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LUDDISMO E RISPOSTA

La nuova politica sociale dell'Intelligenza Artificiale

L'Intelligenza Artificiale è sempre più impopolare. La paura è che ci rubi il lavoro. E allora i grandi produttori si buttano sul sociale per ripristinare l'immagine, ma così diventano populisti.

- L'IA non diventi persona giuridica di Daniele Ciacci

Editoriali 09_04_2026
Sam Altman di OpenAI (ImagoEconomica)

Una rivolta contro l’intelligenza artificiale? Sebbene non ci siano ancora atti di “luddismo” (distruzione delle nuove macchine) non tira una buona aria per le grandi compagnie produttrici di programmi di IA. Un sondaggio condotto a marzo dalla Quinnipiac University ha rilevato che il 55% degli americani ritiene che questa tecnologia porterà più danni che benefici nella vita quotidiana. Si tratta di un dato in crescita rispetto al 44% registrato in un sondaggio dell'anno precedente. Un sondaggio di NBC News, condotto tra la fine di febbraio e l'inizio di marzo, ha rilevato che l'intelligenza artificiale gode di un indice di gradimento pari ad appena il 26% contro un 46% che ha un parere negativo in merito.

Il motivo di questa impopolarità è presto detto: l’IA rischia di rubarci il lavoro e di peggiorarlo anche a chi lo conserva. Uno studio condotto su un campione di lavoratori, riportato il 6 aprile dal Wall Street Journal, ha dimostrato che l'adozione dell'IA, anziché liberare i lavoratori per concentrarsi sugli aspetti più creativi del loro lavoro, li ha portati a raddoppiare il tempo dedicato ad attività di routine come la posta elettronica e gli strumenti di gestione aziendale.

Per quanto riguarda la nuova disoccupazione, invece, un nuovo rapporto di Goldman Sachs avverte che i lavoratori che perderanno il lavoro a causa dell'IA potrebbero trovarsi ad affrontare gravi difficoltà economiche. In particolare, i loro dati mostrano che i lavoratori che perdono il lavoro nei settori colpiti dall'automazione impiegano un mese in più per trovare una nuova occupazione rispetto ai lavoratori licenziati in altri settori. Questi lavoratori vulnerabili all'automazione subiscono anche una perdita reale di reddito del 3% dopo aver trovato un nuovo lavoro, mentre i loro colleghi hanno subito un impatto trascurabile.

L’IA non viene vissuta allo stesso modo in tutte le fasce d’età. Il 30% delle persone di età compresa tra i 30 e i 49 anni ha dichiarato di utilizzare ChatGPT sul lavoro, quasi il doppio rispetto alla percentuale di coloro che hanno 50 anni o più, secondo un sondaggio del Pew Research Center del 2025. Questo dato sta provocando un aumento di pensionamenti, anche anticipati: dopo essere cresciuta per decenni e essersi poi attestata intorno al 40% negli anni 2010, la percentuale di americani con più di 55 anni nella forza lavoro è scesa al 37,2%, il livello più basso degli ultimi 20 anni.

Questi sono motivi sufficienti per rendere molto impopolare la nuova tecnologia. Ed ecco allora che le grandi aziende che la producono, come OpenAI a Anthropic, stanno correndo ai ripari con una serie di proposte e di azioni concrete per il sociale.

OpenAI di Sam Altman ha anche pubblicato un programma politico, socialisteggiante e abbastanza populista (per certi versi ricorda il primo programma del Movimento 5 Stelle), per spiegare come IA ed egualitarismo possano stare assieme. Ad esempio si dice che con l’uso dell’IA si possano incrementare i profitti aziendali e le plusvalenze, dunque si possono abbassare le tasse sul lavoro e aumentare quelle sulle plusvalenze, oltre che sui profitti di quelle aziende che licenziano di più i lavoratori (per sostituirli con sistemi IA). OpenAI propone anche il rafforzamento delle reti di sicurezza sociale come l'assicurazione contro la disoccupazione e Medicaid, e la creazione di incentivi per le aziende affinché aumentino i benefit offerti dai datori di lavoro, inclusi quelli per la pensione e l'assistenza sanitaria. L’azienda di Sam Altman propone anche la settimana di quattro giorni, a parità di salario. E un fondo di investimento pubblico incentrato sull'intelligenza artificiale, che potrebbe distribuire regolarmente i rendimenti ai cittadini americani.

Queste e altre proposte sono parte di una campagna di ripristino di un’immagine umana e sociale. OpenAI sta aprendo una sede a Washington per questo motivo e sta promuovendo programmi di borse di studio per chi studia l’impatto sociale della nuova tecnologia.

Anche Anthropic ha pubblicato ricerche su argomenti come l'utilizzo dell'IA da parte dei professionisti e, più recentemente, ha istituito un think tank per esaminare questioni quali l'impatto dell'IA sul mercato del lavoro o la sua minaccia alla coesione sociale. L’azienda di Dario Amodei sta anche varando programmi di consulenza per le aziende che si trasformano per permettere a loro e ai loro dipendenti di adattarsi più rapidamente e con meno traumi al cambiamento.

Così è sempre stato nelle rivoluzioni economiche, sin dalla prima rivoluzione industriale. Dai primi padroni di fabbrica che diventavano anche filantropi per dare cibo e un tetto alle famiglie dei loro lavoratori, fino al più strutturato “fordismo” (che mirava a trasformare ogni operaio alla catena di montaggio in un ricco consumatore), gli imprenditori distruggono la società precedente, ma poi devono aiutare a costruirne una nuova. È un processo di adattamento continuo che, inevitabilmente, finisce per coinvolgere anche la politica. Le proposte di Sam Altman sono puramente politiche e danno l’impressione che la società del futuro, quella della “superintelligenza artificiale” sia, ancor più che quella attuale, una società di sussidi. Il che vorrebbe dire: persone e famiglie ancor più dipendenti dallo Stato.