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conflitto

La narrazione sui successi ucraini è un rischio per l'Europa

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«Aumentare la pressione sulla Russia» è la parola d'ordine del segretario generale della NATO, mentre solo 10 Paesi europei sostengono il Prioritised Ukraine Requirements List. Altri si sfilano, Italia inclusa. Merz e von der Leyen fanno leva sulla tenuta e sui raid di Kiev, ignorando le perdite, e ostentano una compattezza occidentale che evapora.

Esteri 20_06_2026
Dati Bendo - Imagoeconomica

«La situazione sta cambiando per l'Ucraina. Stiamo vedendo che sta tenendo duro e sta persino recuperando terreno, almeno in parte», ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen incontrando il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e impegnata a mostrare una compattezza del fronte occidentale che sta invece evaporando.

Sulla stessa linea un altro tedesco, il cancelliere Frederich Merz, alla testa delle nazioni UE baltiche e scandinave in prima linea nel sostenere il confronto con la Russia e impegnato a scongiurare ogni ipotesi di dialogo tra Bruxelles e Mosca. Secondo Merz, la UE dovrebbe concentrarsi sul raggiungimento di una posizione comune che guidi i futuri negoziati di pace con la Russia, piuttosto che su chi debba parlare al momento opportuno. Il cancelliere ha sottolineato anche l'importanza del formato E3 (Germania, Francia e Regno Unito) per il coordinamento degli sforzi europei, che, ha affermato, è stato «esplicito desiderio dell'Ucraina». 

Peccato che anche Zelensky punti a ottenere maggiori aiuti militari dall’Europa, non certo a concludere una guerra che sancirebbe inevitabilmente libere elezioni e la fine della cleptocrazia che fa capo alla presidenza ucraina. Uno sforzo a cui si associa anche la NATO con il segretario generale Mark Rutte. Il gruppo di contatto per la difesa dell'Ucraina riunitosi al quartier generale della NATO a Bruxelles ha confermato ieri «ulteriori impegni di sostegno essenziale, anche attraverso l'iniziativa Prioritised Ukraine Requirements List (Purl) della Nato», che è il meccanismo per cui Paesi europei dell’alleanza comprano pacchetti di armamenti statunitensi da 500 milioni di dollari ognuno per fornire queste armi “made in USA”.

Dal PURL si sono dissociate molte nazioni NATO, inclusa l’Italia; Rutte ha dichiarato alla stampa che un terzo degli Stati membri della NATO ha offerto di sostenere i prossimi pacchetti del PURL. Ma c’è poco da festeggiare: dieci nazioni su 32 è un po’ meno di un terzo e soprattutto tra quanti hanno accettato di aprire i cordoni della borsa vi sono Olanda, Danimarca, Svezia Germania e Norvegia, solitamente generosi con Kiev, ma vi sono anche nazioni che per dimensioni e condizioni economiche offriranno solo contributi simbolici come Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Croazia e Islanda.

La parola d’ordine, ribadita da Rutte, è «aumentare la pressione sulla Russia» e per sostenerla il segretario generale ha senza pudore affermato apertamente che la situazione sul campo di battaglia in Ucraina «sta cambiando a favore di Kiev e i suoi alleati hanno ora il compito di alimentare questo slancio. Dobbiamo assicurare che l'Ucraina abbia le risorse di cui ha bisogno». Anche von der Leyen ha cercato di mostrare un’Europa compatta di fronte alla Russia ma dietro la solita retorica delle pseudo vittorie ucraine emerge chiaramente che le crescenti pretese militari e finanziarie di Kiev non potranno venire soddisfatte.

Ancor più categorico il commissario europeo alla Difesa, il lituano Andrius Kubilius: «Grazie a un'offerta innovativa, l'Ucraina ha cambiato la sua dottrina di guerra e, grazie alla trasformazione della dottrina di guerra, ora sta prevalendo, respingendo il nemico sulla linea del fronte e colpendo in profondità la Russia».

Da Mosca, il consigliere per la politica estera del Cremlino, Yuri Ushakov, ha replicato che «è categoricamente sbagliato» ritenere che la situazione al fronte si stia spostando in favore delle forze militari di Kiev, Gli europei stanno facendo dichiarazioni sulla base di una valutazione «completamente falsa» e «nell'insistere che la guerra deve continuare». La Russia porterà a termine, in risposta agli attacchi ucraini, bombardamenti sistematici contro obiettivi in Ucraina da cui dipende la capacità di combattimento delle sue forze armate.

Lo ha avvertito il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov: «Da tempo sono convinto che le parole non bastano. Non è un caso che il presidente (russo, Vladimir Putin) abbia annunciato qualche tempo fa, dopo un altro scatto del terrorista di Kiev (Volodymyr Zelensky), che d'ora in poi porteremo a termine attacchi massicci e coordinati in modo sistematico contro obiettivi il cui stato influisce direttamente sulla capacità di combattimento delle Forze Armate dell'Ucraina», ha dichiarato Lavrov alla stampa durante il vertice Russia-Asean.

L'Ucraina continua ad attaccare con i droni Mosca perché la situazione sul campo di battaglia diventerà presto «catastrofica» per Kiev ha dichiarato il portavoce presidenziale russo, Dmitry Peskov: «Il regime di Kiev si trova ora in una posizione molto difficile, dal momento che la situazione sul fronte diventerà presto completamente catastrofica per l’Ucraina».

Kiev e l’asse UE/NATO celebrano i successi dei raid in profondità sul territorio russo dei droni ucraini che recentemente hanno colpito con alcuni velivoli i dintorni di Mosca inclusa una raffineria di petrolio: attacchi che secondo Kiev costituiscono la risposta ai pesanti attacchi notturni russi con missili e droni che devastano infrastrutture energetiche, centri di comando e controllo, linee ferroviarie e locomotive oltre ad obiettivi militari. Attacchi sempre più difficili da contrastare a causa della carenza sistematica di difese aeree e armi antimissile. La narrazione UE e NATO punta a ingigantire i successi dei raid dei droni ucraini, i cui danni vengono solitamente riparati in pochi giorni e soprattutto a ignorare i consistenti progressi che i russi stanno conseguendo con una progressiva accelerazione su quasi tutti i fronti.

Nella regione di Donetsk, sempre la più contesa dove solo il 15 per cento della superficie è ancora in mano alle forze di Kiev, i russi hanno quasi del tutto conquistato la roccaforte di Kostantinyvka, sono penetrati a Lyman da sud e da est, hanno conquistato Rai-Aleksandrivka avvicinandosi alla roccaforte di Slovyansk e superato il canale Siversky-Donets avvicinandosi a Kramatorsk. Anche nella regione di Zaporizhia i russi avanzano da est e premono da sud per indurre gli ucraini a retrocedere così come, più a nord, nelle regioni di confine di Sumy e Kharkiv i russi avanzano sia per espandere il controllo su una fascia di sicurezza lungo la frontiera sia in direzione dei due capoluoghi di regione da cui le avanguardie russe distano circa 20 chilometri.

Il fatto che i politici delle nazioni NATO e UE non ne parlino e i media, complici, tacciano su tutto questo, non significa che gli sviluppi bellici non siano oggi molto pericolosi per l’Ucraina e per l’Europa stessa. Il crollo anche solo di un settore del fronte ucraino potrebbe consentire ai russi di conquistare territori beh più ampi di quel 21 per cento che controllano al momento e il collasso militare dell’Ucraina coinciderà con la disfatta dell’Europa.