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LA STORIA

Gaudì, una vita meravigliosa come fosse un romanzo

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Tutta la storia del grande architetto Antoni Gaudì, costruttore della Sagrada Familia di Barcellona, raccontata in un libro dell'ispanista Maximiliano Cattaneo. Un saggio documentatissimo sul futuro beato, che morì da clochard.

Cultura 17_09_2026

Non c'erano ancora i maranza a Milano quando una anziana signora, mia amica ormai defunta, venne presa a bottigliate in testa per strada da una tossica fuori dalla grazia di Dio (se mai c'era stata dentro). La delinquente scappò e la vittima, sanguinante, chiamò un taxi per farsi portare al pronto soccorso. Il taxi venne e se ne riandò subito perché non intendeva sporcare di sangue l'arredo.

Roba da Milano-terzomillennial? No, la stessa cosa accadde a Barcellona nel 1926. E con un personaggio non solo famoso, non solo passato alla storia, ma anche in predicato per la beatificazione: Antoni Gaudí, l'architetto di uno dei monumenti più visitati al mondo, la Sagrada Familia. Il genio visionario che aveva rivoluzionato tutte le regole della sua arte, l'uomo il cui apporto al Pil in termini di turismo alla capitale catalana meriterebbe un continuo calcolo, il cattolicissimo costruttore di cattedrali che, come i grandi maestri del Medioevo, sapeva bene che la durata della sua vita non sarebbe bastata per vedere il completamento dell'opera, morì per un banalissimo incidente stradale quando, immerso nelle sue meditazioni, non si accorse del sopraggiungere di un tram alle sue spalle.

Era ormai anziano, vestito in modo trascurato, perfino le scarpe che portava erano eccentriche, sì, ma di bassa lega: di feltro, se le era fatte da solo. Era dunque avaro? Ma no, come molti geni aveva in testa una sola cosa, la sua arte, il resto era per lui inesistente. Non si era mai nemmeno sposato. Solo una volta, in gioventù, gli era accaduto di innamorarsi di una francesina, che ricambiava la simpatia. Ma ella teneva più al suo orologio biologico, tant'è che, quando lui andò a trovarla al di là dei Pirenei, scoprì che quella si era nel frattempo fidanzata ufficialmente con un altro. Eh, non aveva tempo da perdere.

Il tram che lo sbatté sul selciato non si fermò nemmeno: aveva un orario da rispettare. I passanti, uguale: quello svenuto in terra sembrava un vecchio clochard, magari sbronzo. Solo un giovane si accorse che il clochard perdeva sangue da un orecchio, e cercò di sollevarlo. Niente. Allora fermò un tassì, ma il conducente, visto il sangue, temette per la sua tappezzeria e proseguì. Il soccorritore a quel punto chiamò un poliziotto della Guardia Civil e questi, vista la situazione, bloccò d'autorità un altro taxi e finalmente il clochard fu portato in ospedale.
Ma non era finita. Qui diagnosticarono che ci voleva una clinica specialistica. Solo che gli ambulanzieri, essendo a fine turno, lo scaricarono nel nosocomio più vicino. E fu così che tornò al Creatore uno dei più grandi geni dell'architettura d'ogni tempo.

Lo scrittore Maximiliano Cattaneo, esperto di ispanistica, ha romanzato la vita di Antoni Gaudí, dalla nascita alla morte: Faremo cose meravigliose. La straordinaria avventura di Antoni Gaudí (Leone Editore, pp. 420, €, 18,00). Il libro, va detto, è anche un saggio documentatissimo sulle opere del Maestro, perfino sui materiali innovativi da lui usati descritti in dettaglio. Per chi vuol sapere tutto-ma-proprio-tutto sul “clochard” che, come i costruttori medievali di cattedrali, è oggi sepolto all'interno della sua opera maggiore. Ad essere precisi, Jean Gimpel nel suo celebre Costruttori di cattedrali informava che si facevano inumare nelle fondamenta, affinché anche le loro ossa contribuissero a reggere quella lode a Dio in pietra cui avevano dedicato la vita ben sapendo che non ne avrebbero visto il compimento. Gaudí veniva proprio dal cantiere della Sagrada Familia, dove si recava ogni giorno, quando il tram lo centrò.



viaggio apostolico

Il Papa alla Sagrada Familia: «la fede dà forma alle pietre»

A cento anni esatti dalla morte di Antoni Gaudí la Messa celebrata da Leone XIV nel Tempio Espiatorio e la benedizione della Torre di Gesù Cristo che ne fa la chiesa più alta del mondo. In questa Biblia pauperum dei nostri tempi una «eloquente catechesi fatta di pietre, di colori e di luce».