La croce oltraggiata, nella Polonia di Tusk segni del comunismo che fu
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Una insegnante rimuove una croce dal muro di un’aula e la getta nella spazzatura tra le proteste degli studenti. Un caso che scuote la Polonia più anticlericale dalla svolta del 1989 e dove già il sindaco di Varsavia ha dichiarato guerra ai simboli religiosi negli uffici pubblici.
Un episodio scandaloso è avvenuto il 15 dicembre 2025 in una scuola elementare di Kielno (nel nord della Polonia). Una insegnante di inglese ha chiesto agli studenti di prima media di rimuovere una croce dal muro della loro classe. Quando gli studenti hanno protestato, la professoressa l'ha strappata e gettata nella spazzatura: «Questa merda di plastica non rimarrà qui appesa», avrebbe detto la donna, secondo quanto riferito dagli studenti.
I genitori degli studenti hanno segnalato la possibilità che sia stato commesso un reato, denunciando il fatto che la profanazione del crocifisso sia avvenuta peraltro davanti a dei bambini: «Chiediamo spiegazioni per questo atto vergognoso. Sono stati violati i sentimenti religiosi sia dei bambini che dei genitori. L'insegnante ha ripetutamente rimosso la croce e ha cercato di convincere i bambini che non ne avevano bisogno e che non voleva guardarla. Tuttavia, queste azioni si sono rivelate inefficaci, poiché i bambini hanno sempre riattaccato la croce al suo posto». Si ricorda che «le croci esposte in tutte le aule sono state acquistate dal Consiglio del villaggio di Kielno su richiesta dei genitori e sono state solennemente benedette dal parroco prima di essere appese. Ciò dimostra il grande patriottismo e l'attaccamento della comunità locale ai valori cristiani. Pertanto, siamo ancora più increduli e sconvolti dal fatto che l'amministrazione scolastica permetta tali eccessi. Chiediamo un'indagine rapida sulla questione: i responsabili devono essere chiamati a rispondere delle loro azioni e bisogna elaborare procedure per garantire che situazioni simili non si ripetano mai più».
Il caso è diventato di dominio nazionale quando è intervenuta una deputata del partito Diritto e Giustizia, Dorota Arciszewska-Mielewczyk. Giovedì 8 gennaio si è svolta una protesta davanti alla scuola elementare di Kielno a cui hanno partecipato residenti della città e altre persone accorse per esprimere la loro indignazione. Di conseguenza, la direzione scolastica ha deciso di riappendere la croce in classe, ma questo non diminuisce la gravità del fatto. Finalmente si sono mosse le autorità: il portavoce della Procura distrettuale di Danzica ha dichiarato che è stata avviata un'indagine sull'incidente avvenuto il 15 dicembre a Kielno. Il procedimento riguarda il sospetto di offesa dei sentimenti religiosi degli studenti.
La Polonia governata da Donald Tusk è la più anticlericale dalla svolta democratica del 1989. Tusk, per poter formare un governo, ha creato una coalizione con tanti partiti, anche con le forze ex comuniste e “liberali” anticlericali. Quando la Polonia era governata dal partito conservatore Diritto e Giustizia (2015 – 2023), Tusk spesso criticava la Chiesa e usava un linguaggio anticlericale. Rafal Trzaskowski, sindaco di Varsavia e vicepresidente di Piattaforma Civica (lo stesso partito di Tusk), l’8 maggio 2023 ha dichiarato guerra alla croce e alla libertà religiosa in Polonia, firmando un ordine che richiede la rimozione di croci, immagini di santi e altri simboli religiosi da ogni spazio pubblico negli uffici di Varsavia; secondo l’ordine del sindaco, tutti gli eventi organizzati dagli uffici della capitale dovranno essere «di natura laica, cioè non conterranno elementi religiosi, ad esempio preghiere». La decisione di Trzaskowski, come succede in casi simili in tutta Europa, veniva motivata da una presunta preoccupazione per la neutralità ideologica dello Stato e per i sentimenti dei non credenti. In realtà, non si trattava di una lotta per la neutralità, ma piuttosto dell’imposizione di un ateismo di Stato. Tenendo conto delle reazioni di sdegno di tanti cittadini e sperando di avere i voti dei cattolici nelle elezioni presidenziali polacche, Trzaskowski alla fine ha deciso di fare un mezzo passo indietro dicendo che il suo ordine riguarda gli ambienti di nuova costruzione.
