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Il Grande Fratello fiscale non batterà l'evasione

Misure da regime totalitario per reprimere l'evasione fiscale. Se passa la nuova delega fiscale, le partite Iva (e solo loro) dovranno esibire tutti gli scontrini dei pagamenti in contanti. E nessuno si pone la domanda sul perché in Italia l'evasione sia così diffusa. A fronte di una pressione fiscale che tocca il 65%... 

Grande Fratello

I medici insegnano che, quando si vuol curare una malattia, la medicina non deve mai essere peggiore del male. Se per curare un raffreddore dò a un paziente una dose di antibiotico tanto forte da renderlo anemico non avrò certo fatto un buon servizio al paziente e, più in generale, alla medicina. Ancor peggio come medico mi comporterò se – sbagliando completamente cura - non risolverò il disturbo del paziente ma gli creerò pesanti effetti collaterali.

Facendo le debite proporzioni è questa la metafora più azzeccata della lotta all’evasione fiscale in Italia. Un fenomeno certo pervasivo, che rischia però di essere combattuto in modo errato e inadeguato. Pensiamo a quel che succede con strumenti come il redditometro e lo spesometro che, non tenendo conto del fatto che durante la crisi molti vivono coi risparmi accumulati nel tempo o grazie all’aiuto di genitori e parenti (la famiglia è sempre la prima agenzia di welfare), finiscono spesso col bollare come evasori incalliti individui che – in vita loro – non hanno mai fatto un solo euro di nero.

Proprio in questi giorni è uscita la notizia di un nuovo strumento anti-evasione che, se attuato, potrebbe procurare nuove ingiustizie. Si tratta un articolo della nuova delega fiscale (comma 7 bis) che, se approvato, obbligherà le partite Iva a giustificare come si è speso ogni singolo euro prelevato dal bancomat: se non lo si fa si potrà essere multati fino al 50% delle somme non giustificate. A sentirla così la norma parrebbe non avere alcun senso. Chi sarebbe tanto autolesionista da depositare in banca denaro contante frutto di evasione fiscale, ben sapendo che quest’ultima può (anzi in alcuni casi deve) comunicare al fisco ogni movimento del conto corrente? Tanto più che, per acquisti fino a 999 euro, l’evasore può benissimo pagare in contanti senza destare sospetti.

In realtà – come ci informa Nicola Porro su Il Giornale – la nuova norma non è pensata tanto per punire chi preleva (cosa che di fatto però fa) quanto per impedire la circolazione di denaro contante, che potrebbe servire per acquistare merci in nero. La logica, obiettivamente un po' distorta, è quella per cui prelevando e pagando in contanti si favorisca, indirettamente, l'evasione fiscale e si debba quindi essere "puniti" se non si tengono le pezze giustificative. Un modo, insomma, per obbligare a chiedere lo scontrino.

A sentirlo così non si tratta solo di uno strumento di dubbia efficacia (è difficile che la gente sia così spaventata da chiedere e conservare lo scontrino del caffè in vista di un futuro accertamento) che presenta, inoltre, almeno tre profili di ingiustizia. 1) Punisce chi (forse) ha acquistato in nero e non chi ha venduto, traendone beneficio; 2) costringe, almeno in teoria, le persone a tenere una mole di scontrini e ricevute obiettivamente sproporzionata (chi di voi conserverebbe mai gli scontrini del caffè o della spesa di cinque anni fa? Al massimo si tengono quelli di un cellulare o una lavatrice per due anni, finché non scade la garanzia); 3) colpisce solo le partite Iva e non tutte le altre categorie di lavoratori che, prelevando e spendendo, possono favorire allo stesso modo l’evasione fiscale. Insomma la trovata pare quantomeno iniqua. Tanto che la prassi di chiedere il giustificativo per prelievi fatti anni addietro è già stata dichiarata incostituzionale dalla Consulta nel 2014.

Eppure, come spesso accade in Italia, quel che esce dalla porta rientra dalla finestra. Senza continuare a strapparci i capelli, la novità dovrebbe piuttosto farci riflettere sugli strumenti adottati per la lotta all’evasione. Per attuarla in modo serio, a nostro avviso, non serve il “Grande Fratello” né tantomeno controlli spot (non tanto nel senso di immediati quanto di mediatici) a Cortina, Courmayeur o negli altri capoluoghi del lusso. Quello che ci si dovrebbe chiedere è quali siano i veri motivi per cui in Italia l’evasione fiscale è così alta. Davvero c’è una ragione culturale o antropologica se il sommerso in Italia è pari al 26,9% dell’economia contro il 15,9% della Germania e l’8,3% della Svizzera? Pensarlo pare quantomeno discriminatorio se non perfino un po’ razzista.

C’è un’altra spiegazione più soddisfacente. Guardando il totale delle tasse pagate si scopre che l’Italia chiede a cittadini e imprese il 65,4% dei profitti contro il 48,8% della Germania e il 29% della Svizzera. Siamo sicuri – quindi - che la strada per la lotta all’evasione sia “pagare tutti per pagare meno” e non, piuttosto, “pagare meno per pagare tutti”? Che il primo teorema non abbia funzionato è lo dimostrano i dati. Nel 2014 il fisco è riuscito a recuperare ben 14,2 miliardi di euro dalle attività di contrasto all’evasione fiscale, una cifra importante in aumento dell’8% rispetto al 2013. In generale dal 2009 in poi si riusciti a scovare, ogni anno, una cifra superiore ai 10 miliardi di euro. Il risultato quale è stato? Si sono forse abbassate le tasse? Non si direbbe visto che – come confermano i dati della Corte dei Conti – il gettito tributario è aumentato di 55 miliardi di euro. Quindi non è vero che all’aumento della lotta all’evasione porti a una riduzione delle imposte.

Si dovrebbe, quindi, avere il coraggio di intraprendere la strada opposta. La via maestra per risolvere l’evasione sarebbe quella di permettere a tutti i contribuenti, specie alle famiglie, di detrarre le spese sostenute per il proprio mantenimento (almeno quindi per l’acquisto di beni essenziali) dalla dichiarazione dei redditi. Si incentiverebbe in questo modo, per davvero, la richiesta dello scontrino. In cambio si potrebbe concedere ai commercianti ligi una riduzione della pressione fiscale che, sulle attività commerciali, ha raggiunto livelli insopportabili, stabilmente superiori al 60% con punte del 100%.

In conclusione i risultati della lotta all’evasione si otterranno solo quando si capirà che la mera repressione serve a poco o nulla. In una situazione in cui il total tax rate è del 23,6% più alto della media europea serve incentivare cittadini e imprese a pagare le imposte fino all’ultimo euro. E lo si può fare solo detassando. 

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