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dichiarazione

L’Europa di quattro Conferenze Episcopali cattoliche

È un testo fin troppo generico quello sottoscritto il 13 febbraio dai vescovi di Italia, Francia, Germania e Polonia, che si appellano ai Padri Fondatori ma si guardano bene dal dire che seminare speranza in Europa richiede prima di tutto di criticare questa Unione.

Dottrina sociale 16_02_2026
Christophe Licoppe - imagoeconomica

Venerdì 13 febbraio, i Presidenti di quattro Conferenze episcopali europee – Italia, Francia, Germania e Polonia – hanno pubblicato una Dichiarazione dal titolo È bello diventare pellegrini di speranza. Ed è bello continuare ad esserlo. Insieme!” (qui).
La Dichiarazione inizia da una constatazione: «Viviamo in un mondo lacerato e polarizzato da guerre e violenza. Molti nostri concittadini sono angosciati e disorientati. L’ordine internazionale è minacciato. In questa situazione, l’Europa deve riscoprire la sua anima per poter offrire al mondo intero il suo indispensabile apporto al “bene comune”». 

Nel breve testo, i vescovi tornano a parlare dei Padri Fondatori della Comunità Europea, diventata poi Unione, elogiandone le idee e lo spirito cristiano,  riconoscono che i cristiani non sono più così numerosi come allora, spingono però ad essere presenti come «pellegrini di speranza» e con le seguenti parole danno alcune indicazioni: «Nel rispetto dello stato di diritto e rifiutando le logiche esclusiviste dell’isolazionismo e della violenza, opterà per la risoluzione sovranazionale dei conflitti, scegliendo meccanismi e alleanze adeguati. Dovrà essere sempre pronta a riprendere il dialogo, anche in casi di conflitto, e adoperarsi per la riconciliazione e la pace. L’Europa è chiamata a ricercare alleanze che gettino le basi per un’autentica solidarietà tra i popoli».

Come si vede la dichiarazione è molto generica e ci si può chiedere come mai. Un primo motivo è che i quattro episcopati – e purtroppo non solo questi – la pensano in modo molto diverso tra loro. Se pensi che il cardinale Bätzing guida una Chiesa tedesca che sta rischiando lo scisma con Roma, promuove ogni richiesta del neo-modernismo dei “nuovi diritti”, nelle chiese tedesche si benedicono le coppie omosessuali, i fedeli sono in fuga dalla Kirkensteuer… che speranza si può seminare in quelle condizioni? Diverso l’atteggiamento della Chiesa polacca, dato che per esempio al di là della linea Oder-Neisse non si benedicono le unioni omosex in chiesa. In mezzo tra le due la Chiesa italiana, che è intervenuta spesso con dichiarazioni direttamente politiche su vari argomenti di rilevanza europea assecondando la cultura politica dominante.
Insomma, è logico che un documento comune tra tante diversità si limiti a poche osservazioni generiche.

Un secondo motivo è che, comunque, le Chiese europee rimangono nostalgiche del vecchio mondo precedente agli sconquassi trumpiani. Dicono che «l’ordine internazionale è minacciato», sostenendo così che quello precedente fosse un “ordine”. Non mollano sulla validità del percorso politico dell’attuale Unione Europea, che essi confermano nella sostanza, appellandosi ai suoi Padri fondatori, e si guardano bene dal dire che seminare speranza in Europa richiede prima di tutto di criticare questa Unione. Non accennano nemmeno alla persecuzione del cristianesimo nel nostro continente, causato e tollerato dalle istituzioni stesse. Accennano a «logiche esclusiviste» per opporsi, senza dirlo troppo forte, all’apertura alle immigrazioni; parlano di rifiuto dell’«isolazionismo» per scoraggiare il recupero delle identità nazionali.