La Chiesa nella morsa della violenza in Nigeria
Due sacerdoti denunciano la grave situazione di insicurezza che in diversi stati nigeriani colpisce le comunità e non solo quelle cristiane
Il Kaduna è uno dei 12 stati della Nigeria, settentrionali e a maggioranza musulmana, che tra il 1999 e il 2002 hanno adottato la legge islamica. Lo ha fatto anche se i musulmani sono in realtà il 50% della popolazione dello stato o poco più. Il resto degli abitanti sono per lo più cristiani. Inoltre le aree meridionali dello stato fanno parte della cosiddetta Middle Belt, la fascia centrale del paese dove popolazioni del nord, tradizionalmente dedite alla pastorizia e di religione islamica, e del sud, dedite all’agricoltura e in gran parte cristiane, confluiscono, spesso scontrandosi per l’accesso alle risorse naturali – terre fertili, pascoli, punti d’acqua – e per il loro controllo. È un conflitto di natura economica che il fattore religioso esaspera e acuisce. Padre Christian Okewu Emmanuel, cancelliere dell’arcidiocesi di Kaduna, ha denunciato l’uccisione di nove persone e il rapimento di altre 25 negli ultimi tre mesi nelle sole comunità parrocchiali del distretto di Kurmin Dangana. Lo ha fatto il 26 maggio con una lettera indirizzata al Segretario generale cattolico della capitale Abuja nella quale sollecita l’intervento del governo centrale. Gli ha fatto da eco padre Augustine Ghado, decano del Decanato di Guieni e rettore del Seminario minore di San Pietro a Katari, nel centro nord dello stato di Kaduna. “La situazione attuale nel Paese è a dir poco drammatica. Da nord a sud, da est a ovest, la gente vive nella paura – ha raccontato a Vatican News il 28 maggio spiegando che la violenza è diventata ormai una tragica normalità – la Chiesa sta subendo in prima persona: molti cristiani sono stati uccisi e rapiti, le chiese sono state bruciate, i villaggi notoriamente a maggioranza cristiana sono stati assaltati, con molti morti. Lo Stato di Kaduna, come del resto quelli di tutto il centro nord, è l’epicentro delle attività dei banditi che dal 2022 il governo federale ha definito indistintamente terroristi. I villaggi colpiti da questi gruppi armati sono diventati luoghi fantasma. Molti sfollati hanno trovato ospitalità in alcuni campi attrezzati mentre le parrocchie danneggiate non sono più accessibili ai loro parroci rendendo difficile la cura pastorale della gente”. Ma l’ondata di violenza che sta scuotendo il Paese non riguarda solo i cristiani, precisa padre Ghado: “nel nord-est, ci sono Stati a maggioranza musulmana dove l’azione dei terroristi non ha risparmiato nessuno. Questa gente non sceglie le vittime necessariamente in base alla religione. Quello che a loro interessa sono i soldi che possono fare con i riscatti”. L’aumento delle azioni criminali è dovuto – spiega padre Ghado – alla mancanza di volontà da parte delle autorità governative di stroncare l’illegalità in modo concreto e all’incapacità di impedire ad attori non statali di farsi giustizia da soli.

