Il Papa scrive ai cardinali in vista del prossimo concistoro
Missione e trasmissione della fede i temi maturati nell'incontro di gennaio tra il sacro collegio e il Papa, che desidera tornare ad approfondirli a giugno. Tre gli obiettivi concreti: la revisione dei percorsi di iniziazione cristiana, valorizzare le visite apostoliche e pastorali e riconsiderare l'efficacia della comunicazione ecclesiale.
Prima di intraprendere il viaggio apostolico in corso in Africa, Leone XIV il 12 aprile ha inviato una lettera a tutti i cardinali in vista del prossimo concistoro che si terrà a fine giugno. Il Papa si ricollega al precedente incontro di gennaio soffermandosi «in modo particolare su quanto è maturato nei gruppi riguardo a Evangelii gaudium, soprattutto in riferimento alla missione e alla trasmissione della fede». L'esortazione apostolica di papa Francesco è indicata quale «punto di riferimento decisivo: essa non introduce semplicemente nuovi contenuti, ma ricentra tutto sul kerigma come cuore dell’identità cristiana ed ecclesiale». In quest'ottica Leone XIV parla di «di avviare processi di conversione pastorale e missionaria, più che di produrre riforme strutturali immediate, orientando così in profondità il cammino della Chiesa».
Cammino che riguarda tutti i battezzati anche a livello personale con l'invito «a rinnovare l’incontro con Cristo, passando da una fede semplicemente ricevuta a una fede realmente vissuta ed esperita; in questo cammino viene toccata anche la qualità stessa della vita spirituale, nel primato della preghiera, nella testimonianza che precede le parole e nella coerenza tra fede e vita», mentre «a livello comunitario, sollecita il passaggio da una pastorale di conservazione a una pastorale missionaria, nella quale le comunità siano soggetti vivi dell’annuncio». E a livello diocesano richiama i pastori a «sostenere con decisione l’audacia missionaria, vigilando perché non venga appesantita o soffocata da eccessi organizzativi, e favorendo un discernimento che aiuti a riconoscere ciò che è essenziale».
Al cuore vi è «una missione cristocentrica e kerigmatica, che nasce da un incontro con Cristo capace di trasformare la vita e che si diffonde per attrazione più che per conquista» – col prevedibile monito a non «cedere alla tentazione del proselitismo né a una logica di semplice conservazione o espansione istituzionale» – poiché «anche quando si riconosce minoritaria, la Chiesa è chiamata a vivere senza complessi, come piccolo gregge portatore di speranza per tutti, ricordando che il fine della missione non è la propria sopravvivenza, ma la comunicazione dell’amore con cui Dio ama il mondo».
Tre le «indicazioni specifiche» che il Papa raccomanda di accogliere e meditare ulteriormente: «rilanciare Evangelii gaudium» per verificare quanto è stata recepita, con particolare «attenzione alla necessaria riforma dei percorsi di iniziazione cristiana»; «valorizzare anche le visite apostoliche e pastorali come autentiche occasioni kerigmatiche e di crescita nella qualità delle relazioni»; infine «l’esigenza di riconsiderare l’efficacia della comunicazione ecclesiale, anche a livello della Santa Sede, in una chiave più chiaramente missionaria».

