In Cina solo le Bibbie autorizzate dal regime sono legali
Ne risentono in particolare i fedeli delle chiese domestiche perché solo una tipografia è autorizzata a stamparle e solo la Chiesa delle Tre Autonomie le può distribuire
In Cina le attuali normative in materia di religione, volte a garantire la sinicizzazione delle fedi, impongono che le Bibbie usate dai fedeli delle chiese domestiche protestanti, quelle cioè che rifiutano di aderire alla Chiesa delle Tre Autonomie controllata dal governo, siano strettamente controllate dal regime comunista. I fedeli devono fare molta attenzione alle versioni che usano per la lettura quotidiana e durante gli incontri di preghiera. Le autorità – spiega Vivian Ren in un articolo pubblicato sulla rivista Bitter Winter – autorizzano solo la tipografia Amity di Nanchino a stampare le Bibbie, con una quota annua nazionale di circa due milioni di copie, e tutta la distribuzione deve avvenire attraverso il sistema della Chiesa delle Tre Autonomie. Qualsiasi edizione non ufficiale, o qualsiasi Bibbia stampata o distribuita privatamente, è considerata una violazione del Codice Penale, ovvero ‘attività commerciale illegale’, ai sensi dell’articolo 225, o ‘utilizzo di un’organizzazione criminale per minare le forze dell'ordine’, ai sensi dell'articolo 300”. Anche le app bibliche e il materiale on line ovviamente sono soggetti a restrizioni, e sempre maggiori. La conseguenza è che i fedeli delle chiese domestiche – che sono la maggior parte dei cristiani protestanti cinesi – spesso dispongono di una fornitura insufficiente di testi perché, non aderendo alla Chiesa delle Tre Autonomie, non ne ottengono a sufficienza. Molti rimediano utilizzando vecchie copie che riescono a reperire o procurandosi delle copie grazie a parenti residenti all’estero. Ma rischiano denunce e il carcere. Dei fedeli sono stati condannati per il solo fatto di possedere o condividere del materiale biblico non ufficiale. Nel 2025 dieci fedeli della Mongolia Interna sono stati arrestati per aver violato la legge e molti sono stati condannati a pene detentive da tre a cinque anni e a ingenti multe.

