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il caso

Contratti Ue-Pfizer sui vaccini, silenzi e omissioni

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Per l’ennesima volta l’Ombudsman europeo ha chiesto che si faccia piena luce sui contratti segreti tra Ue e Pfizer e invocato la collaborazione della stampa per svelare le connivenze e opacità tra Commissione e giganti della farmacologia.

Attualità 08_12_2023

Le ombre sulla Commissione europea e sulla sua Presidente Ursula Von der Leyen su messaggi mail che portarono ai contratti tra il gigante farmacologico Pfizer e la Commissione per l’acquisto di 1,8 miliardi di dosi di vaccino COVID-19 tra il 2020 e 2021, è tutt’altro che concluso. Ancora i giorni scorsi e per l’ennesima volta l’Ombudsman europeo ha chiesto che si faccia piena luce sull’accaduto e invocato la collaborazione della stampa per svelare le connivenze e opacità tra Commissione e giganti della farmacologia.

Nell'aprile del 2021, il New York Times ha pubblicato un articolo in cui riferiva che il Presidente della Commissione e l'amministratore delegato di un'azienda farmaceutica si erano scambiati messaggi di testo relativi all'acquisto dei vaccini COVID-19. Ciò ha spinto un giornalista a richiedere l'accesso pubblico ai messaggi di testo e ad altri documenti relativi allo scambio ottenendo solo silenzio. Così già nel settembre 2021 l’Ombudsman europeo Emily O'Reilly chiedeva di fare chiarezza sullo scambio di messaggi tra la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen e l'amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla.

Il caso è ancora più scomodo alla luce dell'esperienza di Von der Leyen che da Ministro della difesa tedesco, già nel 2019, fu criticata dopo che emerse che da un cellulare, ritenuto prova chiave in uno scandalo di appalti al ministero che lei guidava, erano stati cancellati tutti i messaggi compromettenti.

Nel 2021, l’Ombudsman europeo aveva chiesto la necessaria collaborazione tra il suo team di investigatori e i funzionari della Commissione, ottenendo ben poche risposte nelle settimane successive. Nel gennaio 2022, un’ennesima interrogazione parlamentare chiedeva chiarimenti e, 8 mesi dopo, la Vice Presidente della Commissione Vera Jurova rispondeva laconicamente, riaffermando che tutti gli standard di trasparenza e correttezza erano stati rispettati dalla Commissione che, a suo dire, stava collaborando con l’Ombudsman sin dal mese di giugno. Peccato che proprio l’Ombudsman a luglio 2022 chiuse la sua indagine denunciando la cattiva amministrazione della Commissione europea.

«La risposta della Commissione ai miei rilievi non ha risposto alla domanda fondamentale se i messaggi di testo in questione esistano o meno, né ha fornito alcuna chiarezza su come la Commissione avrebbe risposto a una richiesta specifica di altri messaggi di testo», dichiarava Emily O'Reilly che concludeva dicendo la vicenda lasciava «deplorevole impressione di un'istituzione dell'UE che non è disponibile su questioni di rilevante interesse pubblico».

Il New York Times nel gennaio 2023 aveva depositato addirittura una denuncia penale alla Corte di giustizia UE contro la Commissione europea. Nell’aprile scorso poi, i tribunali del Belgio ricevevano un’altra denuncia penale contro Ursula Von Der Leyen riguardo lo scandalo degli scambi di SMS con il Ceo di Pfizer, Albert Bourla. Il denunciante stavolta era Frédéric Baldan, un lobbista belga accreditato presso le istituzioni europee. A giugno poi, la Polonia dichiarava di non aderire al nuovo accordo sul vaccino COVID-19 negoziato dall'UE per conto degli Stati membri. Secondo il Ministro della Salute polacco Adam Niedzielski, la richiesta di Pfizer di pagare anche le dosi non consegnate era «oltraggiosa» , anche perché le condizioni «negoziate dalla Commissione a nome degli Stati membri con Pfizer sono assolutamente insoddisfacenti e non aderiremo all'accordo».

Sarà solo una coincidenza ma, dalla scorsa primavera, l’impegno della Commissione europea per favorire la vittoria di altre forze politiche e un cambio di governo in Polonia, è stato assiduo e significativo. Lo scorso 29 novembre, altra inquietante circostanza, Michèle Rivasi, l'europarlamentare dei Verdi che dal 2020 aveva sollecitato continuamente le istituzioni a pubblicare gli scambi di sms tra il Presidente della Commissione europea e l'amministratore delegato di Pfizer, criticato sia l’istituzione del “Certificato vaccinale europeo sul Covid 19” e la vaccinazione obbligatoria sostenuta dalle istituzioni comunitarie, è morta all'età di 70 anni per un attacco cardiaco, proprio a Bruxelles.

Il giorno precedente 28 novembre, alla Commissione Libertà civili (LIBE) del Parlamento l’Ombudsman europeo O’Reilly, in audizione, aveva invitato i parlamentari ad unirsi nella lotta alla corruzione e presentato una relazione sulla trasparenza, dalla quale emergeva che la Commissione europea nell'85% dei casi risponde lacunosamente e con «ritardi sistemici» alle richieste di chiarimenti e documentazione. L’ultimo appello della O’Reilly è alla stampa e ai mass media europei, sinora votati a silenzio, che son stati invitati ad incalzare e chiedere trasparenza alla Commissione sulla scandalosa gestione dell’affaire Pfizer.

È sulla trasparenza, oltre che sui valori giudaico-cristiani e il reale rispetto della sussidiarietà ed identità che si gioca la vera sfida politica anche per le alleanze in Europa. Trasparenza su tutto, a partire dalle case farmaceutiche per arrivare alle lobbies filantropiche dedite ai diritti in-civili. Il resto è…fuffa.