La croce sulle pareti degli uffici non è solo un simbolo religioso perché il cristianesimo fa parte del patrimonio nazionale polacco, come si legge nel preambolo della Costituzione della Repubblica di Polonia. La Corte Suprema polacca ha affrontato la questione più volte. Nella sua sentenza del 20 settembre 2013, la Corte Suprema ha stabilito che «una persona che si dichiara non credente non può aspettarsi di essere libera dal contatto con i credenti, le loro pratiche e i loro simboli religiosi, perché nella vita sociale ciò equivarrebbe a limitare la libertà di coscienza dei credenti». Nella stessa sentenza, la Corte Suprema ha anche affermato che «impedire (...) a qualcuno di esprimere le proprie convinzioni religiose» viola «la libertà di religione» come diritto personale. Ancora prima, la Corte Suprema aveva affermato che il simbolismo della croce è «positivo per la cultura, non solo cristiana, ma anche universale».
La lotta di Trzaskowski contro la croce e il recente episodio della profanazione della croce da parte di un’insegnante ricordano i tempi del regime comunista che combatteva la religione e la Chiesa. In questo contesto vale la pena ricordare le lotte degli studenti delle scuole polacche contro la rimozione delle croci proprio nel periodo comunista.
Nel periodo dell’attività legale del sindacato Solidarność, cioè tra l’agosto 1980 e il dicembre 1981, la croce – come simbolo della fede cattolica – è apparsa sempre più spesso nello spazio pubblico, anche nelle scuole e nei collegi di tutto il Paese. Dopo l’introduzione della legge marziale (13 dicembre 1981), il regime militar-comunista del generale Wojciech Jaruzelski ordinò, soprattutto a partire dalla metà del 1983, di rimuoverle. Ciò portò a molte proteste da parte degli studenti e dei loro genitori, così come di alcuni insegnanti. Le manifestazioni più conosciute ebbero luogo nel complesso della Scuola Agraria di Miętne. Tutto ebbe inizio nel novembre del 1983, quando all’improvviso dalla scuola scomparvero due croci appese nell’atrio. Il 3 dicembre 1983 – su decisione del preside – le croci furono rimosse dalle altre aule. Gli studenti, in quella situazione, si rifiutarono di andare a lezione e iniziarono a pregare e a cantare il famoso canto polacco “Vogliamo Dio”. La situazione si risolse temporaneamente con la promessa che la questione della presenza delle croci a scuola sarebbe stata riconsiderata, ma dopo le vacanze invernali la direzione confermò che non c’era posto per le croci in una scuola laica.
Il 10 gennaio 1984 i giovani organizzarono uno sciopero di diverse ore per protestare contro la rimozione delle croci. Il 12 gennaio, dopo le lezioni, un gruppo di circa 500 studenti marciò dalla scuola alla chiesa di Garwolin e le croci della scuola furono trasportate lì e poste su un cartello con la scritta: «Non c’era posto per te, Cristo, nella nostra scuola». Nelle settimane successive gli studenti appendevano le croci, che poi venivano sistematicamente rimosse. In questa situazione – il 5 marzo 1984 – i giovani organizzarono una manifestazione di avvertimento di venti minuti; il giorno dopo si rifiutarono di partecipare alle lezioni e il 7 marzo 1984 proclamarono uno sciopero d’occupazione. Le autorità decisero la sospensione delle lezioni. Per paura della pacificazione da parte delle famigerate Riserve Motorizzate della Milizia Cittadina (ZOMO), che le autorità avevano inviato a Miętne, gli studenti lasciarono la scuola per recarsi alla Messa a Garwolin. Durante l’incontro, il vescovo locale, monsignor Jan Mazur, lanciò un appello alla calma e promise che le autorità ecclesiastiche polacche avrebbero utilizzato «tutti i mezzi legali» per rimettere le croci nella scuola. Il 6 aprile – dopo i colloqui tra le autorità comuniste e l’episcopato polacco – si raggiunse un compromesso: una croce fu appesa nella biblioteca della scuola, che diventò una specie di “cappella”.
Oggi, nella Polonia teoricamente democratica, dove dovrebbe essere rispettata la libertà religiosa, accadono fatti che richiamano i tempi bui del regime comunista.


