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una risposta

Lo svarione di Cazzullo sul miracolo della gamba. E altri

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Certo che Messori non credeva che al contadino Juan Pellicer nel 1640 fosse cresciuta una gamba amputata in un incidente. E nemmeno io. Infatti, quella gamba non era “ricresciuta” bensì “riattaccata”. E noi andammo a vedere i documenti, Cazzullo no. 
-Il libro: El milagro de Calanda 

Ecclesia 09_04_2026

Leggo una risposta di Cazzullo sul Corsera a un lettore che di primo acchito mi sembra un po' scettico. Il tema è la “presunta” ricrescita della gamba contadina a Calanda, Spagna, XVII secolo, cui Vittorio Messori dedicò il suo Il miracolo (Rizzoli). Aldo Cazzullo, che inaugurò la sua fortunata carriera di carrierista proprio con un libro a due mani con Messori (Il mistero di Torino. Due ipotesi su una capitale incompresa, Mondadori), del quale a suo tempo lessi solo la metà di pugno messoriano, risponde letterale: «Io non credo che Vittorio Messori fosse certo che al contadino dell’Aragona fosse davvero ricresciuta la gamba. Però non era neanche certo del contrario».

Ora, poiché io a Calanda con Messori ci sono andato e rimasto una settimana (c'erano anche Travaglio, oggi direttore del Fatto Quotidiano, e Brambilla, oggi direttore del Secolo XIX), posso confermare che, no, Messori non credeva che al contadino Juan Pellicer nel 1640 fosse cresciuta una gamba amputata in un incidente. E nemmeno io. Infatti, quella gamba non era “ricresciuta” bensì “riattaccata”.

Ma a Calanda, a consultare i documenti d'epoca, Cazzullo non c'era. Forse non è mai stato nemmeno nella cattedrale di Saragozza dove el Gran Milagro de Calanda è affrescato grande e grosso su una parete dell'immensa chiesa. Forse, aggiungo, non hai mai letto il libro di Messori. O, se sì, non se lo ricorda o l'ha solo scorso di fretta, perché in quel libro, in tutto quel libro, si spiega il perché e il percome del Miracolo.

E si citano le testimonianze dei chirurghi che, dopo aver proceduto all'amputazione, seppellirono l'arto tranciato nel cortile dell'ospedale. Convocati, riconobbero, dai nei e altre particolarità, che l'arto era proprio quello. Il miracolato conservò per il resto della vita la cicatrice, tutt'attorno, che segnava inequivocabilmente il punto in cui la gamba era stata “incollata”.

Che il Pellicer fosse monco lo sapevano tutti, perché, ormai inabile al lavoro, per anni mendicò davanti alla porta principale del duomo di Saragozza. In bella vista. Con le sue grucce. E con il suo prescritto permesso delle autorità, giacché i truffatori c'erano anche allora. Dunque, anche le autorità aragonesi certificarono che quello era un mutilato. Tanto che il re Filippo IV in persona volle toccare con mano quel miracolo e, addirittura, si inginocchiò per baciarlo.

Ma torniamo al Messori di Cazzullo. Cito: «Non per questo era un nostalgico o un tradizionalista, ad esempio raccontava di non aver mai partecipato a una messa in latino in vita sua». Questo può essere vero, ma, conoscendo il personaggio (e meglio di Cazzullo), posso garantire che si trattava di pura pigrizia, essendo che la Messa in latino più vicina a casa sua era in un'altra città.

Ancora Cazzullo: «Era uno di quelli che leggevano il celebre titolo dell’acquaforte di Goya — “El sueño de la razón produce monstruos”, il sonno della ragione genera mostri — ricordando che sueño in spagnolo significa anche sogno: per cui i mostri possono nascere anche quando si affidano alla ragione troppe aspettative». E qui Cazzullo probabilmente accavalla ricordi: il libro intitolato I mostri della Ragione (Ares) l'ho scritto io nei primi tempi del mio sodalizio professionale con Messori (che fece la prefazione: forse Cazzullo, come me, lesse solo la pars messorica).

In fundo: «Di lui mi piaceva che fosse un uomo molto libero, ad esempio nel libro inchiesta sull’Opus Dei faceva risalire l’aura che circonda l’Opera al fatto che in spagnolo Obra ha un suono sinistro, non a caso lo stesso suono della parola Ovra, il nome che il Duce volle dare alla sua polizia politica. Però il libro era tutto dalla parte dell’Opus Dei». Il libro era, sì, una sperticata apologia dell'Opus Dei (Opus Dei. Un'indagine, Mondadori), ma che in Spagna i rojos sparassero sugli opusdeisti perché il loro nome assonava con quello della gestapo italiana è giusto una “risposta al lettore”. Con preghiera di smetterla di scrivere ai giornali.