora, non si tratta solo di correnti teologiche. Dobbiamo andare a bussare alla porta del magistero della Chiesa, e in particolare a quello dei papi, e vedere cosa essi hanno detto quando hanno parlato di questa cooperazione di Maria alla redenzione. Attenzione: dal momento che è pacifico nel mondo cattolico che Maria partecipi alla redenzione almeno in quanto è la madre del Redentore, ci interessa andare a vedere se ci sono insegnamenti dei pontefici che corroborano l’idea di una cooperazione alla redenzione immediata e attiva che viene chiamata appunto corredenzione. Se non ci piace il termine, per il momento focalizziamoci almeno su quello che questo termine intende esprimere.

I testi sono diversi e diventa importante non solo citarli a carrellata ma anche commentarli. Rimando, per chi volesse ulteriore materiale, ai supplementi domenicali che ho dedicato a questo tema, quindi la presenza della cooperazione di Maria alla redenzione nell’insegnamento dei papi. Oggi e domenica prossima facciamo un’esposizione un po’ più didattica, cercando di mettere in fila questi testi, sfruttando il vantaggio della spiegazione orale. Queste Ore di dottrina si completano con gli articoli e viceversa.

Andiamo a vedere il primo testo: si tratta di una delle diverse encicliche che Leone XIII dedicò alla Madonna e in particolare al Santo Rosario. Leone XIII fu un instancabile predicatore dell’importanza del Santo Rosario. In una di queste esortazioni sul Rosario, la Iucunda semper (8 settembre 1894), presentando i diversi misteri (gaudiosi, dolorosi e gloriosi), e in particolare parlando dei misteri dolorosi, Leone XIII fa questa affermazione molto importante: «Quando, infatti, [Maria] si offrì a Dio come sua ancella per divenire poi sua madre e quando nel tempio si consacrò interamente a Lui insieme al Figlio, già fin da allora, in virtù di questi due fatti, ella divenne partecipe della dolorosa espiazione del Cristo, a vantaggio del genere umano». Vi faccio notare alcuni aspetti. Tutto parte da quando ella si offre come ancella, poi c’è l’offerta al Tempio. Già da allora, ci dice il papa, ella divenne partecipe non solo dei dolori del Figlio, ma pure della «dolorosa espiazione del Cristo, a vantaggio del genere umano». Già qui abbiamo un’espressione chiara che ci dice non semplicemente la partecipazione umana alle sofferenze – è evidente che una madre soffre per le sofferenze del Figlio –, ma una partecipazione all’espiazione, all’evento chiave della redenzione, a vantaggio degli uomini: espiazione che procura la salvezza.

Continua papa Leone XIII: «Del resto, proprio alla sua presenza e sotto i suoi occhi, doveva compiersi quel divin sacrificio per il quale con il proprio latte ella aveva generosamente allevato la vittima. Ciò si contempla nell’ultimo e più commovente di questi misteri [sta parlando dei misteri dolorosi]: “Presso la croce di Gesù stava Maria, sua Madre”, la quale, mossa da un immenso amore per noi, per averci suoi figli, offrì essa stessa il Figlio alla giustizia divina e con Lui morì in cuor suo, trafitta dalla spada del dolore». Di nuovo, vedete questa enfasi, «per averci suoi figli», che fa eco a quella di prima, «a vantaggio del genere umano». Si parla quindi di una partecipazione di Maria al sacrificio di Cristo che ci merita di diventare suoi figli. Come vedete, non si parla solo dei meriti di Cristo che ci fanno diventare figli di Maria; ed è chiaramente enfatizzata la sua partecipazione immediata e attiva: vedete il riferimento al fatto che «offrì essa stessa il Figlio». Dunque, è un testo breve ma preciso nel sottolineare questi aspetti.

