Crimine di guerra. Chi ha colpito la Cattedrale della Dormizione a Kyiv
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Nel corso di un bombardamento di Kyiv, prendeva fuoco il tetto della Cattedrale della Dormizione, parte del Monastero delle Grotte, uno dei luoghi più sacri degli ortodossi. Chi è stato? Prove e dichiarazioni portano alla Russia, anche se Mosca nega.
Il 15 giugno scorso, nel corso di un violentissimo attacco russo condotto su Kyiv con missili e droni, il tetto della cattedrale della Dormizione e del monastero delle Lavra (Grotte) è stato incendiato e ha riportato gravi danni, per quanto non strutturali. Trattandosi di un sito particolarmente caro a tutta la Cristianità e, in particolar modo, al mondo ortodosso, l’indignazione è stata forte e immediata. Ancora più rapida è stata la negazione di ogni responsabilità da parte del Ministero della Difesa russo che ha testualmente dichiarato: «Secondo informazioni confermate, gli edifici del monastero di Pechersk a Kiev sono stati colpiti da un missile del sistema di difesa aerea Patriot di fabbricazione statunitense. Una delle ragioni del malfunzionamento di questo sistema potrebbe essere la fornitura al regime di Kiev di missili con vita operativa scaduta da parte dei Paesi occidentali. Le forze armate russe non pianificano e non effettuano attacchi a infrastrutture civili».
Tale smentita è stata pubblicata quasi contemporaneamente alla notizia dell’incendio con tempi di indagine fulminei senza, peraltro, addurre la minima prova di quanto sostenuto. Siamo perciò di fronte a un ennesimo caso di guerra cognitiva dove è difficile cercare di comprendere, in tempi brevissimi, cosa sia effettivamente accaduto. Tale guerra funziona secondo certi collaudati step: 1) Notizia del fatto e immediata smentita da parte russa 2) inchieste giornalistiche che durano almeno quattro o cinque giorni al termine delle quali le dichiarazioni russe appaiono inconsistenti. 3) nel giro di una settimana la notizia è scomparsa dai radar dell’opinione pubblica, sostituita da sempre nuovi drammi e tragedie.4) il fatto non viene più ricordato e, in tal modo la negazione si può nuovamente ripetere in assenza di una memoria consolidata.
Anzitutto i fatti. È da circa un mese, dopo la brevissima tregua in occasione del 9 maggio, che gli ucraini continuano a tartassare raffinerie e linee di comunicazione russe e i russi bombardano accanitamente le principali città ucraine. Il 15 giugno, in particolare, sono stati colpiti quartieri residenziali, linee elettriche e trenta auto sono state distrutte. Vicino alla cattedrale è stato colpito il museo e la galleria d’arte Mystetsky. Lo studio cinematografico nazionale di Kyiv è stato distrutto e, con esso, la più grande collezione di costumi di scena di tutta l’Ucraina con 100mila abiti.
L’assunto per cui “Le forze armate russe non pianificano e non effettuano attacchi a infrastrutture civili” è smentito non solo da questo ultimo attacco ma da più di quattro anni di prassi consolidata, senza citare i precedenti in Afghanistan, Cecenia e Siria. Il 17 luglio 2014 venne abbattuto nei cieli del Donbass il volo MH 17 della Malaysian Airlinese e ci vollero anni per accertare le responsabilità dei separatisti filorussi. L’8 aprile 2022 un missile russo uccise più di 50 persone alla stazione di Kramatorsk e il comando russo esibì “prove inconfutabili” secondo le quali gli ucraini avevano tirato un missile su una propria città. Anche queste fake vennero smentite dopo alcuni giorni di investigazione. Nel luglio del 2024 l’ospedale pediatrico di Kyiv venne colpito da un missile KH 101 russo (con testata di 450 kg) ma ci furono eminenti analisti a dichiarare che quei danni, enormi, potevano essere stati provocati da un missile antiaereo ucraino (con testata di 28 kg).
In settembre una ventina di droni disarmati violarono lo spazio aereo polacco ma anche qui eminenti analisti ipotizzarono che fossero stati gli ucraini a fare una “false flag”. Il fatto che questi droni fossero disarmati, dotati di un doppio serbatoio, partiti tutti nello stesso giorno dalla Russia, con numeri di serie bielorussi non è servito a convincere del contrario.
Per tornare al bombardamento di Kyiv del 14 giugno bisogna esaminare come è fatto un Patriot e a cosa serve. Attualmente ci sono due famiglie di Patriot: i PAC-2 sono in grado di ingaggiare missili balistici e sono spesso dotati di testate a frammentazione, mentre i PAC-3 non solo hanno dimensioni più contenute ma si basano su una tecnologia diversa detta "hit-to-kill" che prevede di esplodere solo a diretto contatto con il bersaglio.
Il PAC 3 viene ritenuto più sicuro perché il PAC 2 satura di schegge l’area ma può non distruggere il missile limitandosi semplicemente a deviarlo. Ammettendo che i Patriot forniti all’Ucraina siano “vecchi” dobbiamo pensare a un PAC 2 con una testata di 91 kg. I danni derivanti dall’antiaerea sono ben conosciuti e si tratta principalmente di schegge che ricadono sul terreno. Nel caso il Patriot manchi il bersaglio è prevista l’autodistruzione ma, anche ammettendo che non abbia funzionato nemmeno questo comando dobbiamo ipotizzare un missile che ricada proprio sul tetto della chiesa e che esploda: un’esplosione che avrebbe crivellato di schegge le cupole che, in foto, appaiono intatte.
Poiché viene citata la smentita russa è opportuno leggere anche la fonte ucraina secondo la quale non si è trattato di un Patriot fuori uso ma di due droni Shaed. E i droni iraniani Shaed (Geran 2 nella versione russa) sono muniti di testata termobarica, composta da combustibile, perfettamente compatibile con l’incendio sviluppato.
Ma c’è un altro dato che, sinora è stato ignorato dai media e che è possibile trovare nelle imperdibili trasmissioni televisive del famigerato Vladimir Solovjov, quello che aveva insultato in italiano il premier Meloni. Già il 20 maggio, discutendo con un ospite sul destino di Kyiv, Solovjov aveva espresso il desiderio di distruggere completamente la città. E poiché l’ospite citava la cattedrale di Kyiv e il monastero delle Lavra, Solovjov ha soggiunto «Possiamo prima spianarlo del tutto?».
Il 14 giugno lo stesso Solovjov rincarava la dose invocando il carcere per tutti coloro che postavano video con gli incendi alle raffinerie russe in quanto traditori della patria, ma uno dei suoi ospiti, Dmitry Evstaiev, si spingeva ancora più oltre. Ricordando come l’Occidente e l’Ucraina possano essere ridotti alla resa solo con il terrore ha dichiarato «Abbiamo detto spesso che non facciamo guerra ai simboli ma questi obbiettivi simbolici sono a nostra disposizione. Tutti dicono "Colpiamo le Lavra di Kyiv". Perché? Perché dobbiamo causare dolore a questa gente in Kyiv, in Europa e specialmente a Londra. Devono sperimentare il dolore fisico».
Pur non avendo ancora la certezza di quanto accaduto si può ragionevolmente accertare la probabile arma del delitto e il probabile movente. Ad ognuno la responsabilità del giudizio.

