La diagnosi di Sarah sul ritorno del paganesimo nella Chiesa
Ascolta la versione audio dell'articolo
La fede ridotta a sociologia, la morale negoziata e la liturgia banalizzata: intervistato da La Nef il cardinale snocciola i sintomi di un nuovo paganesimo che dilaga tra i sacri ministri desiderosi di compiacere il mondo perché hanno perso il senso di Dio.
Assai interessante l'intervista del cardinale Robert Sarah, prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino, rilasciata recentemente al giornale cattolico La Nef in occasione della pubblicazione del libro intervista 2050 (Fayard, Parigi 2026) realizzato con il giornalista Nicolas Diat. Ci soffermiamo solo su alcune risposte del cardinale. Il direttore Christophe Geffroy chiede: «Lei accenna a un ritorno del paganesimo all'interno della Chiesa stessa: a cosa si riferisce esattamente?». La risposta di Sarah: «Credo si tratti innanzitutto di un fenomeno interiore: vivere in mezzo alle cose sacre senza avere alcun senso di Dio. […] Quando la fede viene ridotta a linguaggio sociologico, la liturgia a mero intrattenimento, la morale a negoziazione perpetua e la Chiesa a istituzione che deve adattarsi ai desideri dei tempi, allora qualcosa del paganesimo ritorna, non nelle forme antiche, ma nella forma moderna dell'uomo che si pone al centro. Questo paganesimo si riconosce da diversi segni: l'annullamento del senso del peccato, il disagio nell'affermazione della verità rivelata, la banalizzazione della liturgia, la fascinazione per le categorie mondane e la dimenticanza del fine soprannaturale della Chiesa. Quando Dio non è più primario, nemmeno nella Chiesa, tutto il resto si corrompe. […] I nostri cuori vengono sopraffatti da questo insidioso paganesimo, dal vivere come se Dio non esistesse».
Una risposta sintetica, ma esaustiva nel descrivere la condizione odierna della Chiesa. Si tratta in definitiva della perdita dell’identità cattolica, ma non della sua denominazione, che invece permane. È il nominalismo applicato alla teologia e alla morale cattolica. E così possiamo definire cattoliche le benedizioni alle coppie gay, la comunione ai divorziati risposati, le aperture alla contraccezione all’interno del vincolo coniugale, le messe rock, l’abolizione del celibato sacerdotale, il sacerdozio femminile, la pluralità delle religioni, la priorità della pastorale sulla dottrina, del caso singolo sulla legge, del Cristo della Fede sul Cristo della Storia, etc. Ecco allora scadere nel formalismo: la forma è cattolica perché queste scelte eterodosse provengono da dentro la Chiesa ed usano i suoi riti, i suoi apparati, i suoi documenti, etc., ma la sostanza non è cattolica. Vivere in mezzo alle cose sacre senza senso di Dio, come ha precisato Sarah.
Il paganesimo descritto con precisone da quest’ultimo allora si cristallizza intorno a due nuclei: una fede senza trascendenza e una morale senza metafisica. L’orizzontalità e l’immanenza vincono sulla verticalità. Da qui, come accennato dal cardinale, lo scolorimento della fede a sociologia, della morale a giustizia sociale, della liturgia a show, della Chiesa a Ong, del Papa a leader religioso e politico, del peccato ad umana fragilità. In breve Dio viene escluso dall’orizzonte esistenziale e rimane l’uomo, ma l’uomo senza Dio è un tronco cavo.
Altra domanda: «La sua analisi della situazione della Chiesa è spesso severa: cosa caratterizza la sua permeabilità allo spirito dei tempi?». La risposta centra perfettamente il problema: «È caratterizzata principalmente dalla paura di dispiacere al mondo. Di conseguenza, si preferisce l'ambiguità alla chiarezza, l'accompagnamento senza conversione alla misericordia guaritrice, la comunicazione alla contemplazione e l'orizzontalità all'adorazione. La gente finisce per credere che la Chiesa sarà ascoltata meglio se parla come tutti gli altri. Ma il mondo non si aspetta che la Chiesa ripeta le sue parole; si aspetta che gli apra il Cielo. La permeabilità allo spirito del mondo è la grande eresia del nostro tempo. Ci sono stati periodi in cui la Chiesa era troppo strettamente legata ai poteri secolari. In quei periodi, a volte, le veniva impedito di predicare liberamente il Vangelo. […] Il mondo sta di nuovo cercando di vincolare la Chiesa. Non agisce più con mezzi militari e politici; vuole confinare la Chiesa all'interno di una cultura i cui dogmi egli stesso definisce. La Chiesa deve ora liberarsi ancora una volta da questa cultura mondana. Deve liberarsi dai dogmi dei media per predicare la parola di Dio, così come trasmessa da Cristo, in completa libertà. Questa riforma non è istituzionale, ma interna».
