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Dalla Turchia al Libano, l’impegno di Leone tra ecumenismo e pace

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Dopo l’incontro con il patriarca armeno di Costantinopoli, Sahak II, e la divina liturgia con Bartolomeo I, ieri il Papa ha lasciato la Turchia ed è atterrato in Libano. Nel volo verso Beirut, Prevost ha ribadito che nella questione palestinese la Santa Sede è per la soluzione «due popoli, due Stati».

Ecclesia 01_12_2025
Leone XIV nella Cattedrale Apostolica Armena con Sahak II, Istanbul, 30/11/2025 (Vatican Media/LaPresse)

La prima domenica di Avvento ha visto Leone XIV dividersi tra la Turchia e il Libano. Il suo ultimo giorno in terra turca si è aperto nella Cattedrale Apostolica Armena. Lo ha accolto Sahak II, patriarca armeno di Costantinopoli a cui il Pontefice, umilmente, si è rivolto per chiedere se era opportuno assaggiare il pane da lui appena benedetto. Uno dei momenti più spontanei della visita nel luogo di culto, contrassegnata da un saluto del Santo Padre incentrato sull'obiettivo della riconciliazione. «Nel cammino verso l’unità siamo preceduti e circondati da "una grande schiera di testimoni"», ha ricordato Prevost, che tra i santi della tradizione armena ha citato Nerses IV Shnorhali, poeta, musicista, teologo e intellettuale a tutto tondo che fu antesignano dell'ecumenismo già nel XII secolo.

Molto importante è stato il discorso di Sahak II che ha tessuto le lodi del papato per aver svolto una funzione di bussola morale e ha espresso gratitudine per tutte le volte che nella storia i Papi hanno alzato la loro voce per denunciare la sofferenza degli armeni. Poi, all'interno della sede del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, Leone XIV ha concluso il suo pellegrinaggio in Turchia con una divina liturgia nella cattedrale di San Giorgio organizzata da Bartolomeo I per commemorare l'apostolo Andrea. Nel discorso del Papa è stato rilevante il passaggio di ringraziamento a Bartolomeo I per il sostegno al lavoro della Commissione mista internazionale per il Dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, seguito dalla richiesta di «continuare a compiere ogni sforzo affinché tutte le Chiese ortodosse autocefale tornino a partecipare attivamente a tale impegno». Questo perché, dopo lo scisma ortodosso del 2018 causato dalle tensioni sull'autocefalia della Chiesa ucraina, il Patriarcato di Mosca – grande "avversario" di Costantinopoli – scelse di non partecipare ai tavoli della Commissione.

Al termine della liturgia, Leone e Bartolomeo si sono affacciati dal balcone e hanno impartito una benedizione ecumenica ai partecipanti. Il Papa ha lasciato Istanbul dopo il pranzo con il Patriarca ecumenico. Nella sua permanenza turca Leone ha salutato anche Andrea Minguzzi, uno chef italiano molto famoso in Turchia e che gli aveva scritto una lettera esprimendo il desiderio di incontrarlo per raccontargli la storia di suo figlio Mattia Ahmet, morto a soli 14 anni dopo essere stato accoltellato in un mercato di Istanbul lo scorso gennaio. La vicenda ha destato grande commozione in tutto il Paese.

Sul volo per Beirut, Leone ha parlato del suo colloquio con Erdogan spiegando di aver parlato con lui di Ucraina e Gaza e ribadendo che la Santa Sede mantiene da anni la posizione dei «due popoli, due Stati». Il Papa ha detto che «in questo momento Israele ancora non accetta questa soluzione», ma ha avuto anche parole speranzose, ribadendo l'amicizia della Santa Sede con Israele e dicendo di voler cercare «con le due parti di essere una voce mediatrice che possa aiutare ad avvicinarci ad una soluzione giusta per tutti» a favore di una ripresa del dialogo. E ha aggiunto che «ci sono oggi di nuovo proposte concrete per la pace». Nel pomeriggio l'atterraggio in Libano e il saluto di benvenuto delle autorità libanesi.

Quella di oggi sarà una giornata piena di impegni per il Pontefice che comincerà nel monastero di San Marone ad Annaya per pregare davanti alla tomba di San Charbel Maklūf e si concluderà nell'incontro coi giovani nel piazzale antistante al Patriarcato di Antiochia dei Maroniti a Bkerké.



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