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solidarietà dai vescovi

Ghana, il presidente censurato per la sua lotta alle lobby Lgbt

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Il presidente ghanese John Dramani Mahama si è visto negare la laurea ad honorem della Lincoln University di Filadelfia a causa della legge che vieta gli atti omosessuali. Solidarietà dai vescovi. 

Esteri 09_04_2026

La Conferenza dei vescovi cattolici del Ghana il 27 marzo scorso ha diffuso un comunicato per esprimere totale solidarietà nei confronti del presidente della repubblica, John Dramani Mahama, dopo che un ateneo americano ha deciso di revocargli la laurea ad honorem della quale lo aveva appena insignito.

Il 19 marzo la Lincoln University di Filadelfia aveva annunciato la decisione di conferirgli l’onorificenza in ragione del suo impegno in materia di governo, democrazia, sviluppo e cooperazione. Il riconoscimento era particolarmente importante – sottolineano i vescovi nel comunicato – perche il primo presidente del Ghana, Kwame Nkrumah, aveva studiato presso la Lincoln University ed esisteva quindi un legame storico tra il paese e l’istituto.

Il conferimento della laurea ad honorem era previsto il 26 marzo. Ma il 23 marzo improvvisamente le autorità accademiche della Lincoln University hanno annullato la cerimonia. L’ovvia deduzione sarebbe che l’ateneo avesse disapprovato l’iniziativa nel frattempo intrapresa dal presidente Mahama di sottoporre al voto dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite una risoluzione di condanna della tratta transatlantica degli schiavi. Ce n’era motivo perché Mahama, capofila di un movimento rivendicativo che da anni riunisce paesi africani e caraibici, ha proposto di definire la tratta transatlantica “il più grave crimine contro l’umanità”.

La risoluzione, che è stata approvata, esorta i paesi europei ritenuti responsabili ad ammettere le loro colpe, presentare scuse formali, concedere i risarcimenti finanziari chiesti per i danni arrecati all’epoca e per quelli che in tutto il mondo tuttora subiscono i discendenti degli schiavi portati nelle Americhe. Come molti hanno capito, l’iniziativa di Mahama era un mero attacco all’Occidente: certo la tratta transatlantica va condannata, ma ne furono responsabili tanto gli europei e gli americani che acquistarono gli schiavi quanto gli africani che li vendettero e inoltre il movimento per i risarcimenti non si rivolge anche all’altra tratta, quella arabo islamica, che nell’arco di 13 secoli ha catturato, venduto e sottratto al continente africano un numero persino maggiore di persone.

Argentina, Israele e Stati Uniti hanno votato contro la risoluzione. Si poteva capire che la Lincoln University revocasse l’onorificenza. Invece le autorità accademiche avevano apprezzato proprio l’impegno di Mahama in favore della “giustizia ripartiva”.

A far cambiare idea invece è stata la posizione favorevole all’adozione di una legge più severa contro gli omosessuali assunta dal presidente. Evidentemente ancora una volta le lobby LGBTQ americane hanno avuto la meglio. È dal 2021 che in parlamento, in Ghana, è stata presentata una legge intitolata “Promozione dei diritti sessuali umani corretti e dei valori della famiglia ghaneana” che inasprisce le sanzioni già esistenti per chi pratica rapporti omosessuali e per chi promuove le associazioni LGBTQ.

Nel 2024 era stata finalmente approvata dal parlamento, ma l’allora presidente Nana Akufo-Addo aveva rifiutato di firmarla per renderla esecutiva, pur riconoscendone la validità e sapendo che rappresentava la volontà della maggior parte dei cittadini ghaneani. Aveva rifiutato su richiesta del ministro delle finanze, allora Ken Ofori-Atta, che gli aveva espresso il timore di reazioni internazionali avverse, su pressione delle lobby LGBTQ, alle quali il paese non sarebbe stato, e non è tuttora, in grado di far fronte perché sta attraversando la peggiore crisi economica degli ultimi decenni e nel dicembre del 2022 ha dichiarato default. Il ministro aveva calcolato che il paese avrebbe potuto perdere aiuti per circa 850 milioni di dollari nel solo anno in corso e finanziamenti da parte della Banca Mondiale per 3,8 miliardi nei successivi cinque-sei anni. Era un rischio che il Ghana non poteva correre.

La preoccupazione era fondata e derivava dall’esempio dell’Uganda. Nell’agosto del 2023 il governo ugandese ha adottato una nuova legge anti gay che, per le pene e le restrizioni introdotte, è considerata la più severa al mondo. Sotto la pressione delle lobby LGBTQ, la Banca Mondiale ha sospeso per mesi la concessione di prestiti al paese motivando la decisione con il dovere di rispettare i propri valori fondanti che impongono di non escludere nessuno dall’accesso ai servizi e ai programmi di lotta contro la povertà.

Da sempre i vescovi cattolici approvano l’adozione della legge che introduce norme più severe. La Chiesa riconosce i diritti umani degli omosessuali – affermano – ma condanna senza riserve l’omosessualità: «Dal momento che l’attività sessuale è intesa in funzione della procreazione e della perpetuazione del genere umano – sostengono  – ogni forma di attività sessuale diversa dal rapporto eterosessuale è contro natura. Lo Stato ha il diritto di criminalizzare gli atti omosessuali nell’interesse della nazione. L’auspicio della Chiesa è che si impongano misure punitive commisurate ai crimini commessi».

Lo hanno ribadito nel documento pubblicato il 27 marzo. In nome della difesa dei diritti sessuali umani e dei valori famigliari «incoraggiamo – vi si legge – il parlamento del Ghana a garantire la rapida trasmissione del disegno di legge al presidente per la promulgazione ed esortiamo tutte le autorità competenti ad agire con diligenza e con un forte senso di responsabilità nazionale nel portare avanti questo importante processo legislativo».