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era RICOVERATO

Il segretario smentisce le voci sulle condizioni di Zen

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Il segretario di Zen ha smentito alla Bussola che il cardinale sia in fin di vita. Era stato ricoverato per problemi respiratori, ma è in via di miglioramento. 

Ecclesia 17_03_2023

Il tam tam mediatico è partito ieri dopo un tweet del profilo Pillar of China nel quale l’autore diceva di essere stato informato che il cardinale Joseph Zen si avvierebbe verso la fine dei suoi giorni sulla terra. La notizia è stata subito rilanciata da altri utenti molto popolari su Twitter ed ha suscitato un’ondata di affetto da parte dei fedeli (e non) che apprezzano l’impegno del porporato a difesa della libertà religiosa e contro il totalitarismo. 

L’indiscrezione, tuttavia, non trova conferma tra chi è più vicino a Zen. La Nuova Bussola Quotidiana, infatti, si è messa in contatto con padre Carlos Cheung, segretario del vescovo emerito di Hong Kong. Il giovane salesiano, presente al suo fianco durante l’incontro con Papa Francesco avvenuto a Santa Marta lo scorso 6 gennaio, ha bollato come “fake news” la notizia di un improvviso peggioramento delle condizioni del cardinale.

È vero che Zen, poco dopo il ritorno dal viaggio a Roma in occasione del funerale dell’amato Benedetto XVI, era stato ricoverato per problemi respiratori. Tuttavia, le condizioni di salute del prelato 91enne non sarebbero così preoccupanti, ma al contrario sarebbero in via di miglioramento. È quanto ha rivelato padre Cheung alla Bussola, spiegando che Zen ha lasciato già da un mese l’ospedale. Il cardinale, a quanto riferisce il suo segretario al nostro giornale, si troverebbe attualmente nella comunità salesiana di Hong Kong. Padre Cheung, peraltro, ci ha raccontato che proprio ieri ha avuto la possibilità di parlare con Zen ed ha potuto constatare di persona, dunque, che sta bene.

Smentiti gli allarmismi che ieri si erano diffusi con velocità all’interno del mondo cattolico e che rappresentano, in ogni caso, un’ulteriore prova dell’apprezzamento su cui può contare l’anziano salesiano, specialmente dopo che le autorità locali lo hanno mandato a processo per il sostegno dato ai manifestanti pro-democrazia del 2019. Zen è la figura più critica dell’Accordo provvisorio sulla nomina dei vescovi firmato dalla Santa Sede con la Repubblica Popolare Cinese. 

A cinque mesi dall’ufficializzazione della proroga del contestato Accordo, dalla Santa Sede è arrivata proprio in questi giorni una dichiarazione tutt’altro che ottimista sulla sua efficacia. A pronunciarla è stato niente meno che il segretario per i rapporti con gli Stati e le organizzazioni internazionali, monsignor Paul Richard Gallagher. Il ‘ministro degli Esteri’ del Papa ha ammesso in un’intervista all’emittente EWTN che “non è il miglior accordo possibile”, attribuendone la responsabilità alla controparte cinese non disposta ad andare più lontano di così. Proprio il caso dell’incriminazione di Zen pare aver dimostrato come l’Accordo non abbia portato le autorità cinesi ad essere meno rigide nei confronti della Chiesa cattolica. A più di 90 anni il cardinale nato a Shanghai è destinato a continuare ad essere una spina nel fianco per il regime e un punto di riferimento per i cattolici cinesi e per i sostenitori della libertà religiosa di tutto il mondo.