• COMITATO FAMIGLIE PER IL NO

Gandolfini schiera il Family day sul no al referendum

Gandolfini chiama e le famiglie rispondono. Sabato a Roma, presso l’Auditorium Antonianum gremito di oltre mille delegati locali, il Comitato promotore del Family day ha presentato il “Comitato famiglie per il “No” al referendum di ottobre sulla riforma costituzionale. Massimo Gandolfini, presidente del Comitato, ha fatto appello al cuore di tutti quei laici e cattolici ancora feriti e umiliati dal modo in cui è stata approvata la legge sulle unioni civili. 

 

Massimo Gandolfini

Gandolfini chiama e le famiglie rispondono. Sabato a Roma, presso l’Auditorium Antonianum gremito di oltre mille delegati locali, il Comitato promotore del Family day ha presentato il “Comitato famiglie per il No” al referendum di ottobre sulla riforma costituzionale. La nuova sfida che vede impegnati tutti coloro che si oppongono alla destrutturazione della famiglia e dei corpi intermedi della società italiana è la vittoria del “No” contro il moloch autoritario e centralista dello Stato che tutto può per cambiare il tessuto antropologico della società italiana. 

Gandolfini, presidente del Comitato, ha fatto appello al cuore di tutti quei laici e cattolici ancora feriti e umiliati dal modo in cui è stata approvata la legge sulle unioni civili. A chi ha pensato che ormai fosse tutto perso dopo la firma del presidente Mattarella. Ebbene per questo popolo il referendum costituzionale è un’opportunità che dà nuova speranza, è l’ultima chance per far sentire quella voce pervicacemente ignorata dalle lobby. 

«Non ci muove nessun sentimento di rivendicazione e di vendetta nei confronti della persona del premier, ma neanche nei confronti del governo», ha spiegato Gandolfini. «L’animus non è la vendetta. L’animus è una giustizia sociale. Il governo, nei confronti della legge sulle unioni civili, ha mostrato un’indole statalista e centralista inaccettabile». Ecco che allora i cittadini italiani hanno in mano un’arma per fermare una riforma costituzionale che, per ammissione diretta dei vertici del Pd e dell’attivismo Lgbt, sarà usata per portare a termine l’agenda del partito radicale di massa: matrimonio egualitario, adozioni per tutti, eutanasia, divorzio express, legalizzazione delle droghe, compravendita dei gameti e della vita nascente. 

«Siamo convinti», ha detto ancora Gandolfini, «che una riforma della Costituzione dopo 70 anni sia un appuntamento da non eludere, ma la posta in gioco richiede tanta prudenza e, soprattutto, concertazione fra tutte le rappresentanze della società civile». Questa modernizzazione è stata potata avanti, infatti, a colpi di fiducie in un deficit di democrazia inaccettabile. Peggiore del metodo utilizzato è stato solo il risultato, perché, unitamente alla riforma elettorale, si avrà in sistema istituzionale senza pesi e contrappesi. In pratica un solo partito, che può aver raccolto appena il 25% dei voti al primo turno, potrà avere il 55% dei seggi del nuovo sistema monocamerale. I parlamentari saranno in gran parte dei nominati dal partito e il premier avrà un potere assoluto di nomina della Corte costituzionale e dei vertici di molti organismi pubblici, compresa la Rai. 

Dunque, qui non è in gioco quella che è stata definita a corrente alternata la Carta più bella del mondo, ma lo stesso modo di rapportarsi tra lo Stato, il cittadino e la cellula fondamentale della società che è la famiglia. Gandolfini ha quindi ricordato le parole di san Tommaso Moro, «l'uomo non si può separare da Dio, né la politica dalla morale». Non è morale mortificare la rappresentanza e il voto dei cittadini, ma soprattutto non è morale «l’utero in affitto e la compravendita di vite umane!». 

Parte quindi una campagna capillare sul territorio per far comprendere un “No” ben motivato e non animato da sentimenti di vendetta e odio. Le tante persone di buona volontà sono state esortate dal leader del Family day a sensibilizzare amici, parenti e anche i sacerdoti. «Parlate con vostri parrochi e con i vostri vescovi, non sono i nostri antagonisti, anche loro vanno aiutati, dobbiamo stare loro vicino, sono uomini come noi». 

«Andate a farvi conoscere», ha insistito Gandolfini, «dobbiamo  lavorare con il contatto diretto, abbiamo argomentazioni razionali e giuridiche per dire che questa riforma va bocciata». Coraggio, volontà e speranza sono state più volte invocate da Gandolfini che ha ricordato a tutti che «quando spendete la vita per il bene e la verità sempre qualcuno dall’alto vi aiuta». Il cuore oltre l’ostacolo in vista dell’impegno ottobre senza scordare però un altro appuntamento con le urne, quello delle elezioni amministrative del prossimo 5 giugno. 

A nome di tutto il Comitato Difendiamo i Nostri Figli, Gandolfini ha invitato a non votare i partiti dell'attuale maggioranza che hanno sostenuto la legge sulle unioni civili. «Guardate le liste», ha ammonito, «guardate i candidati e i partiti che li sostengono. Quelli che hanno partecipato all' approvazione della “bella” legge sulle unioni civili non possono avere il nostro consenso». Non è di secondaria importanza infatti che «un sindaco o un assessore siano sensibili alle politiche per la famiglia». 

Quanto a quest' ultima, ha aggiunto, «non si risolve nel bonus bebé, ma nel far sì che in una famiglia ci sia un papà e una mamma. Non ci vendiamo la primogenitura con un piatto di lenticchie». La risposta è chiarissima a tutti coloro che pesano di fermare la deriva antropologica mettendo poche decine di euro e qualche pannolino sulla bilancia delle politiche familiari. Gandolfini ha chiuso la convention con un «arrivederci sui vostri territori», ribadendo che non ci sono nemici, ma solo persone che la pensano diversamente che tuttavia veicolano principi pericolosi, «noi vogliamo lottare contro queste istanze ideologiche». 

Gandolfini ha salutato infine i tanti volenterosi giunti da ogni parte di Italia facendo sue e rilanciando le parole dello scrittore cattolico inglese Tolkien: «Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare».

 

 

 

 

 

 

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