Il Sacro Cuore ricorda alle nazioni che hanno bisogno di Dio
L'11 giugno 2026 i vescovi americani hanno consacrato gli Stati Uniti al Sacro Cuore: un fatto che travalica l'ambito della devozione personale e spinge a interrogarsi sul ruolo della fede cattolica nella vita pubblica e sull'illusione della politica di fondarsi su se stessa. Dalla diretta video con Stefano Fontana e don Lillo D'Ugo.
La diretta video del 19 giugno dei Venerdì della Bussola ci porta al cuore, anzi Al Sacro (Cuore) della politica, prendendo le mosse da un fatto recente che spinge a interrogarsi e ad approfondire il ruolo della fede nella vita pubblica e del pubblico riconoscimento della religione – non di una religione a caso, bensì del cattolicesimo quale religio vera. L’11 giugno 2026 i vescovi americani riuniti in plenaria a Orlando, in Florida, hanno consacrato gli Stati Uniti al Sacro Cuore di Gesù. Un evento che almeno implicitamente travalica l’ambito devozionale e riveste una dimensione politica (non nel senso meramente partitico o politicante) come aveva già osservato su queste pagine Stefano Fontana, intervenuto con don Lillo D’Ugo (fondatore dell’associazione Società Domani e membro del Comitato di redazione dell’Osservatorio Van Thuan) nel corso dell’incontro condotto da Stefano Chiappalone. Il fatto e le conseguenze offrono una ulteriore riflessione sul tema della Campagna di raccolta fondi estiva della Bussola: Cristo è la nostra pace, riferibile non solo ai singoli individui ma anche ai popoli e alle nazioni che anelano alla pace ma si ostinano a rifiutarne la fonte, cioè Cristo.
Com’è noto la devozione al Sacro Cuore si afferma in seguito alle apparizioni avvenute a Paray-le-Monial, di cui fu destinataria santa Margherita Maria Alacoque a partire dal 1673, incentrate sull’Amore infinito di Dio e sul dovere delle nazioni di riconoscere Dio nella vita pubblica. Richiesta trasmessa il 17 giugno 1689 anche al re Luigi XIV, ma la consacrazione della Francia fu compiuta molto tardi – anzi troppo tardi – da Luigi XVI ormai prigioniero nel pieno della Rivoluzione francese. La richiesta del Sacro Cuore non fa che manifestare un’esigenza che la fede cattolica pone alla società e alla politica: è il riconoscimento della Regalità di Cristo, ossia del posto insostituibile della religione vera nella vita pubblica, del fatto che essa non può restare rinchiusa nell’animo dei fedeli. Questa non va confusa con la teocrazia che nei secoli cristiani non c’è mai stata (semmai appartiene ad altre culture), restando sempre distinte - ma non separate - la sfera spirituale da quella politica (al di là di singoli abusi), e nemmeno con lo Stato confessionale (che è piuttosto una invenzione protestante). Essa consiste invece nell’impossibilità della ragione politica di auto-fondarsi, poiché sia il singolo sia la società senza Dio non reggono. Il gesto dei vescovi americani dice al mondo di oggi, figlio della modernità: noi (società) non siamo alberi, siamo rami – e i rami da soli si seccano, senza tronco e radici che sono al di fuori di noi, sono in Dio.
Un aneddoto della vita di Fëdor M. Dostoevskij, ricordato a conclusione della diretta, permette di condensare la questione e coglierne la portata. Siamo nella Russia di fine Ottocento, già pervasa dal fermento rivoluzionario che avrebbe condotto ai fatti del 1917. Al termine di una conferenza un giovane chiede allo scrittore: «Maestro, è possibile costruire una società senza Dio?». Dostoevskij rimane muto e poi dice: «Sì, si può costruire...», e dopo una pausa aggiunge: «...sarà un inferno».
Ecco il video integrale della diretta:
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