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Estati torride, un fenomeno che si ripete più spesso

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Se il caldo anomalo quest'anno ha interessato tutta l'Italia, l'analisi storica dei dati relativi a Milano mostra che dal 2003 ci sono state ben 4 estati eccezionali per le temperature alte, che richiedono una gestione adeguata del verde e dell'edilizia.

Creato 31_08_2026

Con il 1° settembre inizia l’autunno meteorologico e i dati sono ormai sufficienti per commentare la stagione estiva che dovremmo esseri lasciati alle spalle, salvo ritorni di caldo sempre possibili a settembre e nella prima quindicina di ottobre.

Analizzando le serie storiche di temperatura di quest’anno possiamo dire che l’estate è iniziata a maggio, mese in cui a una prima e seconda decade caratterizzate da temperature sensibilmente inferiori alla norma ha fatto seguito una terza decade in sensibile anomalia termica positiva e con le prime puntate oltre i 35°C localmente registrate anche in alcune località del Settentrione e del Centro-Sud.

Venendo poi all’estate meteorologica propriamente detta, che a differenza di quella astronomica va dal 1° giugno al 31 agosto, possiamo osservare che a valle del periodo 1-16 giugno, segnato da una residua variabilità primaverile per effetto del transito di deboli perturbazioni più attive sui settori alpini e prealpini del settentrione, si sono rapidamente affermate condizioni pienamente estive, contrassegnate da tre ondate di caldo di lunga durata, la prima protrattasi da 18 al 30 giugno, la seconda dal 6 al 23 luglio e la terza iniziata il 28 luglio ed esauritasi il 19 agosto, salvo un strascico al Centro-Sud che vede temperature molto elevate anche in questi ultimi giorni d’agosto.

Le ondate di caldo di lunga durata sono in genere prodotte dal lungo persistere sulla nostra area di promontori anticiclonici subtropicali di blocco da sud (anticiclone africano) o da sudovest (anticiclone subtropicale atlantico) mentre la temporanea attenuazione delle ondate di caldo è stata causata dal transito di perturbazioni provenienti da ovest o da nordest. Con riferimento agli anticicloni subtropicali di blocco è utile ricordare che l’anomalia termica positiva ad essi associata è frutto di una serie di fenomeni concorrenti e cioè l’intenso soleggiamento, l’apporto di masse d’aria meridionale torrida, le correnti discendenti che animano tali strutture circolatorie impedendo lo sviluppo di nubi e infine l’ostacolo all’ingresso di perturbazioni sulla nostra area (il che spiega il termine “di blocco”).

Con riferimento a quanto accaduto nei singoli mesi, giugno ha visto una piovosità in prevalenza inferiore alla norma cui si sono accompagnate temperature anomalmente elevate per effetto di un’ondata di caldo descritta in precedenza. Luglio è stato anch’esso segnato da temperature massime sensibilmente superiori alla norma mentre l’anomalia positiva è stata più contenuta nelle temperature minime. Le piogge hanno presentato anomalie negative sensibili su Alpi, Prealpi e alta pianura del Settentrione, accentuando così il problema della siccità che quest’anno è stato particolarmente sentito al Nord e che dovrebbe invitare a studiare rimedi più strutturali a tutela della nostra agricoltura. Piogge in prevalenza superiori alla norma si sono invece registrate in Emilia Romagna e al Centro-Sud, pur con una sensibile variabilità territoriale. Agosto ha infine presentato temperature superiori alla norma mentre le precipitazioni sono state per lo più inferiori alla norma, seppur in presenza di una sensibile variabilità territoriale frutto della natura prevalentemente temporalesca dei fenomeni.

