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BRUXELLES CONTRO ORBAN

Le elezioni in Ungheria decideranno che rotta prenderà l'Europa

Elezioni in Ungheria: si terranno ad aprile, ma già è scontro politico internazionale. Forte ingerenza di Bruxelles che sostiene Magyar, il candidato anti-Orban. Trump e i conservatori di tutto il mondo (Meloni inclusa) mirano a controbilanciare.

Esteri 17_01_2026
Peter Magyar (AP)

Una tappa importante del futuro europeo di libertà ed identità di ciascuno e dei nostri popoli, si giocherà a Budapest, nelle prossime elezioni parlamentari di aprile. Molti leaders di tutto il mondo si schierano con Orban, in carica ininterrottamente dal 2010, mentre la sinistra globalista e partigiana urla allo scandalo, anche se establishment e istituzioni europee sostengono illegittimamente le opposizioni ungheresi da tempo. Nei giorni scorsi il presidente ungherese Tamás Sulyok ha ufficialmente fissato la data delle elezioni parlamentari in Ungheria per la prossima domenica 12 aprile 2026, quando si eleggeranno 199 membri del parlamento. 

Dal 3 febbraio, i partiti politici e le organizzazioni che intendono presentare candidature individuali o liste nazionali possono dichiarare formalmente la propria intenzione di candidarsi presso la Commissione Elettorale Nazionale. La campagna elettorale ufficiale inizia il 21 febbraio mentre le liste dei partiti nazionali dovranno essere presentate entro il 7 marzo. I principali candidati dei principali partiti sono già noti: il primo ministro Viktor Orbán guiderà la lista Fidesz, Péter Magyar guiderà il partito Tisza, László Toroczkai rappresenterà la destra di “Nostra Patria” (Mi Hazánk), Klára Dobrev guiderà la lista della “Coalizione democratica” delle sinistre e Dávid Nagy guiderà il “Partito ungherese del cane a due code” di animalisti e populisti. L’accanimento sistematico che Bruxelles ha perpetrato contro Budapest, non solo da parte dell'establishment politico ma anche attraverso le Commissioni europee presiedute da Juncker (2014-2019) prima e poi dal 2019 dalla attuale Von der Leyen, è tristemente noto.  Tuttavia, a riprova della sfacciata volontà di interferire nel trasparente voto democratico ungherese da parte delle istituzioni europee e del loro establishment, lo scorso 15 gennaio la rivista liberal socialista Politico, pubblicando un'analisi approfondita delle prossime elezioni ungheresi, ha ripetuto le accuse più note: la stretta presa di Orbán sui media e sulle aziende statali, l'indebolimento dell'indipendenza della magistratura e l'autoritarismo. 

Chiarisce l'articolo che «l'establishment di Bruxelles prega per la vittoria di Péter Magyar», citando la leader liberal-progressista di Renew, Valérie Hayer, i socialisti ed il leader del Partito Popolare Europeo (PPE) Manfred Weber che ha «accolto rapidamente» il partito “Tisza” nella famiglia dei popolari per «fornire loro le risorse» per sconfiggere Orban. Oltre alla politica anche le istituzioni di Bruxelles hanno sempre più utilizzato il loro potere per indebolire il governo ungherese, ad esempio congelando i finanziamenti Ue post-Covid dovuti al Paese nel 2022, con perdite di miliardi di euro o con la conferma della procedura dell'articolo 7, che potrebbe comportare la perdita del diritto di voto dell'Ungheria nel processo decisionale dell'Ue e che dal 2024 comporta una sanzione giornaliera di 1 milione di euro per non aver rispettato le politiche migratorie dell'Ue. 

Non proprio una novità, visto il complotto ordito e attuato da Bruxelles contro il governo polacco guidato dal cattolico e conservatore Mateusz Morawiecki che portò nel 2023 alla nascita del governo attuale, guidato dall’”europeista” anticattolico Donald Tusk. Le prossime elezioni Ungheresi però vedranno Donald Trump in campo, forse il prossimo 21 marzo, alla riunione dei conservatori europei (CPAC di Budapest), come anticipato in una lettera pubblicata da Orbán. A sostenere Orban e le sue politiche anche i leaders di conservatori, identitari e sovranisti europei da Giorgia Meloni e Matteo Salvini, a Marine Le Pen, la tedesca Alice Weidel sino al ceco Babis, il polacco Morawiecki, l’austriaco Herbert Kickl, lo spagnolo Abascal, oltre ai presidenti dei paesi stranieri Milei dell’Argentina, Netanyahu di Israele ed il serbo Aleksandar Vučić. Il video messaggio ha scatenato sia l'allarmismo ideologico e offensivo di Lilli Gruber su La7, rete televisiva socialcomunista che ridicolizza il ricordo di “Telekabul”, sia la sdegnata reazione dei berretti rossi del The Guardian di Londra.

In ogni caso il governo Orban continua a mantenere le promesse fatte: raddoppiando le detrazioni fiscali per un milione di famiglie e mezzo milione di madri sono state esentate dall'imposta sul reddito personale a vita; confermando la crescita dei salari degli insegnanti e sostenendo l’installazione di pannelli solari nelle abitazioni private. Gli elettori che faranno? I più accurati sondaggi confermano una netta vittoria della coalizione di governo Fidesz-KDNP che otterrebbe un vantaggio schiacciante in parlamento con circa il 64% dei seggi parlamentari ed una maggioranza governativa stabile vicina ai due terzi. Il parlamento sarà composto anche da molti deputati del partito “Tisza” e della destra  sovranista di “Nostra Patria” (Mi Hazánk), ma tutte le sinistre e i liberali saranno azzerati. Non dal ‘cattivissimo’ Orban ma dal libero voto popolare…a Dio piacendo e Bruxelles permettendo.