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a cura di Stefano Fontana
La questione

I principi della Dottrina sociale, tra convergenze e differenze

Nella sua prima enciclica Leone XIV ha elencato alcuni principi della DSC. Un elenco che in buona parte corrisponde a quello del Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, pur con alcune differenze. Ecco qualche ipotesi su queste ultime. E chi dovrebbe stare al primo posto degli elenchi.

Dottrina sociale 12_06_2026
Foto Vatican Media/LaPresse

Nell’enciclica Magnifica humanitas Leone XIV elenca e illustra sommariamente i cosiddetti principi della Dottrina sociale della Chiesa in questo modo: principio del bene comune, della destinazione universale dei beni, di sussidiarietà, di solidarietà, della giustizia sociale. Tra i fondamenti indica: l’essere umano immagine del Dio trinitario, l’eguale dignità di tutti gli esseri umani, l’altissimo valore dei diritti umani. In questo elenco si può notare, tra i principi, l’assenza del diritto alla proprietà privata. Tra i fondamenti si osserva la centralità dell’uomo.

Il Compendio della Dottrina sociale della Chiesa elenca i seguenti principi: principio del bene comune, destinazione universale dei beni, sussidiarietà, partecipazione, solidarietà. In questo caso permane l’assenza della proprietà privata, non si accenna alla giustizia sociale e si parla della partecipazione che non abbiamo visto nell’elenco della Magnifica humanitas. I fondamenti sono indicati nel disegno d’amore di Dio, nella missione della Chiesa e nella persona umana “imago Dei”. Ci sono quindi delle varianti per quanto riguarda i principi e sui fondamenti si nota una maggiore attenzione del Compendio su quanto precede il fondamento personalistico, ossia il progetto di Dio e la missione della Chiesa.

Va naturalmente osservato che i due testi hanno ampiezza molto diversa e che quanto non è elencato o è chiamato in modo diverso può essere chiarito in altri punti del testo. Può capitare per esempio che della proprietà privata si parli all’interno della destinazione universale dei beni; in questo caso, però, si fa la scelta di assegnare a quest’ultima una posizione superiore.

In un libro di recentissima pubblicazione (O. Sanguinetti, La Dottrina sociale della Chiesa oggi. Una lettura “forte”, Ares, Milano 2026) si elencano i principi in questo modo: principio di personalità, di solidarietà, di organicità o del bene comune, di partecipazione, della proprietà privata e della destinazione universale dei beni, di sussidiarietà. Qui notiamo il rientro in campo della proprietà privata mentre viene recuperata la partecipazione già indicata anche dal Compendio. Il bene comune rimane anche se viene ribattezzato come principio di organicità. In altri elenchi abbiamo potuto leggere anche il principio della scelta preferenziale per i poveri, che in questi tre testi non abbiamo trovato. Su questo principio ci sono state e ci sono aspre discussioni.

Da un lato c’è una convergenza nelle indicazioni di alcuni principi, assieme però a delle differenze. Ciò può dipendere dalla visione teologica che ci sta dietro, la quale privilegia l’uno o l’altro dei principi, producendo una gerarchia almeno parzialmente differente. Il Compendio, per esempio, riflette molto la teologia di Giovanni Paolo II. I principi non stanno quindi al principio, ma essi stessi risentono di uno sguardo teologico precedente. È su questo che bisognerebbe trovare una convergenza piena.

Un’altra osservazione da fare è che la tendenza prevalente è di porre al primo posto degli elenchi dei principi la persona umana, la sua dignità e i suoi diritti. Ci si chiede se il principio veramente principale non sia invece la centralità di Dio piuttosto che la centralità della persona. Sicuramente Leone XIII sarebbe partito da lì.

Stefano Fontana