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Chiesa cattolica

Due sacerdoti cechi saranno canonizzati il 6 giugno

 

Furono giustiziati dal regime comunista in Cecoslovacchia con la falsa accusa di aver ispirato un attentato a dei funzionari comunisti

 

 

 

Saranno beatificati il 6 giugno a Brno, Repubblica Ceca, Jan Bula e Vacalv Drbola, due sacerdoti cechi giustiziati rispettivamente nel 1951 e nel 1952 perché ingiustamente accusati di aver ispirato un attentato durante il quale erano stati uccisi tre funzionari del partito comunista, compiuto a Babice nel luglio del 1951. Il regime comunista, instaurato in Cecoslovacchia con un colpo di stato nel 1948, aveva nazionalizzato i beni ecclesiastici, aveva chiuso scuole e seminari, arrestato numerosi religiosi e laici, vietato la stampa cattolica. Nel 1949 aveva creato una sedicente Azione Cattolica alla quale chiedeva che i fedeli aderissero. Sia Bula che Drbola erano finiti nel mirino della polizia politica perché avevano esortato i loro parrocchiani a rimanere invece fedeli alla Chiesa di Roma. Dal carcere Bula aveva scritto delle lettere ai suoi famigliari, recapitate solo dopo la sua morte. Testimoniano, spiega don Karel Orlita, postulatore della fase diocesana e amministratore della fase romana della causa di beatificazione di entrambi, la serenità con cui il giovane sacerdote – aveva 32 anni – affrontò il suo destino. In una si legge: “Il Signore Dio mi ha dato una vita breve, ma credo non sia stata vana. Sono lieto oggi di averLo servito e di essere rimasto Suo servo fino alla fine. Me ne vado in pace con Lui. Non vedo l’ora di riposare e di incontrare tutti coloro che mi hanno preceduto nell’eternità. (…) Avevo tanti programmi, ma tutti erano subordinati alla volontà di Dio”. Bula e Drbola sono i primi martiri canonizzati nella diocesi di Brno e nella storia contemporanea della Repubblica Ceca. La celebrazione eucaristica il 6 giugno sarà presieduta dal cardinale Michael Czerny. Verrà utilizzato il calice appartenuto a Bula. “I regimi, le ideologie e le paure passano, ma la verità, l’amore e la fedeltà hanno una forza che sopravvive alla storia stessa –commenta don Orlita intervistato dall’agenzia di stampa Fides – durante il lavoro sulla Positio ho avuto spesso l’impressione che il vero protagonista della loro storia non fosse tanto la persecuzione, quanto la forza della grazia di Dio che li ha sostenuti fino alla fine”.