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DOPO BERLUSCONI

Il congresso di Forza Italia, partito tenuto in vita artificialmente

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Dopo la morte di Berlusconi, Forza Italia, con un congresso, vuol diventare un partito "normale". Ma dopo le europee potrebbe non avere un futuro. 

Politica 24_02_2024
Antonio Tajani

L’anno scorso di questi tempi Silvio Berlusconi, nonostante la salute precaria, lavorava ancora a una rifondazione di Forza Italia e confidava nel pieno recupero della sua creatura politica. Tuttavia erano in tanti a non considerarla una scommessa realistica, vista comunque la marginalità politica del Cavaliere rispetto a Giorgia Meloni. La scomparsa di Silvio ha creato un vuoto che molti considerano incolmabile e che induce a ritenere che Forza Italia non avrà vita lunga. Al momento, ma chissà per quanto, regge ancora, e ieri e oggi celebra a Roma un congresso che nella mente dei promotori dovrebbe essere quello del rilancio.

La leadership di Antonio Tajani, che incarna la visione liberale e moderata delle origini, non è in discussione. Il ministro degli Esteri gode della fiducia incondizionata di gran parte della classe dirigente del partito, ma soprattutto della famiglia Berlusconi, che ha puntato tutto su di lui per scongiurare il rischio di un “liberi tutti” e dunque di una diaspora dei forzisti verso i lidi leghisti e di Fratelli d’Italia.

Il ritorno di Letizia Moratti, ora alla guida della consulta nazionale di Forza Italia, e di Gabriele Albertini, anch’egli ex sindaco di Milano, è più che altro simbolico ma privo di effetti pratici perché si tratta di generali senza truppe, cioè di personalità che da tempo non esercitano più alcuna presa sull’elettorato. La Moratti passò addirittura per traditrice alle ultime regionali lombarde, quando si candidò alla presidenza contro l’uscente Attilio Fontana di cui era stata vice. Tuttavia nel suo caso c’è anche un interessante risvolto economico, perché l’ex assessore al welfare della Regione Lombardia ha già versato 35mila euro di contributo al partito alcuni mesi fa e viene considerata una delle figure in grado di assicurare anche in futuro un adeguato sostegno finanziario. Dopo le elezioni europee è assai probabile che i figli del compianto Cavaliere decidano di non garantire più per i debiti del partito e a quel punto si aprirebbe davvero un problema di sopravvivenza.

Ecco perché Forza Italia oggi rimane un’incognita. Forse sopravvalutata nei sondaggi, dopo la morte del suo leader indiscusso e fondatore sta faticosamente cercando di trasformarsi da partito personale/partito azienda a partito “normale”. Impresa impossibile, ha detto nei giorni scorsi uno come Fabrizio Cicchitto, che quel partito lo conosce bene per averlo frequentato e ritiene che, senza il carisma di Silvio Berlusconi, Forza Italia sia un partito destinato al tramonto.

Tra i particolari che balzano agli occhi in questo congresso anche il fatto che sia già tutto scritto: Tajani sarà confermato segretario e si sa già chi saranno i suoi 4 vice: Roberto Occhiuto, Deborah Bergamini, Stefano Benigni e Alberto Cirio. A cosa servirà quindi il dibattito congressuale?

L’obiettivo dichiarato è di occupare uno spazio politico al centro, tra Elly Schlein e Giorgia Meloni. Numericamente si tratta di un’area che può valere fino al 20%, ma per Tajani già il 7% sarebbe un successo. Se poi alle europee dovesse riuscire nel miracolo di superare la Lega, di certo potrebbe diventare attrattivo anche per altre aree al momento silenti che gravitano nell’ex Terzo Polo e che guardano con interesse all’evoluzione del centrodestra.

Giorgia Meloni ha tutto l’interesse a mettere Lega e Forza Italia l’uno contro l’altro e certamente non si strapperebbe i capelli se avvenisse il sorpasso da parte degli azzurri. Il vero nemico del premier in questo momento, all’interno della coalizione, è proprio Matteo Salvini, che potrebbe essere messo in discussione nel suo partito in caso di tracollo elettorale.

Ma tutte queste alchimie lasciano sullo sfondo i veri temi politici e cioè quale sarà il programma elettorale di Forza Italia e in che modo si differenzierà da quello degli alleati. Fin qui si è distinto solo per la difesa di cause francamente poco nobili come quella del superbonus 110%, discutibile soluzione grillina per raccattare voti, che si è tradotta in un disastro finanziario per il nostro Paese. Gli azzurri si sono battuti strenuamente per farlo rinnovare almeno in parte e per prolungarne gli effetti nefasti. Davvero un errore politico e un’offesa al ceto medio.

La nostalgia di Berlusconi si tradurrà in voti? Lecito dubitarne, anche perché i consiglieri comunali e regionali e i parlamentari che hanno cambiato casacca per passare con Forza Italia sono spesso figure di basso profilo destinate a non incidere elettoralmente ma solo a riempire organigrammi. E poi l’ala di Licia Ronzulli e Giorgio Mulè, messa nell’angolo dalla gestione Tajani, medita ritorsioni.

L’impressione, dunque, è quella di un partito tenuto in vita artificialmente fino alle europee, per eleggere un po' di suoi deputati in grado poi di essere decisivi nella possibile maggioranza di Bruxelles dei prossimi cinque anni. Difficile ambire a molto di più. A meno che non scenda in campo Pier Silvio, come qualcuno nei corridoi del potere continua a sussurrare, e a quel punto potrebbe davvero cambiare tutto.