L’abortista Filippo VI protocanonico, un privilegio che dà scandalo
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Il re di Spagna prenderà possesso del titolo di protocanonico del Capitolo della basilica di Santa Maria Maggiore. Un antico privilegio che oggi, però, crea situazioni di scandalo e sarebbe prudente non concedere. Perché Filippo VI (come Macron) è pro-aborto.
Domani, venerdì 20 marzo, durante una cerimonia a porte chiuse nella basilica di Santa Maria Maggiore, il re di Spagna, Filippo VI, prenderà possesso del titolo di protocanonico del Capitolo Liberiano. Come si legge sul sito della stessa basilica papale, il Capitolo Liberiano è costituito dal cardinale arciprete (oggi il lituano Rolandas Makrickas) e da 12 canonici, tutti di nomina pontificia.
Per antico privilegio, il re di Spagna gode appunto del titolo di protocanonico del suddetto Capitolo, sulla base degli storici rapporti tra la basilica e i reali della fu cattolicissima Spagna. Rapporti che nei secoli hanno contribuito al decoro della basilica paleocristiana sorta durante il pontificato di Liberio e che culminarono, nel 1603, con l’invito rivolto dal Capitolo al re Filippo III di assumere il ruolo di protettore e protocanonico. Un altro re, Filippo IV, istituì nel 1647 l’Opera Pia di Spagna, una rendita annuale in favore della basilica. Per arrivare alla nostra epoca, con la bolla Hispaniarum fidelitas (5 agosto 1953), il venerabile Pio XII ha confermato i privilegi in favore della Spagna, inclusa l’iscrizione del suo capo di Stato come protocanonico onorario del Capitolo Liberiano, ricordando «i vincoli di pietà e devozione che hanno unito la nazione iberica con la Basilica di Santa Maria Maggiore». Inoltre, da allora, il Capitolo celebra ogni anno tre Messe per la prosperità del popolo spagnolo e del suo re: per la memoria liturgica di san Ferdinando di Castiglia (30 maggio), per la solennità dell’Assunzione di Maria e per quella dell’Immacolata Concezione.
Tornando alla stretta attualità, dopo la cerimonia a Santa Maria Maggiore, re Filippo e la regina consorte Letizia Ortiz saranno ricevuti in udienza da Leone XIV. Fin qui la cronaca e il ricordo di quello che è uno storico e anche bello legame tra, si direbbe, trono e altare. Solo che oggi – visto il laicismo dominante in Europa, Spagna inclusa – questo legame è ormai solo pro forma e porta a esiti contraddittori, che destano scandalo e quindi confondono le anime. Vedi gli atti e le parole di Filippo VI in tema di aborto.
Il re spagnolo ha promulgato nel 2022 la legge (Ley Orgánica 4/2022) che introduce peraltro sanzioni penali per chi, «con atti fastidiosi, offensivi, intimidatori o coercitivi», «molesta» una donna che intende abortire o gli operatori sanitari che eseguono l’aborto; legge che nel frattempo, ad esempio, è stata usata anche per arrestare dei giovani pro vita, “rei” di pregare davanti a una clinica per aborti di Madrid. Qualcuno potrebbe dire che la promulgazione sia un “atto dovuto” per un capo di Stato, ma non è così: nessuna firma può essere dovuta quando si tratta di attentare alla vita di esseri umani innocenti.
Ma re Filippo si è spinto anche oltre il “dovere” istituzionale. Il 24 settembre 2025 ha tenuto un discorso davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in cui tra l’altro, parlando di «parità di genere», ha affermato: «La Spagna aspira a rimanere un punto di riferimento a livello mondiale su temi quali la lotta per i diritti sessuali e riproduttivi» (corsivo nostro), espressione, quest’ultima, che è intesa come sinonimo di contraccezione e aborto. Sul tema il re di Spagna si trova evidentemente in sintonia con il governo Sánchez, che appena pochi giorni dopo il discorso di Filippo VI all’Onu ha presentato la sua proposta per inserire il “diritto” all’aborto in Costituzione. Proposta che in questi mesi ha fatto dei passi avanti. In pratica, la Spagna sta seguendo le orme della Francia di Emmanuel Macron. E qui si apre un altro parallelo. Com’è noto, dal 2018, Macron si fregia del titolo di protocanonico onorario del Capitolo Lateranense, titolo che spetta ai capi di Stato francesi che intendono goderne, fin dai tempi dell’abiura del calvinismo da parte di Enrico IV di Borbone (1553-1610). Presidenti come François Mitterrand e François Hollande ne avevano fatto a meno, mostrando quantomeno coerenza con le loro idee.
Il punto sta proprio qui. Ha senso mantenere dei privilegi che nascono in un’epoca in cui l’Europa era e si riconosceva come cristiana e in cui i sovrani, al di là di quelle che potevano essere le loro diverse condotte private, sapevano il valore della legge morale naturale? È chiaro che nell’odierno contesto europeo – dove tante leggi su matrimonio, famiglia, vita, eccetera, contraddicono il diritto naturale – si creano situazioni imbarazzanti, in cui dei titoli, per quanto onorifici, legati alla Chiesa vengono associati a personaggi che si oppongono frontalmente all’insegnamento della Chiesa stessa. Il minimo, in casi del genere, cioè di conclamata opposizione al Magistero su materie gravi (come l’aborto), sarebbe di non concedere l’antico privilegio. Si eviterebbe lo scandalo e ciò tornerebbe a beneficio delle anime.