In un'altra enciclica sempre dedicata al Santo Rosario, Adiutricem Populi (5 settembre 1895), Leone XIII afferma: «Di lassù [cioè dal Cielo] infatti, secondo i disegni di Dio, ella prese a vegliare sulla Chiesa, ad assisterci e a proteggerci come una madre, di modo che, dopo essere stata la cooperatrice dell’umana redenzione, divenne anche, per il potere quasi illimitato che le fu conferito, la dispensatrice della grazia che in ogni tempo da questa redenzione scaturisce». Qui abbiamo l’affermazione di Maria che è stata «la cooperatrice dell’umana redenzione». Ora, questa traduzione in italiano, che ho tratto dall’edizione bilingue dell’Enchiridion delle encicliche delle Edizioni Dehoniane, non è propriamente fedele, perché il testo latino non dice «dopo essere stata la cooperatrice dell’umana redenzione divenne anche […] la dispensatrice della grazia», ma dice letteralmente “lei che era stata”, «ut quae […] fuerat, eadem […]», cioè lei stessa, che era stata la cooperatrice dell’umana redenzione, divenne anche la dispensatrice. È importante questa sfumatura che si perde nel testo italiano, ma che è assolutamente presente nel testo latino, a indicare la stretta unione tra la redenzione in atto primo, in cui Maria coopera alla redenzione, con la redenzione in atto secondo, ossia il fatto di diventare dispensatrice di tutte le grazie. Il testo infatti dice: “Lei stessa che fu cooperatrice divenne anche dispensatrice”, a indicare che è dispensatrice propriamente perché è stata cooperatrice. Vedete qui non solo l’affermazione distinta della partecipazione di Maria alla redenzione in atto primo (l’acquisizione delle grazie) e in atto secondo (la loro distribuzione), ma anche il nesso. E poco sotto, dopo questa considerazione, il papa dice: «Donde [cioè da questa duplice verità della sua cooperazione alla redenzione, quindi all’acquisto della grazia e alla sua dispensazione] i titoli a lei dati di “Signora nostra”, “nostra Mediatrice”, “Riparatrice del mondo intero”, “Dispensatrice dei doni celesti”».

Si tratta di due testi importanti, perché, di nuovo, il minimo che si può dire di essi, è proprio che collegano tra loro la cooperazione di Maria all’acquisto e alla dispensazione delle grazie, ma soprattutto mettono in evidenza che la sua cooperazione è immediata e attiva. Quindi nel magistero non abbiamo la sola affermazione che Maria è cooperatrice della redenzione solo perché ha dato un corpo e i natali al Redentore, e neanche leggiamo che è solo colei che ha ricevuto le grazie. I testi che andremo a vedere adesso reiterano quanto andiamo affermando e sottolineano altri aspetti non meno importanti.

Passiamo a un altro pontefice, san Pio X, che nell’enciclica commemorativa dei 50 anni del dogma dell’Immacolata Concezione, Ad diem illum (2 febbraio 1904), un bellissimo documento, fa questa affermazione: «La Vergine non ha soltanto il merito di aver fornito la materia della sua carne al Figlio unigenito di Dio che doveva nascere con membra umane e di aver così preparato una vittima per la salvezza degli uomini. Ella dovette anche custodirla quella vittima, nutrirla e [attenzione] presentarla nel giorno stabilito all’altare. Così vi fu tra Maria e Gesù una continua comunione di vita e di sofferenza». Dunque, non c’è solo l’aver dato alla vittima la vita, ma anche il doverla presentare all’altare del sacrificio.

Prosegue il papa: «La conseguenza di questa comunione di sentimenti e di sofferenze tra Maria e Gesù è che Maria divenne legittimamente degna di riparare l’umana rovina e perciò di dispensare tutti i tesori che Gesù procurò a noi con la sua morte e il suo sangue». Attenzione: si parla di una partecipazione, una comunione di sofferenze e di sentimenti. Quali sentimenti? I sentimenti di voler riparare, di voler salvare, di voler redimere, cosicché lei «divenne legittimamente degna di riparare l’umana rovina e perciò di dispensare tutti i tesori». Dunque vedete di nuovo questa indicazione.

Attenzione al passaggio successivo, saltando qualche frase. «Tuttavia, poiché Maria supera tutti nella santità e nell’unione con Cristo, ed è stata associata da Cristo nell’opera della redenzione, ella ci procura per convenienza [de congruo], come dicono i teologi, ciò che Gesù Cristo ci ha procurato per diritto [de condigno], ed è la suprema dispensatrice di grazie». Soffermiamoci un attimo su questo testo importante. Il papa qui ci sta dicendo che Maria, per tre ragioni, ci procura per convenienza lo stesso che Gesù ci ha procurato per diritto. Attenzione: mentre la frase precedente, «dispensare tutti i tesori che Gesù procurò a noi con la sua morte e il suo sangue», poteva far sembrare che Maria non ci abbia procurato nulla (sebbene poco prima si dicesse che ella divenne «degna di riparare l’umana rovina»), questo testo chiarisce che quello che Gesù ci ha procurato per diritto la Madonna ce lo procura per convenienza. Qui abbiamo le famosi espressioni de congruo e de condigno. Quindi, non si dice che ciò che Cristo ci ha procurato per diritto la Madonna ce lo distribuisce per convenienza; no, san Pio X dice che «ella ci procura per convenienza [de congruo], come dicono i teologi, ciò che Gesù Cristo ci ha procurato per diritto [de condigno]». Non c’è una differenza di ciò che viene procurato, ma del modo con cui ci viene procurato. Per diritto, Gesù Cristo, in quanto vero Dio e vero uomo; per convenienza, Maria. Perché per convenienza? Il testo ce lo dice prima: perché «è stata associata da Cristo nell’opera della redenzione».