La mondanità della Chiesa, a cui così tante volte si era riferito in modo critico papa Francesco durante il suo pontificato seppur lui stesso ne fosse stato artefice altrettante volte, porta a legarsi ai poteri secolari. Se nel passato quel vincolo era di carattere politico, oggi ha diversa natura – mediatica, culturale e sociologica – ma il risultato è il medesimo. Si vuole compiacere il mondo per timore di scadere nell’insignificanza, non accorgendosi che omologandosi al mondo si scompare perché si diventa soggetti identici al mondo. La salvezza è anch’essa diventata mondana: salvezza dalla povertà, dalle malattie, dall’inquinamento, dalle proprie fragilità, dalla solitudine, dalla disoccupazione, dall’invecchiamento, dall’insoddisfazione esistenziale, etc. Tutte cose di cui faremmo ben volentieri a meno, intendiamoci bene, ma il problema è che oggi nella Chiesa si pensa spesso che la lotta contro questi limiti all’esistenza umana sia il fine ultimo. Invece il fine ultimo per il credente è conquistarsi il Paradiso. Meglio triste ma salvo, che garrulo e dannato. Quelle sofferenze, mentre cerchiamo giustamente di combatterle, sono anche e soprattutto il mezzo per aprirci le porte del Cielo. La mondanità di cui parla Sarah ha cancellato il significato redentivo delle nostre croci.
La mondanità esige altresì la guerra alla dottrina perché quest’ultima chiama il credente all’assunzione di responsabilità e quindi di doveri. Ecco allora, ricorda Sarah, la strategia dell’ambiguità dottrinale per superare questa pietra d’inciampo: i toni sfumati, il richiamo alla casuistica, l’ermeneutica storica, la fenomenologia, il criterio sinodale, criterio che nella realtà sostituisce la tanto predicata collegialità con la decisione di pochi. In questa prospettiva la storia di ciascuno soppianta i Dieci comandamenti che sono per tutti. L’uomo di Chiesa è allora chiamato solo ad accompagnare perché è l’accompagnato che conosce meglio del Magistero quali sono la sua meta e il percorso per arrivarci.
Infine e riferendoci sempre alle parole del cardinal Sarah, la mondanità esige la facondia, la verbosità, la vuota loquacità. È la teologia logorroica. In casa cattolica siamo sommersi da parole nei libri, nei convegni, nei media, sui social e nei documenti del Magistero che negli anni diventano sempre più prolissi. Sarah richiama al potere del silenzio orante per lasciare parlare la Parola, il Logos. Sotto le ceneri del rumore del mondo arde la speranza di un Dio che sussurra.
Il card. Sarah: «Un progetto diabolico contro la Messa in latino»
Il progetto di cancellare la Messa tridentina è «un insulto alla storia della Chiesa». Già Benedetto XVI ricordava che «il Concilio Vaticano I non ha per nulla definito il Papa come monarca assoluto». No all’indifferentismo: «Chi, al di fuori dei confini visibili del cristianesimo, giunge alla salvezza, vi giunge sempre e solo per i meriti di Cristo sulla Croce e non senza una certa mediazione della Chiesa». Le parole del card. Robert Sarah alla presentazione, organizzata dalla Bussola, del suo libro Dio esiste?
- «Il mondo muore perché manca di adoratori» (l'intervento integrale)
Sarah: «Il mondo muore perché manca di adoratori»
«La perdita del valore religioso dell'inginocchiarsi e del senso dell’adorazione di Dio è la fonte di tutti gli incendi e le crisi che stanno scuotendo il mondo e la Chiesa». Dall’intervento – che qui pubblichiamo integralmente – del cardinale Robert Sarah alla presentazione, organizzata dalla Bussola, del suo libro Dio esiste?
