I nazionalisti indù contro le Figlie di Maria Ausiliatrice
La Hindu Jagarana Manch,nel West Bengala minaccia le suore, pretende che demoliscano una cappella e un cimitero
Le Figlie di Maria Ausiliatrice da anni si prodigano in India, nello stato del West Bengala, in favore della popolazione. Lo fanno con le loro attività rivolte a tutti, non solo ai cristiani, nel settore sanitario e in quello scolastico e con opere sociali, caritatevoli. Ma questo non ferma i nazionalisti indù. La Hindu Jagarana Manch, una organizzazione induista, di recente ha istigato la popolazione di Barasat contro le suore del convento Auxilium, sostenendo che la cappella e il cimitero che stavano costruendo erano privi delle autorizzazioni previste dalla legge e andavano quindi demoliti. Il 12 luglio circa 60 persone hanno fatto irruzione nel convento, hanno minacciato le suore e hanno ingiunto loro di sospendere i lavori. Autorizzazioni e permessi erano stati concessi dal governo precedente, il Trinamool Congress che per 15 anni ha guidato il West Bengala. Ma le elezioni svoltesi ad aprile sono state vinte dal Bharatiya Janata Party (BJP), il partito nazionalista indù del premier indiano Narendra Modi, e questo rende più agguerriti e sicuri di sé gli induisti. Secondo quanto riferito da testimoni, gli aggressori gridavano: “il vostro governo non esiste più, adesso è il nostro governo”. Il grave atto di intimidazione è l’ultimo di una serie di violenze contro i cristiani verificatesi dall’inizio di luglio in altre località dello stato. Fedeli e organizzazioni cristiane hanno denunciato l’interruzione di un incontro di preghiera, degli atti vandalici a una chiesa e l’aggressione a una comunità cattolica. La All India Catholic Union, che rappresenta i cattolici indiani dal 1919, ha chiesto al governo di garantire la libertà religiosa come è previsto dalla costituzione indiana. “Le suore che da decenni si dedicano con altruismo all’istruzione e all’assistenza delle ragazze più povere sono state oggetto di insulti e intimidazioni” ha amaramente commentato. Anche la Conferenza episcopale dell’India ha protestato. Aveva espresso preoccupazione per l’aumento degli episodi di violenza contro i cristiani nel corso di un incontro di una sua delegazione con il ministro federale dell’interno Amit Sha il 10 luglio. Dopo l’episodio di Barasat, un portavoce della Conferenza, padre Stephen Alathara, ha esortato la popolazione “a rifiutare la violenza e a risolvere eventuali contenziosi esclusivamente tramite canali legali e sistemi democratici”.