Attenzione, c’è anche questo altro aspetto: il papa sottolinea che questa associazione voluta da Cristo è particolarmente conveniente perché Maria supera tutti nella santità e nell’unione con Cristo. Dunque, ben a ragione, Cristo l’associa a Sé in questa opera. Questo testo di san Pio X, per certi versi potentissimo, sottolinea che Maria ci procura le stesse cose che Gesù Cristo ci procura, anche se non nello stesso modo, non per diritto di giustizia, come Cristo, ma per convenienza; non in modo assoluto, indipendente, ma perché Cristo l’ha associata a Sé. Vi rimando alle Ore di dottrina precedenti.

Un altro testo importante è la lettera apostolica Inter sodalicia (1918), in cui papa Benedetto XV, dopo aver affermato che la Madonna si trova sul Calvario ai piedi della croce, fa questa affermazione: «Ciò non avvenne senza un disegno divino [non era lì per caso, solo perché era la madre]. Ella cioè talmente patì e quasi morì con il Figlio, paziente e morente, talmente abdicò ai diritti materni sul Figlio per la salvezza degli uomini e, per quanto dipendeva da lei, talmente immolò il suo Figlio per placare la divina giustizia, che a ragione si può dire che ella abbia redento il genere umano insieme a Cristo». Dei testi che abbiamo visto fino adesso questo è il più perentorio. Benedetto XV ci dice che la Madonna ha redento il genere umano insieme a Cristo. E lo ha fatto in queste modalità: perché ha patito con Cristo, perché è quasi morta con il Figlio morente, perché ha volontariamente abdicato ai suoi diritti materni per la salvezza degli uomini, accettando l’immolazione del Figlio. Così come Dio ha atteso il consenso di Maria per l’incarnazione, così ha atteso il consenso di Maria per la redenzione, per l’immolazione del Figlio; Maria ha partecipato attivamente a questa offerta, talmente immolò il Figlio «per quanto dipendeva da lei», per quella che era la sua parte. Per tutto questo «a ragione si può dire che ella abbia redento il genere umano insieme a Cristo». Quindi il papa, con questi quattro verbi, nel modo più esteso possibile sottolinea la cooperazione attiva e immediata di Maria ai piedi della croce. E dice anche gli effetti. Quali sono stati questi effetti? Placare la divina giustizia e redimere il genere umano, che è il senso della redenzione.

Come vedete, se guardiamo al magistero dei papi – finora abbiamo visto quattro testi di tre papi – è chiarissima la cooperazione attiva e immediata di Maria alla redenzione. Non è semplicemente qualcosa che i teologi si sono inventati, ma è qualcosa che abbiamo nell’insegnamento dei papi. Per trovare il termine vero e proprio di corredenzione dobbiamo attendere Pio XI. Su di lui abbiamo scritto molto, anche per la sua disponibilità a portare avanti il progetto del cardinale Mercier di arrivare a una definizione dogmatica della mediazione di Maria Santissima che includesse la “prima tappa” della partecipazione di Maria alla redenzione oggettiva o, meglio, in atto primo, cioè l’acquisizione delle grazie, oltre alla dispensazione delle stesse grazie (redenzione soggettiva o in atto secondo). Pio XI, sebbene non abbia testi così pregnanti come quelli che abbiamo visto, ha il merito di aver utilizzato per primo, tra i papi, il termine Corredentrice. E la prima volta fu il 30 novembre 1933, quando il papa, in occasione del Giubileo della redenzione, ricevendo un gruppo di pellegrini, disse: «Il Redentore non poteva, per necessità di cose, non associare la Madre sua alla sua opera, e per questo noi la invochiamo col titolo di Corredentrice». Chi è la Corredentrice? Il senso di “Corredentrice” è esprimere il fatto che Cristo l’ha scelta per associarla all’opera della redenzione, in modo pieno, attivo, immediato. È interessante questo inciso: «non poteva, per necessità di cose», non associarla. È chiaro che non stiamo parlando di una necessità in termini assoluti: Dio poteva scegliere quello che voleva; ma posto l’ordine delle cose c’è una sorta di necessità relativa, ipotetica, per cui quel Dio che ha creato gli uomini, che ha voluto che gli uomini venissero da un primo uomo e da una prima donna, ha voluto anche rigenerarli, ricrearli nella redenzione da un uomo e da una donna.

