Francia in crisi economica e politica, governo Bayrou al capolinea
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Il primo ministro chiede un voto di fiducia per l’8 settembre, rischiando seriamente di cadere prima ancora che inizi la discussione sul bilancio. Il Paese transalpino paga il conto delle scelte antidemocratiche di Macron, volte a impedire alla destra di governare.

Le scelte scellerate e antidemocratiche di Macron, fatte contro la netta vittoria della destra di Le Pen e Bardella dello scorso anno e per preservare il suo potere assoluto, sono all’origine della pericolosissima impasse francese. Il primo ministro François Bayrou è apparso calmo e rassegnato, quando si è presentato alla stampa all'inizio di questa settimana per annunciare, lunedì 25 agosto, di aver chiesto al presidente Emmanuel Macron di convocare una sessione straordinaria del Parlamento l'8 settembre, per un voto di fiducia prima ancora che inizi la discussione sul bilancio. La Francia si trova impantanata in un'altra crisi e i mercati francesi stanno crollando dopo la richiesta di Bayrou di un voto sul suo piano di riduzione del debito.
Bayrou sperava che questa decisione, presa senza il conforto dei ministri, avrebbe contribuito a garantire il sostegno al bilancio di austerità da lui pianificato: una proposta che vorrebbe risparmiare quasi 44 miliardi di euro per ridurre il deficit di bilancio dal 5,8% del PIL dell'anno scorso al 4,6% nel 2026, anche con un taglio di almeno due festività per evitare weekend lunghi di vacanze: il Lunedì dell’Angelo e la festa dell’8 maggio, ricorrenza della fine della II Guerra Mondiale. La Francia ha oggi un debito di oltre 3.000 miliardi di euro. Solo gli interessi sul debito divorano decine di miliardi di finanziamenti governativi ogni anno. Bruxelles ha avvertito che il governo deve risparmiare, mentre i mercati finanziari osservano la politica francese con attenzione. Dopo l'annuncio di Bayrou, il mercato azionario è crollato e i rendimenti dei titoli di Stato sono aumentati. Questo mese, in alcuni momenti sono stati persino superiori a quelli della Grecia. Senza un piano di consolidamento credibile e un governo stabile forte, la Francia rischierà di essere declassata dalle agenzie di rating.
Se il governo Bayrou cadesse, Macron potrebbe sciogliere il parlamento e indire nuove elezioni legislative o addirittura, come auspicano le forze di opposizione, dimettersi e indire elezioni presidenziali e legislative anticipate; infine potrebbe insediare un ennesimo nuovo governo. In questo caso sarebbe il suo quinto primo ministro, dopo Élisabeth Borne, Gabriel Attal, Michel Barnier e l’attuale François Bayrou, in poco più di 600 giorni. Tuttavia, nessuna delle soluzioni che consentono a Macron di rimanere in sella è in grado di risolvere i problemi di bilancio o l'impasse politica della Francia, nonostante le sue rassicurazioni ai mercati sulla solidità finanziaria del Paese. I partiti di opposizione si sono schierati contro Bayrou e le sue proposte (dal Rassemblement National ai Socialisti, ai Verdi e a France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon), anche perché il voto richiesto dal primo ministro francese, l’8 settembre, arriverà a soli due giorni dalla grande manifestazione e sciopero nazionale del 10 settembre, organizzata per "bloccare tutto" in tutto il Paese. Il movimento dei promotori dei Bloquons (blocchiamo), nato sui social media ma sostenuto da sindacati, eredi dei gilet gialli, appoggiati dalle destre e sinistre del Paese, è emerso dopo che Bayrou aveva annunciato a luglio il suo piano di tagli al bilancio.
La grave crisi sociale, economica e politica in corso in Francia è stata causata dalla scelta scellerata e profondamente egoista di Macron di sciogliere il parlamento dopo la vittoria della destra di Le Pen e Bardella alle elezioni europee del giugno 2024 e il conseguente pasticcio, dopo l’ennesimo fallimento elettorale dei macronisti, di allearsi, grazie ai patti di desistenza, con la sinistra di Insoumise e i Socialisti al ballottaggio, per evitare che la rappresentazione parlamentare del Rassemblement National fosse coerente con il successo elettorale della destra.
Così si spiega il crescente nervosismo del capo di Stato francese e la sua particolare suscettibilità nei confronti delle critiche internazionali che gli piovono addosso. Alla scomposta e francamente eccessiva convocazione dell’ambasciatore italiano, seguita ai commenti sullo spirito guerrafondaio dell’inquilino dell’Eliseo da parte di Matteo Salvini nei giorni scorsi, è seguita una ben più inopportuna convocazione dell'ambasciatore degli USA, Charles Kushner, per aver descritto, in una lettera aperta a Macron sul Wall Street Journal, l'esplosione di odio verso gli ebrei che ha colpito la Francia da quando è iniziata la guerra a Gaza. Opinione confermata da un sondaggio (condotto da CSA per CNEWS, Europe 1 e il Journal du Dimanche) pubblicato mercoledì 27 agosto, dal quale emerge che il 62% dei francesi ritiene di non potersi fidare di Macron per combattere l'antisemitismo in Francia. Ebbene, che farà Macron? Si dimetterà e convocherà le elezioni in protesta contro il popolo che ha perso la fiducia in lui o rimarrà ancorato alla poltrona in attesa che il neo eletto Gran Maestro del Grande Oriente di Francia, Pierre Bertinotti (nomen omen), accanito sostenitore delle proposte di legge per la liberalizzazione di eutanasia e maternità surrogata di Gabriel Attal (già primo ministro e segretario generale di Renaissance dal dicembre 2024), lo spinga verso altri e prestigiosi scranni?