L’anomalia termica dell’estate 2026: alcuni confronti

Quella del 2026 è stata senza alcun dubbio un’estate torrida e che ricorda molto da vicino la terribile estate del 2003: analizzando infatti i dati aeroportuali di Milano Linate il confronto con il 2003 regge sul piano del numero di giorni con oltre 35°C (il record di 28 giorni spetta al 2003, seguito dal 2026 con 23 e a distanza dal 2025 con 13, dal 2022 con 12 e dal 2015 con 11). Per quanto riguarda invece le notti tropicali, quelle cioè con temperatura minima superiore a 20°C, il 2026 con 63 notti supera di poco il 2003 (60 notti), seguito dal 2024 (53), dal 2022 (49) e dal 2019 con 47. Per quanto riguarda infine le notti con temperatura oltre i 25°C, 2003 e 2026 condividono il record con 4 notti ciascuno. Al riguardo si consideri che per quanto riguarda le temperature notturne il dato di Linate è ampiamente superato dal dato di Milano per effetto dell’isola di calore urbano che è massima di notte.

Analizzando le serie storiche di Milano Linate dal 1951 al 2026 si osserva che il 2026 si impone come anno record in una quaterna di anni eccezionali che comprende 2003, 2015 e 2022.
In figura riporto la serie storica delle notti tropicali dal 1951 ad oggi. Si nota che fino al 1993 tale numero oscillava fra lo 0 del 1960 e 25 del 1952, 1991 e 1992. Dal 1994 si assiste a una salita che porta al primo picco del 2003 seguito da altre annate critiche (in ben 9 anni si è superata la soglia delle 40 notti tropicali).

La canicola estiva: alcuni consigli pratici

Primo consiglio è quello di utilizzare in modo razionale i sistemi di ventilazione e di condizionamento, e qui non esiste una regola generale: ognuno deve trovare un proprio equilibrio partendo da misure della temperatura e dell’umidità ambientale ed evitando che di notte le temperature negli ambienti in cui si dorme siano superiori ai 30-31°C. È anche importante sfruttare al meglio il verde per mitigare la calura estiva: case circondate da giardini con alberi offrono un ambiente più mite rispetto a case esposte al solleone per gran parte del giorno.

E qui si deve ricordare che gli alberi vanno difesi dai tagli irrazionali cui non di rado vengono sottoposti, danneggiando a volte in modo spesso irreparabile le loro chiome e vanificando così l’effetto ombreggiante. Gli alberi debbono poi disporre di un idoneo volume di terra in cui poter affondare le loro radici, essere ben riforniti d’acqua ed essere difesi con idonei interventi insetticidi dai loro parassiti, per esempio il complesso Cameraria-Guignardia (un insetto e un fungo) che provoca estese defoliazioni negli ippocastani o insetti polifagi come la cocciniglia giapponese Takahashia japonica o il piccolo maggiolino Popillia japonica, ambedue estremamente voraci e in via di rapida diffusione.

Se la terra è poca, in luogo degli alberi è più ragionevole pensare di piantare trappeti erbosi o cespugli, che se ben irrigati garantiscono anch’essi una significativa mitigazione della calura estiva. Va inoltre ricordato che il taglio periodico dell’erba nei giardini, oltre a garantire una maggiore gradevolezza dell’ambiente per il cittadino e per i suoi amici a quattro zampe, evita che l’erba esaurisca la riserva idrica del suolo mandando in crisi idrica gli alberi prima del tempo.

Nelle città dovrebbe diventare una priorità la mitigazione dell’isola di calore urbano da perseguire con superfici chiare, garantendo la presenza di superfici idriche (fontane, ruscelli, ecc.)  e poi non facendo crescere eccessivamente in altezza le case, in quanto edifici troppo alti interferiscono pesantemente con le brezze e inoltre intrappolano il calore emesso per irraggiamento dal fondo delle vie, impedendo così il raffreddamento notturno. In tal senso gli “alberi di 30 piani” che stiamo vedendo crescere come funghi a Milano non hanno ragion d’essere, quantomeno per ragioni ambientali.

Infine ricordiamo che l’isola di calore urbano non è un male assoluto: d’inverno oltre ad abbattere i costi del riscaldamento riduce la mortalità da basse temperature, ancor oggi prevalente rispetto a quella da alte temperature. Pertanto nelle nostre città occorrerebbe pensare a una mitigazione dell’Isola di calore che sia selettiva e limitata al periodo estivo.



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