Ancora, in un testo del 25 marzo 1934, papa Pio XI parla di Maria «nostra Madre e Corredentrice». E poi, il 28 aprile 1935, il papa fa questa affermazione: «O Madre di pietà e di misericordia, la quale compaziente e corredentrice stesti presso il dolcissimo Figlio tuo mentre operava la redenzione del genere umano sull’altare della croce, conserva e aumenta ogni giorno di più in noi, te ne preghiamo, i frutti preziosi della redenzione e della compassione». Qui abbiamo l’accostamento di questi due termini: compaziente e corredentrice. Cioè, proprio perché era compaziente – pativa con – è anche diventata corredentrice.

La prossima domenica proseguiamo con altri testi, ma adesso bastano questi perché non voglio mettere troppa carne al fuoco e perché nei testi che abbiamo visto abbiamo già dei dati, delle acquisizioni importanti. Il magistero dei pontefici non è solo quello ex cathedra, quello delle definizioni dogmatiche; e non è neanche solo quello degli insegnamenti definitivi, ma è anche quello ordinario: quando il magistero ordinario si reitera, cioè non è l’espressione una tantum di un papa, e prosegue nei pontificati e torna e ritorna e viene “cucinato con salse diverse”, con espressioni diverse, che ritornano sempre sullo stesso punto, è come minimo temerario metterlo in discussione. Possiamo vedere come da Leone XIII a Pio XI noi abbiamo l’affermazione chiara che “per volontà divina”, “per disegno divino”, “per volontà di Cristo” – queste sono alcune delle espressioni che vengono usate dal magistero – Maria è stata associata alla redenzione con Cristo. E non è stata associata solo in quanto Madre di Cristo, ma per una sua singolare presenza partecipativa ai piedi della croce, dove ella ha attivamente cooperato, offrendo il Figlio per la redenzione degli uomini, per la salvezza. Questo è un punto acquisito di questo scorcio che va da Leone XIII, passando per san Pio X, Benedetto XV fino a Pio XI.

La prossima volta vedremo dei testi importantissimi e fondamentali di Pio XII per arrivare poi al maestoso insegnamento di san Giovanni Paolo II sulla corredenzione mariana, di cui diamo già oggi nel supplemento un’anticipazione. In questi mesi stiamo proprio cercando di lavorare sia con il supplemento scritto che con le catechesi per ribadire questi concetti così importanti in un tempo in cui la Madonna, la mariologia, è stata messa nel freezer e Maria viene sempre più e solo presentata come la prima redenta, la prima discepola, la “donna feriale”; nessuno nega questi aspetti ma c’è molto di più; e addirittura si è arrivato a sminuire, a contestare quello che invece troviamo chiaramente espresso nel magistero dei pontefici.



Ora di dottrina / 217 – Il video

Magistero sulla Corredentrice

12_07_2026 Luisella Scrosati

Se guardiamo al magistero dei papi, da Leone XIII in poi, è chiarissima la cooperazione attiva e immediata di Maria alla redenzione, ciò che si chiama corredenzione. Il primo pontefice a usare direttamente il termine Corredentrice fu Pio XI. L’importanza del magistero ordinario reiterato.

Ora di dottrina / 217 – Il supplemento

Maria Corredentrice, l’insegnamento di san Giovanni Paolo II

12_07_2026 Luisella Scrosati

Il senso della corredenzione di Maria, nel magistero di Wojtyła, è profondamente legato alla fecondità di ogni sofferenza vissuta con Cristo e per Lui. Più volte il papa polacco usò il termine Corredentrice, lasciandoci una dottrina ricchissima.

Ora di dottrina / 216 – La trascrizione

Corredentrice, le correnti teologiche – Il testo del video

05_07_2026 Luisella Scrosati

In ambito cattolico ci sono varie correnti teologiche sulla cooperazione di Maria alla redenzione. Alcuni teologi sostengono una sua cooperazione mediata e remota, altri una immediata ma passiva. Molti altri, magistero della Chiesa incluso, insegnano che la cooperazione di Maria fu immediata e attiva: ecco la corredenzione.